NEOM: la riflessione dei limiti delle ambizioni della vision 2030 dell’Arabia Saudita

NEOM: la riflessione dei limiti delle ambizioni della vision 2030 dell’Arabia Saudita

24 Agosto 2026 0

NEOM tra trasformazione economica, ambizione globale e vincoli strutturali di un progetto geopolitico

Quando nel 2017 l’Arabia Saudita annunciò il progetto NEOM, il mondo assistette alla presentazione di uno dei più ambiziosi programmi di trasformazione economica, urbana e tecnologica del XXI secolo. Inserito nel quadro strategico della Vision 2030, promosso dal principe ereditario Mohammed bin Salman, NEOM è stato concepito come il simbolo della volontà saudita di superare progressivamente la dipendenza storica dagli idrocarburi e di costruire un nuovo modello di sviluppo fondato sull’innovazione, sulla tecnologia, sull’energia rinnovabile e sull’attrazione degli investimenti internazionali. Il progetto, associato sin dall’origine a una dimensione finanziaria superiore ai 500 miliardi di dollari, si estende su circa 26.500 chilometri quadrati nella regione nord-occidentale del Regno, lungo il Mar Rosso.

Tuttavia, gli sviluppi registrati tra il 2024 e il 2026 impongono di distinguere più nettamente la potenza della narrazione strategica dalla sostenibilità materiale del progetto. NEOM è entrato in una fase di razionalizzazione, nella quale tempistiche, priorità e allocazione delle risorse vengono progressivamente riconsiderate. Già nel 2024, le aspettative relative a The Line per il 2030 erano state ridimensionate: rispetto all’obiettivo precedentemente evocato di 1,5 milioni di residenti, le stime riportate indicavano meno di 300.000 abitanti entro la fine del decennio.

Al di là della forza simbolica del progetto, NEOM solleva quindi interrogativi fondamentali sulla sostenibilità economica, sulla capacità di trasformare una visione strategica in realtà produttiva e sulla natura stessa della potenza nel XXI secolo. La questione centrale non riguarda semplicemente la costruzione di una città futuristica, ma la capacità dell’Arabia Saudita di trasformare la propria ricchezza energetica in un ecosistema economico competitivo, innovativo e progressivamente meno dipendente dalla rendita petrolifera.

NEOM rappresenta così una contraddizione strategica: da un lato incarna l’ambizione di una potenza regionale che vuole assumere un ruolo centrale nelle nuove dinamiche economiche globali; dall’altro evidenzia le difficoltà insite nei grandi progetti infrastrutturali quando l’ambizione politica procede più rapidamente delle condizioni economiche, tecnologiche e sociali necessarie alla loro piena realizzazione.

Infografica NeomNEOM e la trasformazione del modello economico saudita

La logica alla base di NEOM deve essere analizzata alla luce delle profonde trasformazioni che interessano l’economia internazionale. Per decenni, il modello saudita è stato fondato sulla centralità del petrolio, che ha garantito al Regno una capacità finanziaria straordinaria e un’influenza diplomatica significativa. Tuttavia, l’accelerazione della transizione energetica, la volatilità dei mercati petroliferi e la crescente competizione tecnologica hanno reso necessaria una strategia di diversificazione economica.

I dati mostrano che questa trasformazione non è puramente retorica. Nel 2024 il PIL reale non petrolifero saudita è cresciuto del 4,5%, mentre quello petrolifero si è contratto del 4,4%, contribuendo a limitare la crescita complessiva al 2%. Il Fondo Monetario Internazionale ha successivamente previsto una crescita delle attività non petrolifere del 3,4% nel 2025 e del 3,5% nel 2026. Questi risultati dimostrano l’esistenza di una diversificazione effettiva, ma mostrano contemporaneamente quanto l’equilibrio macroeconomico continui a essere influenzato dalla congiuntura energetica.

Vision 2030 nasce proprio da questa vulnerabilità strutturale: ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e creare nuovi settori capaci di generare crescita, occupazione e attrattività internazionale. NEOM costituisce il progetto più emblematico di questa trasformazione, poiché concentra diversi obiettivi strategici: intelligenza artificiale, energia rinnovabile, idrogeno verde, turismo internazionale, industria avanzata e nuove piattaforme logistiche.

The Line sintetizza questa ambizione. Presentata come una città lineare intelligente, senza automobili e alimentata da energie rinnovabili, dovrebbe rappresentare un paradigma urbano alternativo fondato sull’efficienza energetica, sulla digitalizzazione e sull’integrazione tecnologica. Eppure, proprio la revisione della sua scala costituisce uno degli indicatori più significativi della distanza tra progettazione strategica e capacità esecutiva.

La costruzione di un’economia innovativa, infatti, non dipende esclusivamente dalla creazione di infrastrutture avanzate. La competitività di un Paese nel XXI secolo si fonda sulla qualità del capitale umano, sulla ricerca scientifica, sulla capacità imprenditoriale, sull’efficienza istituzionale e sull’esistenza di ecosistemi capaci di generare innovazione autonoma. La principale sfida per NEOM non consiste dunque nel costruire edifici futuristici, ma nel creare una comunità economica realmente produttiva.

Il dilemma finanziario: tra investimento strategico e sostenibilità economica

Il principale limite strutturale di NEOM riguarda il suo modello finanziario. La trasformazione economica saudita richiede investimenti enormi, ma la dimensione stessa del progetto genera interrogativi sulla sostenibilità nel lungo periodo.

Il PIF dispone certamente di una capacità finanziaria eccezionale. Alla fine del 2024 i suoi asset under management avevano raggiunto circa 913 miliardi di dollari, con una crescita annua del 19%. Nello stesso anno il fondo ha investito circa 56,8 miliardi di dollari nei settori prioritari, portando a oltre 171 miliardi gli investimenti cumulativi realizzati dal 2021. Tra il 2021 e il 2024, il PIF stima inoltre un contributo cumulativo di circa 243 miliardi di dollari al PIL reale non petrolifero saudita.

Ma proprio questi numeri evidenziano il problema di fondo: NEOM compete per capitale con una molteplicità crescente di priorità strategiche saudite. Il Regno deve simultaneamente finanziare infrastrutture, turismo, industria, digitalizzazione, intelligenza artificiale, logistica e grandi eventi internazionali. In questo contesto, il costo-opportunità del capitale diventa una variabile geopolitica oltre che economica.

Nel novembre 2024, l’uscita del CEO storico di NEOM, Nadhmi al-Nasr, e la nomina ad interim di Aiman al-Mudaifer sono intervenute mentre Riyadh procedeva a una più ampia revisione dei propri megaprogetti e delle priorità d’investimento. Parallelamente, la realizzazione di The Line è stata concentrata nel breve termine su una porzione molto più limitata rispetto alla visione originaria.

La tensione fondamentale diventa quindi evidente: NEOM dovrebbe contribuire alla riduzione della dipendenza dalla rendita petrolifera, ma necessita di un livello di finanziamento pubblico reso possibile, direttamente o indirettamente, proprio dalla capacità finanziaria costruita attraverso gli idrocarburi. La diversificazione viene così finanziata dalla risorsa dalla quale si intende progressivamente emancipare l’economia.

La situazione macroeconomica rafforza questa contraddizione. Il saldo delle partite correnti saudite è passato da un surplus del 2,9% del PIL nel 2023 a un deficit dello 0,5% nel 2024, mentre il deficit fiscale ha raggiunto il 2,5% del PIL. Per il 2026, il bilancio saudita prevede inoltre un deficit di circa 165 miliardi di riyal, equivalente a circa 44 miliardi di dollari e al 3,3% del PIL.

La vera misura del successo di NEOM non sarà quindi rappresentata dalla spettacolarità delle sue infrastrutture, ma dalla capacità di attrarre imprese, talenti, investimenti privati e attività produttive capaci, nel tempo, di ridurre la necessità di un sostegno finanziario pubblico permanente.

NEOM come strumento di influenza diplomatica ed economica

Oltre alla dimensione economica, NEOM possiede una funzione geopolitica evidente. Il progetto costituisce uno strumento di trasformazione dell’immagine internazionale dell’Arabia Saudita, con l’obiettivo di presentare il Regno non soltanto come una grande potenza energetica, ma come un attore capace di influenzare i settori strategici del futuro.

La diplomazia economica saudita utilizza NEOM come elemento di attrazione per investitori, imprese tecnologiche e partner internazionali. Il progetto rappresenta una forma di “soft power infrastrutturale”: attraverso la costruzione di nuovi spazi economici, Riyadh cerca di rafforzare la propria centralità nelle reti globali degli investimenti, della tecnologia, della logistica e dell’energia.

La posizione geografica di NEOM rafforza ulteriormente questa dimensione. Situato sulla costa del Mar Rosso, in uno spazio di connessione tra Asia, Africa ed Europa, il progetto mira a inserirsi nei nuovi corridoi commerciali internazionali e nelle trasformazioni delle catene globali di approvvigionamento.

L’idrogeno verde rappresenta probabilmente uno degli esempi più concreti della possibile conversione di NEOM da progetto urbano simbolico a piattaforma produttiva. Il NEOM Green Hydrogen Project, del valore di circa 8,5 miliardi di dollari, integra circa 4 GW di capacità solare ed eolica e dovrebbe produrre, una volta operativa, fino a 600 tonnellate di idrogeno verde al giorno e 1,2 milioni di tonnellate di ammoniaca verde all’anno. All’inizio del 2025, il progetto risultava completato per circa l’80%, con disponibilità del primo prodotto prevista nel 2027.

Questa componente dimostra che sarebbe riduttivo interpretare NEOM esclusivamente attraverso The Line. La questione strategica consiste nel determinare quali componenti possano effettivamente generare vantaggi comparativi per l’economia saudita. Energia verde, industria e logistica potrebbero rivelarsi economicamente più strutturanti delle componenti urbane più spettacolari.

I limiti geopolitici e strategici di un progetto globale

Se NEOM rappresenta un tentativo di ridefinire il ruolo dell’Arabia Saudita nell’economia mondiale, il progetto deve tuttavia confrontarsi con un ambiente internazionale caratterizzato da crescente competizione tra potenze, frammentazione geoeconomica e ridefinizione delle priorità degli investitori.

L’ambizione saudita consiste nel passare da una posizione tradizionalmente fondata sulla centralità energetica a una nuova forma di influenza basata sulla capacità di connettere capitali, infrastrutture, tecnologia e mercati. NEOM è dunque concepito come un nodo strategico all’interno di una visione più ampia: trasformare il Regno in un attore centrale dei nuovi flussi economici globali.

Tuttavia, la costruzione di una piattaforma globale richiede condizioni che vanno oltre la disponibilità finanziaria. Università competitive, capacità scientifiche, attrattività per ricercatori e talenti internazionali, protezione degli investimenti, prevedibilità regolatoria e integrazione con le reti mondiali dell’innovazione costituiscono fattori altrettanto decisivi del capitale finanziario.

Gli sviluppi del 2025 e del 2026 hanno inoltre reso più evidente il peso della vulnerabilità geopolitica. Nel giugno 2026, il FMI ha sottolineato che le tensioni regionali avevano già inciso sulla fiducia e sull’attività non petrolifera saudita, pur riconoscendo la resilienza dell’economia e delle infrastrutture logistiche del Regno. L’istituzione ha parallelamente indicato la razionalizzazione della spesa come uno degli strumenti necessari per preservare gli equilibri macroeconomici.

La collocazione sul Mar Rosso rappresenta pertanto contemporaneamente un vantaggio e una vulnerabilità. La prossimità alle grandi rotte marittime aumenta il valore geoeconomico di NEOM, ma espone il progetto alle conseguenze delle tensioni regionali, delle perturbazioni delle catene logistiche e delle variazioni del rischio percepito dagli investitori internazionali.

La dimensione sociale: il capitale umano come vera sfida della trasformazione

Una delle principali questioni relative a NEOM riguarda il rapporto tra infrastrutture e trasformazione sociale. La Vision 2030 non può essere valutata esclusivamente attraverso indicatori finanziari o architettonici: il suo successo dipenderà soprattutto dalla capacità di generare una nuova economia basata sulle competenze, sulla produttività e sull’inclusione.

Su questo terreno, alcuni cambiamenti sono già misurabili. Nel 2024 la partecipazione femminile alla forza lavoro saudita aveva raggiunto livelli nettamente superiori al 22,8% registrato nel 2016, inducendo le autorità a innalzare al 40% l’obiettivo per il 2030. Questi progressi indicano che la trasformazione saudita non riguarda esclusivamente gli investimenti fisici, ma anche la struttura del mercato del lavoro. (Saudi Vision 2030)

Rimane tuttavia una questione qualitativamente più complessa: la capacità di produrre internamente le competenze necessarie alla nuova economia. NEOM dovrebbe attirare ingegneri, ricercatori, specialisti dell’intelligenza artificiale, esperti energetici e professionisti altamente qualificati provenienti da tutto il mondo. Ma un’economia dell’innovazione non può basarsi permanentemente sull’importazione di capitale umano.

Il problema riguarda quindi l’articolazione tra NEOM e il sistema educativo nazionale. Università, formazione professionale, ricerca applicata e trasferimento tecnologico dovranno essere capaci di alimentare gli ecosistemi creati dagli investimenti pubblici. In caso contrario, potrebbe emergere una struttura duale nella quale infrastrutture tecnologicamente avanzate dipendono ancora in misura rilevante da competenze esterne.

Da questo punto di vista, NEOM rappresenta meno una soluzione già definita che una grande sfida istituzionale. Il futuro della Vision 2030 dipenderà meno dalla capacità di costruire una città del futuro e maggiormente dalla capacità di costruire una società economicamente e scientificamente preparata per il futuro.

Le questioni ambientali e la contraddizione della città del futuro

Un ulteriore elemento critico riguarda la dimensione ambientale. NEOM è stato presentato come un progetto fondato sulla sostenibilità, sulle energie rinnovabili e sull’efficienza tecnologica. L’ambizione dichiarata è quella di creare un ecosistema urbano a basse emissioni e di integrare produzione energetica rinnovabile, idrogeno verde e nuove tecnologie ambientali.

Il progetto dell’idrogeno verde offre, in questo senso, una dimensione concreta: secondo i promotori, l’impianto potrebbe evitare circa cinque milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ all’anno una volta pienamente operativo (Acwa Power). Tuttavia, questo risultato potenziale non elimina il problema dell’impronta ambientale complessiva di una trasformazione territoriale di tale scala.

La costruzione di una megacittà in ambiente desertico implica enormi quantità di materiali, energia, acqua e infrastrutture. La sostenibilità non può quindi essere misurata soltanto attraverso il funzionamento futuro degli edifici o la quota di energia rinnovabile utilizzata. Deve incorporare l’intero ciclo di vita del progetto: produzione di cemento e acciaio, movimentazione dei materiali, desalinizzazione dell’acqua, trasformazione degli ecosistemi e manutenzione di infrastrutture costruite in condizioni climatiche estreme.

È precisamente qui che emerge una delle contraddizioni più significative di NEOM: l’idea di costruire una città ecologicamente rivoluzionaria attraverso uno dei più vasti processi di costruzione ex novo mai concepiti. La sostenibilità tecnologica promessa dovrà quindi essere confrontata con la sostenibilità materiale effettiva.

In definitiva, NEOM non deve essere giudicato soltanto per ciò che promette di costruire, ma per ciò che riuscirà effettivamente a trasformare. I dati del 2024-2026 mostrano un’Arabia Saudita che sta realmente diversificando parte della propria economia, ma anche un Paese costretto a confrontarsi con vincoli fiscali, costi crescenti, priorità concorrenti e una persistente esposizione alla congiuntura petrolifera.

Il ridimensionamento o la dilazione di alcune ambizioni non rappresentano necessariamente il fallimento della Vision 2030. Possono, al contrario, indicare il passaggio da una fase dominata dalla proiezione strategica a una fase nella quale redditività, selezione degli investimenti e sostenibilità finanziaria diventano criteri più stringenti. Ma proprio questa evoluzione modifica il significato politico di NEOM: da simbolo apparentemente illimitato della capacità trasformativa dello Stato saudita, il progetto diventa un laboratorio dei limiti della pianificazione economica fondata sui megaprogetti.

La vera misura del successo di NEOM non sarà dunque la lunghezza finale di The Line né la spettacolarità delle sue architetture. Sarà la capacità di produrre capitale umano, imprese competitive, innovazione, esportazioni non petrolifere, investimenti privati e vantaggi tecnologici durevoli. In questa prospettiva, NEOM costituisce forse il test più ambizioso della Vision 2030: verificare se la potenza finanziaria accumulata attraverso il petrolio possa essere convertita, prima che i vincoli economici e geopolitici diventino più stringenti, in una nuova forma di potenza produttiva, tecnologica e globale.

Yassine El Yattioui
ElYattioui

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