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La Nord Corea riconosce le Repubbliche di Donetsk e Lugansk: reazioni dall’Ucraina

Il giorno 13 luglio la Corea del Nord ha formalmente riconosciuto sia la Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) che quella di Lugansk (LNR). Se si escludono i due Stati a riconoscimento limitato quali l’Abcasia e l’Ossezia del Sud, con la Nord Corea salgono a tre i Paesi che ammettono la sovranità delle due Repubbliche, legittimate prima dalla Federazione Russa a febbraio, alla vigilia dell’operazione speciale, e poi a giugno dalla Siria. Inoltre la Corea del Nord è insieme alla Russia il secondo dei nove Paesi del “club nucleare” ad aver compiuto questo gesto di carattere diplomatico. Il ministro degli Esteri nordcoreano Choe Son Hui ha inviato una lettera ufficiale ai suoi omologhi delle Repubbliche con cui stabilisce come valida la loro indipendenza, mentre l’ambasciatore norcoreano a Mosca Sin Hong-chol ha consegnato un diploma ufficiale all’emissario della DNR Olga Makeyeva.

Dal Ministero degli Esteri ucraino hanno immediatamente comunicato la rottura delle relazioni diplomatiche con il Paese asiatico. La decisione coreana viene definita come un tentativo di Pyongyang di indebolire la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina e come una seria violazione della Costituzione ucraina, dello Statuto delle Nazioni Unite e delle norme e dei principi fondamentali del diritto internazionale. Il presidente Volodymyr Zelensky ha reagito sottolineando la “crudele ironia” della tempistica del riconoscimento coreano: l’ex attore comico, infatti, aveva appena partecipato (in formato online) ai lavori della Asian Leadership conference, tenutasi proprio nella capitale sudcoreana Seul. Si tratta di un convegno annuale che si concentra su tematiche relative sia al continente asiatico che al resto del mondo, e che attira relatori da diversi Paesi – quest’anno come “key speaker sono stati invitati personaggi della scena pubblica statunitense, fra cui il vicepresidente di Trump Mike Pence e l’ex first lady Michelle Obama. A proposito della decisione nordcoreana, Zelensky ha detto che la notizia non richiede ulteriori commenti e che il suo governo risponderà in maniera molto forte a tutti i livelli. Ma a Kiev c’è anche chi ha minimizzato: ad esempio Olexander Scherba, per sette anni ambasciatore ucraino in Austria, che si è detto sorpreso dell’interruzione delle relazioni diplomatiche con Pyongyang, perché in un quarto di secolo di carriera non si era “mai reso conto che esistessero”.

Perché questa mossa di Kim Jong-un proprio adesso? Si tratta soltanto di risibile propaganda, come alcuni suggeriscono, oppure c’è dell’altro? Bisogna anzitutto sottolineare come l’apertura di rapporti ufficiali fra due Paesi consenta di passare a una collaborazione pratica in diversi ambiti. Nel lungo periodo, Pyongyang potrebbe ad esempio contare di ottenere degli appalti per la ricostruzione del Donbass. Ma vi devono essere altre ragioni nel breve periodo, perché una tale prospettiva per adesso è ovviamente ancora incerta e lontana, anche se in effetti il leader della DNR Denis Pushilin ha espresso la speranza di una “fruttuosa cooperazione” e di un aumento degli scambi con la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC). E come riporta l’agenzia Reuters, i cittadini delle Repubbliche hanno accolto positivamente questa notizia, ritenendo che il ricoscimento di un altro Paese, non importa se remoto e isolato come lo è la Nord Corea, sia un’opportunità per essere maggiormente visibili e considerati sulla scena mondiale, oltre che un ostacolo a Kiev per la riconquista dei territori persi. In secondo luogo, grazie alle relazioni diplomatiche un Paese può legalmente chiedere a un altro un aiuto di carattere militare, che come sappiamo è un’istanza particolarmente attuale in questo momento storico. Al riguardo c’è da dire che la Corea ha un esercito fra i più numerosi e attrezzati del mondo, ma questo certamente non significa che domani Kim Jong-un invierà nel Donbass centinaia di unità. Tuttavia la possibilità di una cooperazione militare rimane sullo sfondo come possibile opzione, da implementare in qualche modo.

Oggi la Corea del Nord e la Russia sono accomunate dal fatto di essere oggetto di sanzioni occidentali. Fra i due Paesi sussiste già una cooperazione economica e commerciale che non aveva sicuramente bisogno di essere migliorata tramite la forte mossa politica del riconoscimento della DNR e della LNR. Anzi, non necessariamente Pyongyang ha reso un servizio a Mosca. Come infatti ha ipotizzato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, ora la Russia arriverà presto allo stesso livello di isolamento della Corea del Nord. Dunque non è per sostegno a Mosca che Pyongyang ha deciso di fare un passo così amichevole e lungo in direzione dell’Europa: è più probabile invece che il passo sia di carattere ostile e sia direzionato dalla parte opposta, cioè verso gli Stati Uniti. Sulla scena politica mondiale, l’avversario di Pyongyang è infatti Washington. Come regolarmente avviene, la Nord Corea effettua azioni plateali e pericolose, ad esempio i test missilistici, per costringere gli USA a dialogare su determinati punti o a fare delle concessioni. La mossa odierna non costituisce un’eccezione rispetto a questo schema visto diverse volte negli ultimi due decenni, considerato poi l’acuirsi della tensione nel teatro del Pacifico e in particolare intorno a Taiwan. Proprio nella sua prima conferenza stampa ufficiale dopo l’insediamento da presidente, Joe Biden aveva detto che la Corea del Nord è la “questione prioritaria” della politica estera americana. Questa dichiarazione arrivava in risposta ai test di missili balistici e a corto raggio effettuati da Pyongyang e non si discostava da quanto a suo tempo dichiaravano Donald Trump e Obama. Nel 2018 però, Trump ha infine stretto la mano a Kim nel summit di Singapore, primo incontro assoluto per un presidente americano e un capo di Stato nordcoreano. Oggi Washington potrebbe reagire al gesto nordcoreano in maniera rapida e positiva, perché a Biden sicuramente non servono altre difficoltà nel Pacifico nè un altro smacco negli affari esteri, con le elezioni di midtermche si avvicinano e le gaffe ai limiti del delirio che si moltiplicano.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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