La Grecia chiede alla UE più rigore nei controlli all’arrivo dei migranti
La Grecia è uno dei Paesi col maggior afflusso di migranti di tutta l’Unione Europea, in particolare dal Medio Oriente. Nel 2024 è aumentato il numero degli arrivi via mare, ma anche il numero dei respingimenti da parte delle autorità di Atene. Oggi il governo greco chiede a Bruxelles più rigore e più fondi in questo ambito.
Le parole del ministro
La scorsa settimana il ministro della Migrazione e dell’Asilo Nikos Panagiotopoulos ha illustrato la situazione alla tivù nazionale. Ha esposto la richiesta di avere maggiori aiuti finanziari dalla UE per rafforzare il muro che costituisce la frontiera con la parte europea della Turchia. Il motivo è che la migrazione si è evoluta da questione anzitutto umanitaria a un’istanza fondamentale relativa alla sicurezza. Ha aggiunto che nel 2025 la UE prenderà in merito misure più stringenti. Aumenteranno così i rimpatri, senza però imitare le misure adottate dall’amministrazione Trump, che ha inviato i soldati al confine col Messico e ha diminuito molto la possibilità di asilo. Nel 2024 la Grecia ha accolto 60mila clandestini, quasi il 50% più dei precedenti 18 mesi negli arrivi via mare. Tuttavia la Frontex, agenzia UE che gestisce i confini, parla di un minimo toccato rispetto al 2021, quando il Covid aveva già ridotto i flussi.
La condanna della Corte di Strasburgo
A gennaio la Corte europea per i diritti umani ha ritenuto Atene colpevole di “respingimenti sistematici” contro i richiedenti asilo. La causa era partita nel 2019 con il caso di una donna rimandata in Turchia, dove era stata incarcerata con l’accusa di essere membro di un’organizzazione terroristica. La Grecia l’aveva espulsa nonostante i diversi tentativi di ottenere protezione. Strasburgo ha stabilito per lei un risarcimento di 20mila euro perché Atene avrebbe effettuato la sua deportazione in maniera illegittima. Esultano le organizzazioni che si occupano dei rifugiati, per le quali la decisione potrebbe fungere da precedente per le altre numerose cause pendenti. Le autorità greche negano recisamente ogni addebito, sostenendo di seguire una politica migratoria “severa, ma giusta”. I funzionari del governo di Atene sentiti a Strasburgo hanno affermato che tale pratica è conforme al diritto internazionale e hanno messo in dubbio l’autenticità delle prove presentate dall’accusa.
La visita del Commissario UE
Dopo il responso della Corte, il commissario europeo per gli Affari interni e le Migrazioni Magnus Brunner si è recato in visita ad Atene. La sua posizione appare vicina a quella del governo greco. Al premier Kyriakos Mitsotakis ha infatti detto che il tema dei rimpatri è qualcosa che dovremo risolvere definitivamente e che per Bruxelles costituisce una priorità. L’attenzione sembra infatti essersi spostata dall’aumento della capacità europea di accoglienza al potenziamento della modalità di espulsione e di rimpatrio. Il primo ministro greco ha ribadito che la Grecia è un Paese che si trova in prima linea nella crisi migratoria già da molti, molti anni. Nei prossimi mesi si attende l’implementazione del nuovo piano UE per risistemazione dei clandestini in centri di raccolta per la successiva deportazione.

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