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Esclusiva – Italiani in Tunisia abbandonati da vivi e da morti durante l’emergenza covid

Nessuna campagna vaccinale per i connazionali in Ambasciata, dipendenti costretti a tornare in Italia per ricevere la propria dose, pass spesso non riconosciuto per chi si vaccina in Tunisia e chi muore resta ostaggio nelle strutture del Paese nordafricano in transizione.

TUNISI, 15 AGOSTO 2021 – L’Italia ha espresso grande solidarietà al popolo tunisino inviando almeno due carichi di ossigeno e vaccini in Tunisia, messa in ginocchio dall’emergenza sanitaria, la cui malagestione è stata tra le principali ragioni delle proteste del 25 luglio che hanno portato il presidente Kais Saied ad applicare l’articolo 80 della Costituzione, sciogliendo il Governo di Hicham Mechichi, sospendendo le attività del Parlamento e ritirando l’immunità ai deputati per permettere alla magistratura di agire contro coloro che sono coinvolti in casi di corruzione e malaffare. Domenica 15 agosto, il capo di Stato ha organizzato il secondo open day per i cittadini dal 19 ai 40 anni, dopo il successo della prima giornata che ha visto la somministrazione di 551,008 dosi di vaccino anti-coronavirus. I tunisini hanno dimostrato che vaccinare mezzo milione di persone in un giorno è possibile, se c’è la volontà di farlo e che 20,000 morti si potevano forse evitare se la classe politica non avesse fatto business sulla vita della povera gente.

Gli aiuti internazionali e le minacce islamiste

Un certo numero di Paesi, compresi Cina, Germania, Stati Uniti, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Malta e Francia hanno espresso il proprio sostegno al popolo tunisino, inviando un chiaro segnale agli islamisti di Ennahdha, i cui leader avevano fatto appello alla comunità internazionale a non fare donazioni alla Tunisia, accusando il presidente della Repubblica di colpo di stato. Poi si è passato alle minacce dei clandestini e dei terroristi, secondo la retorica della strumentalizzazione politica dei flussi migratori, con il capo di Ennahdha e presidente del Parlamento congelato che in una intervista al Corriere della Sera, minacciava di inviare migliaia di migranti sulle nostre coste, come se il leader islamista avesse un telecomando o un bottone da schiacciare per far partire i barchini.

Foto – L’ambasciatore italiano a Tunisi Lorenzo Fanara,
consegna un batch di aiuti medicali alle autorità tunisine

La solidarietà dell’Italia ai tunisini

Anche l’Italia non si è tirata indietro nell’esprimere il proprio sostegno ai tunisini affinché la giovane Repubblica possa uscire quanto prima dall’emergenza. In pochi giorni l’Armeè Tunisienne, a cui Saied ha affidato la gestione dell’emergenza, ha ricevuto oltre 6milioni di dosi di vaccino per una popolazione di poco più di 12 milioni. L’Italia ha fatto la sua parte, il primo agosto – secondo quanto riferito dalla Presidenza della Repubblica- 500 mila dosi sono state consegnate dall’Ambasciatore d’Italia a Tunisi, Lorenzo Fanara, e pochi giorni dopo, l’8 agosto 2021, un nuovo batch di ossigeno medicale è stato spedito da Roma in sostegno dei tunisini. Un gesto di solidarietà più che dovuto, considerato che la Tunisia non si era tirata indietro ad inviare una squadra di medici militari quando il nostro Paese attraversava la fase più buia della pandemia.

Ma quale assistenza per gli stranieri in Tunisia?

Voi penserete, che vista l’intenso traffico di aiuti verso il Nordafrica, forse poteva essere inviato un batch di vaccini anche per i nostri connazionali residenti, o che per comprovate ragioni e non di certo per vacanza vivono in Tunisia, e invece no. Per esempio, l’ambasciata Francese a Tunisi ha lanciato nelle precedenti settimane una campagna di vaccinazioni per i suoi concittadini in Tunisia. “È stata avviata una campagna di vaccinazione per i francesi residenti all’estero e per i loro beneficiari residenti in Tunisia,” si legge in una nota ufficiale pubblicata sul sito consolare francese, che aggiunge: “Questa campagna è supportata dal gruppo International SOS tramite la sua controllata AEMC France e si svolgerà nelle seguenti città: Tunisi, Hammamet, Sousse, Sfax e Djerba”. Il vaccino messo a disposizione del Consolato Generale è quello Janssen. La diplomazia francese ricorda inoltre che L’utilizzo di Janssen da 18 anni è reso possibile a seguito del parere dell’Alta Autorità della Sanità dell’8 luglio 2021 che ha convalidato l’utilizzo del Janssen vaccino nei francesi che vivono all’estero di età inferiore ai 55 anni quando non sono immediatamente disponibili alternative e il livello di circolazione virale lo giustifica. Questo parere segue quello emesso il 18 giugno 2021 dall’Agenzia europea per i medicinali che ha convalidato l’uso del vaccino Janssen per gli adulti di età pari o superiore a 18 anni

E l’Ambasciata d’Italia?

 Abbiamo chiamato il numero d’emergenza dell’Ambasciata di Italia a Tunisi che ci ha spiegato che l’Italia non ha predisposto un tale servizio e non è in programma ad oggi nessuna campagna di vaccinazione per i nostri connazionali residenti in Tunisia. “Pensi che anche noi dipendenti siamo dovuti tornare in Italia per ricevere la nostra dose”. Spiega la funzionaria al telefono, indicando che “noi dipendenti ci siamo iscritti al programma Evax in Tunisia e nel sistema sanitario italiano, aspettando chi ci avesse convocato prima. Siamo andati in Italia per ricevere la nostra dose perché l’Ambasciata non ha a disposizione alcun vaccino”. 

Vaccinarsi in Tunisia e poi il green pass?

Oltre 5 mila pensionati italiani hanno scelto ad oggi di trasferirsi In Tunisia per diverse ragioni. Una coppia residente ad Hammamet, iscritta all’AIRE (il registro degli italiani residenti all’estero) racconta di aver ricevuto entrambe le dosi di vaccino a Tunisi, ma che una volta rientrati in Italia, la vaccinazione non gli è stata riconosciuta. La funzionaria che ha risposto al numero di emergenza, che abbiamo ritenuto opportuno contattare prima di fare una stenuante fila di fronte ad una delle sedi adibite a “vaccination center” per l’Open Day di oggi, non ci sa dire se il vaccino tunisino può essere riconosciuto valido in Italia. “Sicuramente, non viene riconosciuto l’eventuale documento green-pass tunisino. Cioè se lei si vaccina in Regno Unito, le danno un green-pass che viene riconosciuto in Italia perché c’è una convenzione specifica. Non esiste invece un’accordo su questo con la Tunisia. Lei dovrà portarsi in Italia – prosegue la funzionaria – il certificato che ha fatto il vaccino qui e chiedere poi alla sua ASL di avere il green-pass italiano”.Quando abbiamo fatto presente che i nostri due pensionati ad Hammamet hanno avuto difficoltà al loro rientro italiano, ci viene detto: “bisogna vedere quale vaccino hanno fatto. Noi abbiamo autorizzato solo alcuni vaccini. Se fanno Sputnik, questo non è autorizzato dall’EMA”. Tutto più semplice invece se si ha la fortuna di nascere francesi. Per coloro infatti che ricevono la somministrazione del vaccino offerto dall’Ambasciata di Francia, si legge sul sito “le equipe mediche consegneranno un certificato cartaceo di vaccinazione che sarà sufficiente per attraversare i confini e raggiungere il territorio nazionale”. Visto che Francia e Italia fanno parte dell’Unione Europea, abbiamo pensato che da europei potremmo chiedere di essere vaccinati dai francesi, ma ovviamente non è possibile. “Penso proprio di no – afferma la voce al telefono della Ambasciata italiana, invitandoci a rivolgerci ai servizi consolari, ma chiarendo che – l’assistenza diplomatica all’estero da ambasciate diverse dalla propria, si può richiedere solamente se non c’è la sua ambasciata presente in quel territorio. L’Ambasciata italiana non ha un programma di vaccinazioni per gli Italiani quindi può accedere alla vaccinazione predisposta dalle autorità tunisine se si è iscritti alla piattaforma Evax”. Col rischio – aggiungiamo noi – di ricevere un vaccino che non ci verrà riconosciuto in Italia.

Italiani abbandonati da vivi e da morti

Ad Hammamet, un uomo originario di Catania, Francesco Marchese, è morto lo scorso 7 luglio all’ospedale Policlinico di Hammamet, dov’era ricoverato dopo aver contratto il Covid-19. La figlia, Roberta Marchese, una volta appresa la notizia, ha richiesto la salma del padre per officiare i funerali e dargli degna sepoltura. Ma dall’ospedale tunisino arriva una richiesta di 80 mila dinari, circa 26 mila euro per la restituzione del corpo del padre. Tale somma è pretesa per i trattamenti sanitari e la retta maturata in capo al povero defunto. Secondo i legali della famiglia Marchese, Pilar Maria Dolores Castiglia e Pierpaolo Lucifora, gli eredi non sono tenuti a pagare il debito in questione. Ad ogni modo – spiegano i legali – nulla impedirebbe alla struttura sanitaria di cercare di ottenere il proprio credito attraverso delle azioni legali, come accadrebbe in qualsiasi stato democratico, restituendo al contempo la salma per officiare i funerali e dargli degna sepoltura. “Il silenzio serbato fino ad ora dalla struttura stessa non lascia adito a dubbi: è in atto un vero e proprio tentativo di estorsione, in cui l’oggetto del contendere è costituito da una salma, fatto surreale e per certi versi vergognoso”.

La risposta dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi lascia sgomenti

I legali della famiglia Marchese si sono rivolti all’Ambasciata italiana a Tunisi diffidando l’Ospedale Policlinico di Hammamet, nella persona del direttore Sanitario pro-tempore, alla immediata consegna della salma all’agenzia funebre “Eden”, incaricata e già pagata dalla figlia del defunto ai fini della sepoltura. Contestualmente viene chiesto “l’intervento immediato del Ministero degli Esteri, nella persona del Ministro pro-tempore e dell’Ambasciata italiana in Tunisia, nella persona dell’Ambasciatore pro-tempore, affinché il sig. Marchese possa avere in tempi brevissimi una degna sepoltura”. La risposta da parte dell’ambasciata italiana a Tunisi arriva il 5 agosto e lascia alquanto sgomenti: “al fine della riconsegna della salma del Sig. Francesco Marchese, è necessario che sia un familiare o erede del predetto a recarsi personalmente alla clinica, eventualmente assistito da un legale o da un ufficiale giudiziario tunisino”.  Secondo i nostri “diplomatici,” le onoranze funebri non sono titolate a farlo quando sono pendenti regolarizzazioni di natura amministrativo-contabile. Nel caso specifico, infatti, non possono prendere alcun impegno relativo al saldo delle spese mediche relative al periodo di degenza in rianimazione del Sig. Marchese. “Si informa inoltre che al fine di far valere eventuali azioni legali nei confronti di strutture/enti tunisini, è necessario avvalersi di avvocati tunisini che possano rappresentare gli interessati localmente poiché l’Ambasciata non è competente a svolgere funzioni di rappresentanza di tipo legale. Si inoltra nuovamente la lista. Si resta a disposizione per ogni possibile assistenza, come fatto finora con Voi e con i familiari del Signor Marchese”. L’Ambasciata, secondo l’avvocato Lucifora, ha risposto con “una sufficienza disarmante. Evita volontariamente di affrontare il vero nocciolo della questione, cercando di fuorviare l’attenzione verso altro così sottraendosi a ogni imbarazzo”. E ‘imbarazzante come un’ambasciata che dovrebbe offrire assistenza ai suoi cittadini abbandoni una figlia che cerca di recuperare la salma del padre. “Non abbiamo certo chiesto allo Stato italiano, tramite l’Ambasciata, di saldare il debito maturato dal defunto ma soltanto d’intervenire presso lo Stato tunisino, facendo presente che è inumano trattenere un cadavere a scopo “estorsivo”, comportamento che risulta lesivo di diritti fondamentali della persona umana che, fino a prova contraria, sono tutelati dai trattati internazionali”. Sottolinea l’avvocato Lucifora. Ma la nostra Ambasciata sostiene, al contrario, che occorrerebbe recarsi ad Hammamet per regolare le spese di gestione, nulla rilevando, incredibilmente, sul fatto che il cadavere di un cittadino italiano (forse perché di serie B e non porta un nome importante), è trattenuto presso una struttura sanitaria come il Policlinico di Hammamet al fine di ottenere il pagamento di un debito, quindi, avallando il pericoloso principio, per cui è giusto sequestrare una salma fino a quando non si estingue un’obbligazione pecuniaria. Conclusioni che lasciano la dicono lunga sul peso del nostro Stato all’estero e sulla professionalità di funzionari pagati per offrire assistenza e sostegno ai suoi cittadini e non solo per organizzare azioni umanitarie, o per sedersi nei salotti della politica, a volte con funzionari su cui oggi la Magistratura tunisina sta indagando.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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