Europa in affanno: teme che gli USA la escludano dai negoziati con Mosca

Europa in affanno: teme che gli USA la escludano dai negoziati con Mosca

20 Agosto 2026 0

È di qualche giorno fa la notizia che i diplomatici europei hanno ricominciato a lavorare sul formato da proporre per le future trattative con Mosca. In particolare sono i francesi, i tedeschi e i britannici a cercare disperatamente un posto a sedere al tavolo dei negoziati, dal quale temono di essere tagliati fuori da Trump. Il problema più grosso per il momento è che non riescono nemmeno a trovare una strategia o almeno un approccio che sia condiviso da tutti i Paesi europei.

Nervosismo su Trump

Da un lato, le cancellerie dei Paesi europei attendono che sia Trump a riportare Putin al tavolo – essendoci già riuscito – sebbene le trattative si siano poi arenate. Dall’altro, temono che Washington oltre all’iniziativa prenda anche tutto il merito e i risultati del negoziato. La paura è che, una volta raggiunto l’accordo fra USA e Russia, debbano accettare il fatto compiuto senza aver avuto voce in capitolo. Un accordo che definirebbe il futuro del continente in un senso che alcuni Paesi sentirebbero come deleterio. Quindi, come rivelato nei giorni scorsi da alcuni funzionari dei rispettivi governi, Francia, Germania e Regno Unito stanno lavorando insieme per elaborare il modo in cui assicurare all’Europa il suo posto nel dialogo col Cremlino.

Nervosismo su Mosca

I tre Stati in questione formano il cosiddetto gruppo “E3”. Costituiscono altresì il nucleo fondante della “Coalizione dei Volenterosi”, che ha cercato di stabilire le garanzie di sicurezza per il futuro postbellico dell’Ucraina e che sta ormai quasi da sola supportando l’Ucraina con armi e denari. Dei tre, quella attualmente più incerta è la Gran Bretagna, che ha appena cambiato il premier e vede i suoi rapporti con gli USA deteriorarsi progressivamente: il legame speciale che ha sempre caratterizzato i loro rapporti si sta infatti spezzando.

Ciò non fa che aumentare il nervosismo che gli E3 sentono verso la Russia, che da parte sua ha intensificato gli attacchi e con la sua artiglieria sta distruggendo totalmente le infrastrutture energetiche e logistiche dell’Ucraina. Putin sembra intenzionato ad alzare ancora l’asticella dopo le elezioni parlamentari di settembre. Di una possibile vittoria russa inizia a parlare timidamente anche il mainstream occidentale, sottolineandone le conseguenze politiche disastrose per gli attuali vertici della UE e di tutto il continente.

La strana concorrenza fra E3 e UE

Il bello è che volendo, il pallino ce l’avrebbero in mano proprio gli europei. Lo stesso Trump più di una volta ha sottolineato come l’Ucraina sia ormai sulle spalle dei Paesi che la stanno sostenendo e come il futuro di Kiev rappresenti una loro responsabilità. Ed è Zelensky a dichiarare esplicitamente di volere l’Europa al tavolo. Si è così scatenata la concorrenza fra i governi che si ritengono investiti dell’onere storico di guidare la coalizione europea alla vittoria – almeno diplomatica – sui perfidi russi a favore dei gloriosi ucraini.

I già citati E3 hanno già tagliato fuori Italia e Polonia, con le quali il gruppo era “E5”, e vedono di cattivo occhio le mosse dal presidente del Consiglio Europeo António Costa di contattare il Cremlino tramite il suo capo di staff Pedro Lourtie. Non avendone informato prima i membri della UE, ha fatto infuriare alcuni governi fra cui quelli baltici e scandinavi, ostili alla Russia per principio, e Parigi e Berlino che si sono sentite scavalcate. Austria e Belgio hanno invece plaudito all’iniziativa, accolta bene anche da Roma, Budapest e Varsavia, che non vogliono un monopolio politico-diplomatico dell’E3.

Bisogna pur dialogare col Cremlino

Ad esortare al dialogo europeo col Cremlino sono anche gli esperti. Mark Leonard dello European Council on Foreign Relations definisce la mancanza di canali diretti di contatto con la Russia “quasi una criminale negligenza”. L’ex diplomatico tedesco Hans-Dieter Lucas invita l’Europa a non rimanere indietro rispetto ai piani di pace proposti dalla Casa Bianca e “giocare bene” le carte che ha in mano. Servono quindi una stretta cooperazione e coordinazione con gli USA, altrimenti i russi sapranno spaccare il fronte politico europeo, ammonisce. Ma qualche nuovo tentativo in effetti c’è.

Celsu Amorim, consigliere speciale del Presidente del Brasile sugli affari internazionali e la difesa nazionale, ha rivelato che gli esponenti di Paesi europei lo hanno chiamato per aprire una via di dialogo con la Federazione Russa. In certi casi lo hanno contattato addirittura presidenti e ministri, e più in generale i governi stanno cercando di convincere Brasilia a fare da mediatrice con Mosca. E anche Kiev gradirebbe la mediazione del Paese sudamericano. La posizione brasiliana, comunque, è di neutralità e di favore a un ordine multipolare che rispetti la sovranità nazionale senza interferenze esterne, ma con un’attiva cooperazione internazionale.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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