Epstein files, lo scandalo globale che travolge il Quai d’Orsay
(Parigi). L’affare Epstein, oltre a far colare fiumi d’inchiostro e a nutrire animati dibattiti televisivi, produce collateralmente un’onda d’urto non indifferente sulla politica francese in un momento di fragilità economica e politica.
La figura simbolo di Jack Lang, ex ministro della cultura, emblema della stagione mitterrandiana e volto della diplomazia culturale dell’Institut du monde arabe ne esce piuttosto male e ora si cerca di ricorrere ai ripari cercando di gettare acqua sul fuoco dove si puó, prima che l’incendio divampi nei cerchi di potere della politica francese.
Ma forse è già troppo tardi
Il filone diplomatico che investe direttamente il Quai d’Orsay infatti costringe l’esecutivo a reagire con atti formali: il ministro degli esteri Barrot, il portavoce del governo che, entrambi, confidano nel lavoro (silenzioso) della magistratura, un film già visto.
Il caso poi si alimenta anche di un elemento tecnico apparentemente secondario ma altamente sensibile: la scomparsa dal sito del Dipartimento di Giustizia statunitense di alcuni documenti legati agli “Epstein files”, tra cui un file che menzionava proprio Jack Lang e sua figlia.
Che fine hanno fatto i documenti declassati su Lang?
Come ha ricostruito il quotidiano Le Figaro, si tratta di un documento specifico, nominato “EFTA01681865.pdf – DataSet 10” che menziona una società offshore detenuta al 50% dalla Southern Compagny, la società di Jeffrey Epstein, e al 50% dal fondo di investimento di Caroline Lang, figlia dell’ex ministro della Cultura, che compare anch’egli nello statuto di questa società.
Il documento descrive una società offshore (Prytanee LLC) e riferimenti a un conto legato a operazioni legate al mondo dell’arte, della compravendita (o forse traffico) di opere d’arte: è anche su questo sfondo che in Francia si è aperto un fronte giudiziario.
Terremotato l’Institut du monde arabe
L’effetto più visibile sul piano interno è stato il terremoto all’Institut du monde arabe (IMA), istituzione sostenuta dallo Stato e importante nella proiezione culturale francese nel Mediterraneo.
Jack Lang ha finito per lasciare la guida dell’IMA ma ne è venuto fuori un sottobosco losco di relazioni, favori, reti, stile di vita e gestione di influenza molto estese. È su queste basi che la Procura francese ha avviato un’indagine preliminare per riciclaggio e frode fiscale aggravata. Un vero e proprio terremoto.
Il dossier Fabrice Aidan

Ma il vero salto di qualità, se così possiamo chiamarlo, o meglio la discesa agli inferi, arriva con il filone riguardante il diplomatico Fabrice Aidan. Tutto inizia con una mail datata 13 aprile 2016: la direttrice finanziaria della banca Edmond de Rothschild invia a Jeffrey Epstein un link a un articolo di blog dal titolo esplicito: “Uno scandalo di pedofilia insabbiato dal Quai d’Orsay”.
L’articolo in questione riprende in realtà le informazioni contenute in un libro-inchiesta appena pubblicato dal giornalista Vincent Jauvert, La Face cachée du Quai d’Orsay (Il volto nascosto del Quai d’Orsay, Robert Laffont).
Lmindagine dell’Fbi
Il giornalista racconta che alcuni anni prima un diplomatico francese in servizio presso la sede dell’ONU a New York sarebbe stato oggetto di un’indagine dell’FBI per presunte consultazioni di siti pedopornografici, fatte ripetutamente.
Spiega anche come questi sarebbe stato discretamente allontanato dagli Stati Uniti quando la vicenda è trapelata all’interno della rappresentanza francese dell’organizzazione internazionale. Ma c’è un fatto degno di nota nel racconto di Vincent Jauvert: non viene citato alcun nome. Tuttavia, Jeffrey Epstein sa bene di chi si tratta.
L’allert all’Onu
Subito dopo essere stato avvisato dalla dirigente della banca Edmond de Rothschild, il finanziere inoltra immediatamente il messaggio, senza alcun commento, a due diplomatici: il norvegese Terje Roed-Larsen, inviato speciale presso il Segretariato generale delle Nazioni Unite, e il suo principale consigliere, il francese Fabrice Aidan.
Quest’ultimo è proprio l’uomo di cui parla il giornalista nel suo libro. Secondo fonti citate da media francesi nel 2013 l’ONU viene avvisata dall’FBI dell’esistenza di un’indagine che avrebbe potuto coinvolgere uno dei suoi agenti a New York. L’organizzazione internazionale decide dunque di aprire un’indagine interna. Prima ancora che questa si concluda, Fabrice Aidan lascia il suo posto e viene rimpatriato in Francia “con urgenza”.
Ma chi è Fabrice Aidan?
Ma chi è Fabrice Aidan? Assegnato alla direzione Nord Africa e Medio Oriente del ministero degli Affari esteri, ricopre numerose cariche prestigiose in istituzioni private e pubbliche. Lavora a stretto contatto con il direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, poi viene assunto dal colosso energetico Engie come responsabile delle relazioni internazionali, carica dalla quale è stato sospeso il 10 febbraio scorso. In precedenza, il diplomatico viene assunto anche dalla banca Edmond de Rothschild, che lo licenzia poche settimane dopo la pubblicazione del libro di Jauvert.
Una fonte interna riferisce a Mediapart che l’ex direttrice della banca era preoccupata di poter riconoscere Fabrice Aidan nel identikit tracciato dal post sul blog che aveva inviato immediatamente a Jeffrey Epstein, di cui conosceva la vicinanza con l’agente francese.
Gli interessi in gioco
Ma quale è la natura degli scambi tra i due uomini?
Dalle carte trapela un interesse diretto o indiretto verso il diplomatico norvegese Terje Roed-Larsen, noto per aver condotto negoziati segreti all’inizio degli anni ’90 che hanno portato agli accordi di Oslo tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Tuttavia, i retroscena che emergono dagli “Epstein Files” durante il decennio 2010 sono di altra natura.
Si legge che Fabrice Aidan, utilizzando il suo indirizzo e-mail delle Nazioni Unite, invia documenti e rapporti dell’organizzazione a Epstein in persona. Si apprende che Epstein sta cercando un visto per una donna norvegese (non identificata), si scopre che Jeffrey Epstein, con la sua carta American Express, annuncia di versare 27.553 dollari per acquistare innumerevoli copie di un libro di Roed-Larsen sul Medio Oriente.
Il flusso di denaro
Si constata che Roed-Larsen fa inviare nel 2015 tramite Fabrice Aidan le sue coordinate bancarie, suscitando una domanda ironica da parte del contabile di Epstein:
Siamo noi a inviare denaro a Terje [Roed-Larsen] o è lui a inviarcelo?
Le ramificazioni
Epstein scriverà sommariamente in un’altra e-mail: “250k”, per 250.000 dollari. Terje Rød-Larsen e sua moglie Mona Juul, ex ambasciatrice norvegese presso l’ONU, oggi in servizio in Giordania, finiranno anche loro nel mirino della magistratura, questa volta norvegese, certificando l’ampiezza della ramificazione del sistema di favori a cui aveva avuto accesso anche Jack Lang.
Secondo i media norvegesi i figli di Terje Rød-Larsen sono stati addirittura designati come eredi di una somma di 10 milioni di dollari nel testamento del finanziere suicidato in prigione nel 2019.
Trema il Quai d’Orsay
Insomma uno scandalo enorme per il Quai d’Orsay, anche perché il diplomatico francese, dopo essere stato oggetto di un’inchiesta da parte dell’FBI per fatti molto gravi, non è stato deferito alla giustizia come previsto in teoria dall’articolo 40 del Codice di procedura penale francese.
L’ambasciatore Gérard Araud, all’epoca rappresentante permanente della Francia presso l’ONU, dice di aver passato le informazioni al Quai d’Orsay.
In Francia, la consultazione di siti pedopornografici era punibile con due anni di reclusione fino all’agosto 2013, pena che da allora è stata portata a cinque anni.
Non so quali siano stati i provvedimenti presi dal Quai d’Orsay
Ad affermarlo Gérard Araud il 10 febbraio scorso. Nessuno, a quanto pare.
La mancanza di provvedimenti
Anzi, il diplomatico aveva iniziato la sua girandola di ruoli in posizioni di prestigio per poi finire nella rete assieme agli altri.
Ma si sospetta che altri saranno a cadere nella rete o forse chissà, verrà tutto insabbiato come nel 2013 per un nuovo, inquietante, giro di giostra.

Giornalista professionista ed autore. Dopo la laurea in filosofia all’Università di Napoli ed un Master in filosofia alla Sorbona di Parigi lavora per l’agenzia nazionale ANSA, al desk di ANSAmed. Ha collaborato per ResetDoc e Gruppo Espresso. Da Parigi scrive per Strumenti Politici, Micromega, Linkiesta, Pagina99, The Post Internazionale, Atlantico, Valigia Blu, Focus On Africa, Imbavagliati.it, Articolo 21. Nel 2012 ha pubblicato un libro sulla censura in Turchia dal titolo « Sansür: Censura. Giornalismo in Turchia » (Bianca&Volta) che nel 2015 s’aggiudica un premio al Concorso Internazionale Giornalisti del Mediterraneo di Otranto. Nel 2016 per il suo libro « Medin. Trenta Storie del Mediterraneo » (Rogiosi), s’aggiudica il Premio di Letteratura Mediterranea Costa d’Amalfi Libri 2016. Dal 2016 coordina con la giornalista Désirée Klein il Festival Internazionale di Giornalismo Civile “Imbavagliati” al PAN di Napoli. Oggi lavora a Parigi presso l’agenzia stampa Kantar per conto della Commissione Europea, la NATO ed il ministero degli interni francese.

