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La Colombia esportatrice di carbone e petrolio alla prova dell’ambientalismo

La Colombia è il maggiore produttore di petrolio del Sudamerica e il secondo per produzione di carbone. Tuttavia destina la gran parte dei suoi volumi all’esportazione, mentre come fonte primaria di energia utilizza l’idroelettrico. Quest’anno la sua capacità idroelettrica è aumentata ancora, con il recente completamento di quattro centrali, la più grande delle quali è La Chorrera. Non solo: da aprile è iniziata ad arrivare corrente anche da tre impianti fotovoltaici, GR Parque Solar Tucanes, Solar Levapan e Colombina del Cauca. L’azienda energetica Celsia intanto ha ottenuto una linea di credito da 140 milioni di dollari dalla Società finanziaria internazionale (IFC), agenzia del gruppo della Banca Mondiale, per espandere i suoi impianti di energie rinnovabili.

La Colombia quindi è un Paese in via di transizione, con un trasporto pubblico operato da un vasto parco macchine elettrico e un notevole numero di auto elettriche private. Nella sua campagna, il vincitore delle elezioni presidenziali Gustavo Petro ha puntato molto sulla difesa dell’ambiente e sul passaggio all’energia green, e ha annunciato l’intenzione di mettere fine all’estrazione di carbone e petrolio. Il presidente uscente Iván Duque aveva in programma di ridurre le emissioni di gas serra del 51% entro il 2030 e ha quindi definito un “suicidio” le idee di Petro, molto più radicali delle sue. Duque rimarrà ufficialmente in carica fino al 7 agosto e vuole cercare di ottenere il maggior numero possibile di risultati secondo il suo programma. Ad esempio, farà sì che entro la fine del decennio il 30% del territorio colombiano venga dichiarato area protetta. Al tempo stesso sta firmando contratti a lungo termine per l’esportazione di carbone e petrolio. Petro ha dichiarato che non toccherà i contratti in essere relativi alla ricerca mineraria e all’esplorazione petrolifera, ma farà terminare quelli nuovi: ma secondo Duque è come “spararsi sui piedi”.

La vice presidente di Petro sarà Francia Márquez, prima donna di colore a ricoprire questa carica. Per la sua lotta contro l’estrazione aurifera illegale nel 2018 ha vinto quello che è considerato il “premio Nobel” dell’ambientalismo, il Goldman Environmental Prize. In Colombia gli ambientalisti sono oggetto di crimini (incluso l’omicidio) più che altrove, dunque oggi sperano che la situazione per loro migliori con l’avvento della Márquez, la quale ha subito attentati con pistole ed esplosivi. Il programma che ha in mente include anche istanze sociali come i sussidi alle madri single e l’accesso al lavoro e al reddito per tutti i cittadini. Ha dichiarato che con la vittoria di Petro i tanti “nessuno” che vivono nel Paese avranno finalmente una voce, e che è arrivato il momento della giustizia razziale, di genere ed ecologica. E la parte più ambiziosa è appunto quella che riguarda la transizione verde, difficile da realizzare soprattutto perché il mandato presidenziale dura solo quattro anni e senza la possibilità di rielezione. In caso di successo, comunque, la Colombia diventerebbe il più grande produttore di combustibili fossili ad abbandonare questa fonte di energia e di introiti per passare alle sorgenti rinnovabili.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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