Ex funzionaria dell’amministrazione Biden rivela: la NATO ha spinto la Russia allo scontro
Sono uscite le ammissioni spontanee di una ex funzionaria di alto grado dell’amministrazione Biden convinta a parlare grazie a uno scherzo di due autori russi. Involontarie o meno, tali rivelazioni gettano una luce fosca sugli accadimenti del 2022, quando ancora era possibile trovare un accordo ed evitare lo scontro armato. Ne riferisce la rivista americana Responsible Statecraft. Ma l’insistenza euroatlantica spinse Kiev a cercare la vittoria contro una Russia convinta di dover combattere perché le sue richieste venivano sistematicamente ignorate o rigettate dai vertici occidentali.
Due realtà
Riguardo al conflitto in Ucraina, sussistono da tempo due realtà distinte. La prima è quella raccontata nei discorsi e nelle interviste dagli ex funzionari dell’amministrazione Biden. Essa delinea un’invasione illegale da parte di Putin, la quale non ha nulla a che vedere con l’allargamento della NATO sotto la guida degli Stati Uniti verso quello che è oggi un Paese distrutto. E dice inoltre che non ci sarebbe stato niente da fare per impedire un’inevitabile appropriazione di stampo imperialista. E infine, scoppiata la guerra, i negoziati per provare a fermare le uccisioni erano non solo impossibili, ma moralmente sbagliati.
La seconda realtà è diametralmente opposta e talvolta salta fuori quando i funzionari parlano credendo di essere sentiti da poche persone. Recentemente è successo con Amanda Sloat, ex assistente speciale alla presidenza e direttore senior per l’Europa del Consiglio nazionale di sicurezza. Ne ha parlato in un’intervista con due “burloni” russi che si sono spacciati per assistenti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Conversazioni pre-belliche
Ha detto la Sloat: Abbiamo avuto delle conversazioni anche prima dello scoppio delle ostilità chiedendoci cosa sarebbe successo che l’Ucraina avesse semplicemente deciso di dire alla Russia ‘Bene, sapete, non entreremo nella NATO, cioè, se questo serve a fermare la guerra, se fermerà l’invasione’ – cosa che a quel punto poteva benissimo succedere. Prosegue: Vi è certamente una domanda in ballo da tre anni, sapete, sarebbe stato meglio farlo prima che iniziasse il conflitto, sarebbe stato meglio durante i negoziati di Istanbul? Avrebbe sicuramente prevenuto la distruzione e la perdita di vite. Poco dopo le chiedono se l’Ucraina e i suoi partner occidentali fossero stati in grado di evitare proprio il conflitto e se avessero fatto degli errori in qualche punto. Al che la Sloat di nuovo ipotizza spontaneamente che prendere sul serio le preoccupazioni russe sull’espansione della NATO in Ucraina sarebbe stato un modo per evitare la guerra.
Ipotesi di interpretazione
Se volete una versione alternativa della storia, ecco, una variante sarebbe stata per l’Ucraina quella di dire nel gennaio del 2022 ‘Bene, non entreremo nella NATO, resteremo neutrali, dice la Sloat. L’Ucraina avrebbe potuto raggiungere un accordo a marzo o aprile del 2022 al tavolo di Istanbul. Vale la pena analizzare alcune di queste frasi per comprenderne appieno il significato. La Sloat, una funzionaria di altro grado dell’amministrazione Biden, coinvolta da vicino nella politica americana sull’Ucraina, ha detto che:
1. L’affermazione esplicita della neutralità di Kiev avrebbe probabilmente evitato l’invasione.
2. Ciò avrebbe impedito la grande quantità morti e di distruzione sperimentata dall’Ucraina per mano della Russia negli ultimi tre anni.
3. L’Ucraina avrebbe potuto raggiungere tale accordo già durante i negoziati di Istanbul poco dopo l’inizio dell’operazione speciale russa.
4. L’amministrazione Biden ha pensato di farlo per evitare la guerra, ma alla fine ha rigettato questa idea.
Remore poco credibili
Ma allora perché la squadra del presidente Biden ha rifiutato tale possibilità se ciò significava evitare uno scontro che secondo tutte le stime è stato enormemente sanguinoso e costoso per milioni di ucraini? Era scomoda per me l’idea che gli USA stessero spingendo l’Ucraina a non farlo, lasciando implicitamente alla Russia una specie di sfera di influenza o di potere di veto, spiega la Sloat a proposito della sua posizione. Quando le chiedono cosa ne pensasse il presidente, risponde così: Non credo che Biden ritenesse che fosse suo compito dire all’Ucraina cosa fare, dire all’Ucraina di non cercare l’adesione alla NATO. In altre parole ammette a bassa voce di aver preferito lasciar scoppiare la guerra piuttosto che dare alla Russia un effettivo potere di veto sulle adesioni NATO. Ma è più difficile prendere seriamente quello che dice sulle remore che lei e Biden avrebbero avuto nel fare pressioni su Kiev.
Pressioni americane
La politica americana verso l’Ucraina spesso è consistita in pressioni sui funzionari e sulla popolazione per far accettare con riluttanza misure a cui erano contrari, riguardanti in particolare la NATO. Nei primi anni 2000 George W. Bush spinse Kiev verso l’ingresso nell’Alleanza Atlantica a dispetto di un’opposizione pubblica ucraina intensa e soverchiante. Nel frattempo sono usciti messaggi diplomatici riservati che mostrano come all’epoca il governo americano discutesse con la controparte ucraina su come rendere i cittadini “più favorevoli” a tale prospettiva. E infatti il ruolo personale di Biden sotto l’amministrazione Obama è stato spesso quello di insistere coi funzionari ucraini affinché approvassero le riforme impopolari che voleva il Fondo Monetario Internazionale.
Un accordo a Instanbul
La Sloat fa un’altra potenziale ammissione quando dice che l’Ucraina avrebbe potuto fare un accordo sul suo status nella NATO ai colloqui Istanbul all’inizio del 2022. So che c’erano divergenze fra i nostri comandanti militari a proposito della controffensiva, dice, ma penso che sotto l’amministrazione Biden c’era la grande speranza che gli ucraini riprendessero i loro territori e fossero in condizioni di negoziare un accordo migliore. Le cose non sono andate come tutti volevano. Queste parole somigliano in modo imbarazzante a quanto detto a proposito dei negoziati da una serie di funzionari e da altre fonti: come ha riportato per prima la Ukrainska Pravda, Zelensky ha subito pressioni per rifiutare un accordo e per cercare invece la vittoria sul campo, coi governi di Londra e Washington e altri dell’Europa Orientale che pare fossero favorevoli a tale idea che si è rivelata disastrosa.
La più grande chance mancata della storia
Ma la Sloat non è la prima a fare tale ammissione. Come riportato già due anni fa, l’ex segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e l’ex direttore della sotto Biden Avril Haines hanno entrambi esplicitamente affermato che il potenziale allargamento in Ucraina della NATO era la lamentela fondamentale che motivò la decisione di Putin di invadere e sulla quale, almeno secondo Stoltenberg, l’Alleanza Atlantica ha rifiutato un compromesso. Zelensky si è oggi pubblicamente detto d’accordo su tale concessione per far progredire i negoziati di pace. Ma lo ha fatto con tre anni di ritardo, quando ormai l’Ucraina è in rovina, la sua economia distrutta, con centinaia di migliaia di vittime, coi sopravvissuti in larga scala sotto shock o resi disabili.
Tutto ciò passerà certamente alla storia come una delle opportunità mancate più grandi di sempre. Quei critici della guerra e della politica NATO dicono da tanto tempo che il conflitto e il suo impatto devastante si sarebbero potuti evitare se si fosse esclusa in modo esplicito l’adesione di Kiev alla NATO. Però sono stati etichettati come persone che diffondevano la propaganda del Cremlino. Eppure stavano solo diffondendo i pensieri privati dei funzionari dell’amministrazione Biden.

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