Le mani dei Fratelli Musulmani sulla Francia
Il peggior incubo di Houellebecq è tra le mani del ministro degli interni Bruno Retailleau. Un rapporto riservato di 73 pagine, commissionato da ben tre ministri, e rivelato in esclusiva da Le Figaro, svela dettagli inquietanti sull’estensione e l’influenza dei Fratelli Musulmani in Francia. La nota, intitolata «I Fratelli Musulmani e l’islamismo politico in Francia», descrive una rete intricata e capillare pronta a imporre discretamente e progressivamente la sharia, minando dall’interno il tessuto repubblicano francese.
Secondo il dossier, prodotto dopo un’indagine durata un anno e numerosi viaggi in Francia ed Europa, una rete tentacolare di 280 associazioni sarebbero collegate ai Fratelli Musulmani, molte delle quali operano nei settori della carità, dell’istruzione e della finanza islamica. Al centro della rete si trova la federazione Musulmans de France (già nota come UOIF), considerata dagli investigatori la principale emanazione del movimento in Francia Il documento elenca 139 moschee affiliate ufficialmente e altre 68 vicine al movimento, frequentate ogni venerdì da circa 91.000 fedeli. Nonostante Musulmans de France dichiari ufficialmente solo 53 associazioni affiliate, il rapporto rivela l’esistenza di una struttura ben più ampia, con un nucleo duro che varia tra le 400 e le 1000 persone impegnate direttamente nell’organizzazione.
Sotto la lente di Retailleau è finito uno dei principali strumenti strategici dei Fratelli Musulmani in Francia: l’istruzione privata musulmana. Sono 21 gli istituti scolastici individuati come direttamente o indirettamente legati al movimento, con 4200 studenti attualmente iscritti. Il liceo Averroès di Lille, istituzione simbolo di questa strategia di conquista, è stato gia’ al centro di scandali per finanziamenti illeciti provenienti da Qatar e Kuwait, oltre a diffondere contenuti estremisti contrari ai valori repubblicani che hanno scatenato interventi, anche politici, ad alto livello.
La Predicazione islamista 2.0

L’attività propagandistica non si limita più alle moschee e alle scuole coraniche (ben 815 censite in tutta la Francia). L’inchiesta del Figaro mostra come i Fratelli Musulmani abbiano adattato la loro strategia all’era digitale. Influencer islamisti sfruttano i social come TikTok, Instagram e YouTube per diffondere messaggi radicali a un vasto pubblico di giovani francofoni. Fra gli influencer citati, spicca Marwan Muhammad, ex direttore del Collettivo contro l’islamofobia in Francia, attualmente in esilio in Canada Ma non c’è solo la strategia digitale. Il documento descrive la creazione sistematica di “ecosistemi” che regolano la vita quotidiana dei musulmani nei quartieri più poveri e islamizzati. Questi ecosistemi, spesso guidati da militanti esperti, influenzano ogni aspetto della vita sociale, dall’istruzione alla sanità, dallo sport all’impiego, fino ai matrimoni e al commercio halal. Il rapporto evidenzia come tali ecosistemi stiano prosperando soprattutto nelle regioni Rhône-Alpes, Nord, Île-de-France e Provenza.
E c’è poi il livello superiore, le istituzioni europee. Secondo il documento i Fratelli Musulmani puntano sempre più sull’Europa, sfruttando istituzioni come il Consiglio dei Musulmani Europei (CEM) e il Forum delle Organizzazioni Europee della Gioventù Musulmana (FEMYSO) per influenzare politiche comunitarie e accedere a finanziamenti pubblici. Belgio, Germania e Austria emergono come veri e propri centri operativi, mentre crescono le preoccupazioni per un’espansione nei Balcani, sfruttando programmi europei come Erasmus+.
Quello che emerge dal documento è inoltre l’incapacità cronica delle autorità francesi di affrontare efficacemente la minaccia della Fratellanza. Una miopia da attribuire probabilmente al carattere meno visibile, discreto e rassicurante dell’islamismo politico rispetto al terrorismo aperto, e alla doppia strategia dei Fratelli Musulmani: ufficialità rispettabile da un lato, struttura segreta e strategia a lungo termine dall’altro. Ma c’è anche una strategia economica più sottile, spiegata in passato mirabilmente dal giornalista del Figaro Georges Malbrunot, ovvero la lottizzazione e l’acquisto di pezzi di Francia (Il Louvre, la Sorbona, I magazzini Lafayette) con i petrodollari. Sono questi ingenti capitali che preparano il terreno per la conquista della Fratellanza.

Giornalista professionista ed autore. Dopo la laurea in filosofia all’Università di Napoli ed un Master in filosofia alla Sorbona di Parigi lavora per l’agenzia nazionale ANSA, al desk di ANSAmed. Ha collaborato per ResetDoc e Gruppo Espresso. Da Parigi scrive per Strumenti Politici, Micromega, Linkiesta, Pagina99, The Post Internazionale, Atlantico, Valigia Blu, Focus On Africa, Imbavagliati.it, Articolo 21. Nel 2012 ha pubblicato un libro sulla censura in Turchia dal titolo « Sansür: Censura. Giornalismo in Turchia » (Bianca&Volta) che nel 2015 s’aggiudica un premio al Concorso Internazionale Giornalisti del Mediterraneo di Otranto. Nel 2016 per il suo libro « Medin. Trenta Storie del Mediterraneo » (Rogiosi), s’aggiudica il Premio di Letteratura Mediterranea Costa d’Amalfi Libri 2016. Dal 2016 coordina con la giornalista Désirée Klein il Festival Internazionale di Giornalismo Civile “Imbavagliati” al PAN di Napoli. Oggi lavora a Parigi presso l’agenzia stampa Kantar per conto della Commissione Europea, la NATO ed il ministero degli interni francese.


