Euroclear non esclude denuncia contro la UE se Bruxelles mette le mani sui fondi russi congelati

Euroclear non esclude denuncia contro la UE se Bruxelles mette le mani sui fondi russi congelati

18 Novembre 2025 0

La Commissione Europea insiste per ottenere i patrimoni russi congelati allo scopo di finanziare lo Stato ucraino. Ma ci sono ostacoli al momento insormontabili. Primo fra tutti, il diniego del Belgio e di altri Paesi, timorosi di rovinarsi economicamente nel caso in cui qualcosa vada storto. E c’è lo stesso istituto che conserva quei patrimoni, l’Euroclear, che teme di rovinare la propria reputazione e la propria stessa esistenza.

Un piano quasi perfetto…

Per il prossimo biennio Kiev chiede centinaia di miliardi di euro come indispensabile supporto di sopravvivenza. Senza tale aiuto economico lo sforzo bellico sarebbe compromesso e l’apparato statale crollerebbe, non potendo pagare in primo luogo dipendenti pubblici, sanità e pensioni. La presidente dell’Eurocommissione Ursula von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno quindi lanciato l’idea di ricorrere ai beni della Banca centrale russa trattenuti all’interno dell’Unione Europea, la bellezza di 140 miliardi. Sulla carta il piano è astuto e inattaccabile: la UE confisca quei denari “temporaneamente” e li gira a Zelensky il tempo necessario a che la Russia perda il conflitto e sia costretta a pagare le riparazioni di guerra. Questi ultimi soldi verrebbero quindi passati dall’Ucraina a Bruxelles, che li rimetterebbe a disposizione di Mosca. Tutto limpido e regolare insomma, tranne per quel piccolo dettaglio della sconfitta russa, ancora da verificarsi.

Le obiezioni della Slovacchia

Ecco che a rovinare un piano così brillante si sono messi quei fifoni dei belgi, che hanno paura di violare il diritto internazionale. E pure gli slovacchi, che insieme agli ungheresi non vogliono pagare di tasca propria nel caso in cui il progetto fallisse e la Russia pretendesse di riavere i suoi beni. Anche altri governi europei hanno fatto presente questi timori, anche se in maniera più sommessa e meno chiara di Bratislava e di Budapest. Il premier slovacco Robert Fico ha affermato che il suo Paese non aderirà ad alcuno schema giuridico e finanziario per la confisca di patrimoni congelati nel caso in cui tali fondi vengano usati per coprire spese militari in Ucraina. Con i bilanci statali in bilico, nemmeno la Francia e l’Italia hanno voglia di impegnarsi per coprire i buchi neri galattici che si formerebbero a causa dell’iniziativa della von der Leyen.

Belgio

Per l’Unione Europea sarebbe un bello smacco farsi bloccare proprio dal governo di Bruxelles. Perciò la Commissione sta cercando di rassicurare il Belgio sul fatto che non verrà lasciato da solo ad affrontare l’eventuale rappresaglia di Mosca. Al premier belga Bart De Wever la von der Leyen ha detto che i Paesi membri sono pronti ad accollarsi quei costi e ad addossarsi la loro quota di rischi. Sarà vero? Oppure la presidente della Commissione sta promettendo ciò che non è sicura di mantenere? Di marce indietro ne ha già fatte, non sarebbe la prima volta. Ciò che è vero che tra Belgio e Russia è in vigore un trattato bilaterale sugli investimenti siglato nel 1989, che De Wever preferirebbe non violare.

Le tre opzioni del von der Leyen

Il giornale tedesco Handelsblatt riporta il discorso fatto qualche giorno dalla von der Leyen all’Europarlamento, nel quale delinea tre opzioni sul finanziamento dell’Ucraina. La prima è il ricorso alla flessibilità di bilancio per raccogliere denaro sul mercato dei capitali. La seconda è l’aiuto diretto degli Stati membri, che aprirebbero i portafogli dei loro contribuenti per mettere insieme la somma necessaria a Zelensky. Sono considerate però alternative “meno efficaci” della terza, il ricorso ai patrimoni russi. Ecco che potrebbe venire in soccorso un Paese non-membro, la Norvegia, il cui ministro delle Finanze Jens Stoltenberg è a Bruxelles per discutere la questione. Sì, proprio lui, l’ex segretario della NATO, che negli anni si è dimostrato ampiamente filo-UE e filo-Ucraina. Tuttavia Oslo si guarda bene dall’entrare nella UE e oggi non sembra intenzionata ad accettare il ruolo di finanziatrice principale di Kiev, pur avendo il fondo sovrano più grande del mondo.

Euroclear minaccia di denunciare

Resta il nodo dell’Euroclear, che il giornale francese Le Monde descrive come “un soggetto poco conosciuto, ma centrale per il sistema finanziario europeo”. Il suo direttore generale Valérie Urbain non è affatto felice della prospettiva di confiscare i beni russi, un atto illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Lei stessa era stata fino all’ultimo tenuta all’oscuro dei progetti della UE. Il 25 settembre ha letto sul Financial Times la proposta del cancelliere Merz di appropriarsi di 140 miliardi congelati nelle casse dell’istituto. Quando si dice fare i conti senza l’oste: ora Urbain dichiara di “non escludere” di portare la UE in tribunale se oseranno toccare quei fondi. Asserisce infatti che la cosa più importante per Euroclear è la sua credibilità e la fiducia. Siamo un collegamento cruciale che deve restare irremovibile per la stabilità dei mercati finanziari.

Decisione rimandata

Ora tutti aspettano la prossima riunione del Consiglio Europeo il 18 e 19 dicembre per vedere quale sarà il verdetto della UE. Qualcuno però fa notare che anche in caso di assenso alla confisca dei miliardi russi, potrebbe essere troppo tardi per Kiev. Infatti i soldi arriverebbero agli ucraini non subito, perché dall’approvazione della proposta alla sua attuazione potrebbero passare settimane o mesi. L’effetto negativo si avrebbe anche sulla decisione del Fondo Monetario Internazionale di concedere o meno un altro pacchetto di prestiti. Senza la certezza che Kiev lo potrà ripagare – magari proprio grazie ai fondi russi – l’FMI potrebbe non concederlo, o comunque non subito. Ma per non soccombere l’Ucraina in quanto Stato ha bisogno di “ossigeno” il prima possibile.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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