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In Libia occhi puntati su Misurata, si cerca la quadra tra i due premier

Due premier, un solo scettro. Dopo che le Nazioni Unite si sono defilate dal decidere e commentare a chi spetti la legittimità tra Abdel Hamid Al-Dabeibah, capo dell’attuale Governo di unità nazionale, e Fathi Bashagha, nominato la scorsa settimana dalla Camera dei Rappresentanti (HoR) per spodestare un esecutivo ritenuto scaduto il 24 dicembre, data in cui si sarebbero dovute tenere le elezioni presidenziali e legislative, spetta ora ai libici trovare un compromesso. Le dichiarazioni dei leader dei gruppi armati fanno acqua da tutte le parti e né Dabeibah, né Bashagha, sembrano avere un sostegno tale da sopraffare l’altro. Nel fine settimana, la consigliera speciale del Segretario Generale, Stephanie Williams, ha incontrato entrambi i leader di Misurata, ribadendo l’importanza di mantenere la calma nell’interesse della stabilità del popolo libico e la necessità di andare avanti in modo inclusivo, trasparente e consensuale. L’Onu, dunque, attende che siano gli stessi libici a guidare il processo politico e il ruolo dell’organizzazione risulta stagnante dopo il fallimento delle elezioni.  Se a Tripoli sembra tirare una brutta aria per via della congestione militare di gruppi armati che vanno e vengono per leggere le proprie dichiarazioni, a Misurata si intensificano i colloqui alla ricerca di una soluzione consensuale tra i due premier. Domenica sera, Bashagha, ex ministro degli Interni nel Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha incontrato il Consiglio dei notabili e degli anziani della città. Una fonte ben informata ha detto a Strumenti Politici che “gli sceicchi hanno dato luce verde al Primo Ministro designato per formare un Governo inclusivo che non escluda nessun partito, tra sud, est ed ovest della Libia. In cambio, i notabili avrebbero accettato di parlare con Dabeibah ed in particolare con lo sceicco Ali, affinché accetti di trasferire i poteri al suo concittadino pacificamente”. Secondo la stessa fonte, Bashagha avrebbe incontrato l’indomani il Consiglio Militare della città, da lui stesso fondato nel 2011 contro Muammar Gheddafi. Se i gruppi armati nutrono un profondo rispetto per Bashagha che è stato in grado di visitare il maresciallo Khalifa Haftar a Bengasi e tornare a Misurata, essere incaricato a Tobruk e volare a Tripoli per un incontro con la stampa all’aeroporto di Mitiga, il Consiglio non gli ha garantito il controllo nella capitale in quanto alcune forze effettive che detengono estese posizioni a Tripoli, non accetterebbero l’accordo tra Bashagha ed Haftar, l’ex nemico comune per cui molti giovani hanno perso la vita, arti e vista, nelle feroci battaglie a sud di Tripoli tra il 2019 e il 2020. Se il ricercato internazionale Salah Badi, precedentemente aveva invitato i giovani ad impugnare le armi per difendere Dabeibah, da qualche giorno è rimasto in silenzio, per i sostenitori di Bashagha un segnale che lascerebbe ben sperare. Nelle prossime ore, sono attesi altri incontri tra i leader militari e anche Dabeibah dovrebbe vedere i rappresentanti della città. Certo è che fare affidamento sulla parola delle sedicenti agenzie di sicurezza potrebbe essere una mossa azzardata. Questi gruppi nel corso degli anni hanno detto tutto e il contrario di tutto. Le alleanze variano come il vento ed il loro unico principio è il denaro. L’unico imperativo: sopravvivere. La nostra fonte afferma che “il premier designato Fathi Bashagha ha già avviato le consultazioni per la formazione di un nuovo Governo che dovrebbe comprendere venti ministri, compresi i due vice – uno dalla Libia orientale e uno dalla Libia meridionale. Agli Esteri si sta pensando ad Aref Ali Nayed, ex ambasciatore della Libia negli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Educazione potrebbe andare ad un altro ex ministro del GNA, Othman Abdul Jalil.” Bashagha nel suo discorso dopo la nomina da parte del Parlamento ha dichiarato di tendere le mani a tutti, una mezza bugia che lascerebbe intendere qualche ruolo per Dabeibah o i suoi vicinissimi. “Nessun Gheddafista – aggiunge la nostra fonte – o meglio ci sarebbe spazio per uno o più leader che hanno coperto qualche posizione, ma hanno rinnegato il regime nel 2011, di fatto un non-pro-Gheddafi”.

Va detto che oltre ad affidare a Bashagha la formazione di nuovo governo, la Camera dei Rappresentanti ha approvato, nella sessione di giovedì, il dodicesimo emendamento alla dichiarazione costituzionale, che prevede la formazione di una commissione per individuare e rivedere gli articoli controversi nel progetto di costituzione redatto dall’Assemblea Costituente, o per approvare una norma costituzionale in preparazione alle elezioni, d’intesa con l’Alto Consiglio di Stato (HCS). Tuttavia, il suo presidente Khaled Al-Meshri ha annunciato domenica che l’emendamento costituzionale e il cambio della presidenza approvati dalla Camera durante la sua ultima sessione, non è definitiva, aggiungendo che ci sono molte osservazioni intorno ad essa, dopo aver difeso il consenso dei due consigli sul processo politico e l’assegnazione di Bashagha a capo del nuovo esecutivo. La posizione di Al-Meshri è arrivata dopo le critiche rivolte all’HCS da un certo numero di forze attive nella regione occidentale che hanno espresso la loro obiezione alla mossa del Parlamento libico di assegnare un nuovo primo ministro ed accusando i due organi legislativi di estendere il periodo di transizione e rinviare di 14 mesi il processo elettorale. Intanto, l’ONU non vuole tenere in considerazione lo scenario preoccupante di uno scontro armato. A farlo capire chiaramente in conferenza stampa dal Palazzo di Vetro di New York è Stephan Dujarric, portavoce del Segretario generale, che sulla possibilità che l’attuale premier venga estromesso dal potere con la forza, ha detto: “non ho intenzione di speculare sugli scenari che si elaborano. Ciò che è chiaro, da parte nostra, è che non dovrebbe esserci violenza… I leader libici devono mettere, di fronte a tutto, gli interessi del popolo libico”“Continuiamo a monitorare la situazione interna della Libia e sollecitiamo tutti i soggetti coinvolti ad agire con il massimo livello di trasparenza, equità e inclusività”, ha riaffermato il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio a margine di un incontro alla Farnesina con il vicepremier del Qatar, lo sceicco al-Thani“Siamo entrambi d’accordo sulle intenzioni condivise dei Paesi più coinvolti nella stabilizzazione di sostenere un processo guidato dalla Libia, facilitato dall’ONU, per la stabilizzazione del Paese che consenta di realizzare le aspirazioni democratiche dei libici, mantenendo salde le prospettive per le elezioni”, ha aggiunto Di Maio durante una conferenza stampa congiunta. Per capirci qualcosa in più, e comprendere possibili reazioni ed alleanze più definite tra i gruppi armati, bisognerà probabilmente attendere ancora una decina di giorni, Bashagha ha infatti a disposizione quindici giorni per formare la sua squadra di Governo e solo allora i libici sapranno ancora una volta stupirci, come solo loro ci hanno insegnato saper fare.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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