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Biden porterebbe gli USA in guerra pur di salvare la faccia? I timori di MacGregor

In un’intervista al canale One America News, l’ex colonnello dell’esercito americano Douglas MacGregor ha rilasciato dichiarazioni piuttosto forti sulle condizioni militari dell’Ucraina e sull’influenza che questa crisi sta avendo sulla cornice politica interna degli Stati Uniti. Nel corso della partecipazione al programma Real America, le sue risposte alle domande del giornalista Dan Ball vanno potentemente contro alla narrazione del mainstream su quanto sta avvenendo sul campo di battaglia. Secondo MacGregor, che ha combattuto nella prima guerra del Golfo e ha partecipato come stratega all’attacco contro la Jugoslavia, il conflitto in Ucraina ha praticamente raggiunto la fase finale: decine di migliaia di soldati ucraini, infatti, sarebbero rimasti intrappolati in sacche di resistenza nell’est del Paese, nelle quali potranno durare al massimo poche settimane perché rimasti pressocché senza viveri, medicinali, carburante o munizioni, circondati e senza la possibilità di ritirarsi. E sull’atteggiamento tenuto nei confronti degli avversari da parte delle truppe russe, accusate e anzi già condannate di crimini orribili dalla stampa occidentale, puntalizza: l’esercito russo si muoverà là con estrema cautela per evitare vittime civili, ma distruggerà queste truppe ucraine. A proposito dei frequenti riferimenti fatti dai Paesi della NATO e dallo stesso presidente ucraino Zelensky riguardo alla probabile intenzione russa di ricorrere alle armi nucleari, MacGregor sostiene che si tratta di un’idea assurda: le uniche condizioni nelle quali i russi potrebbero considerare tale eventualità si avrebbero ovviamente se fossimo noi a lanciare armi nucleari su di loro, e in secondo luogo se si trovassero improvvisamente un milione di uomini (nelle medesime proporzioni dell’esercito tedesco nella Seconda guerra mondiale) a ridosso dei loro confini. Ma nessuna di queste circostanze sussiste effettivamente.

L’ex colonnello passa quindi ad accusare l’amministrazione Biden di fomentare sentimenti anti-russi tramite una retorica fatta di accuse pesanti e irresponsabili verso Mosca, peraltro non corroborate da prove confermate. Questa russofobia servirebbe a distrarre dal “disastro” che sta avvenendo all’interno degli Stati Uniti, come spiega MacGregor, che dopo una brillante carriera nelle Forze armate ha avuto anche dei passaggi in politica, essendo stato scelto da Trump come ambasciatore in Germania (nomina poi bocciata dal Senato) e avendo ricoperto per pochi mesi l’incarico di senior advisor del Segretario della Difesa. La sua preoccupazione maggiore è che il presidente Biden, una volta che l’Ucraina fosse in procinto di capitolare, finisca per portare il Paese in guerra pur di salvare la faccia, dopo aver proclamato con insistenza che l’esercito ucraino uscirà vittorioso dal conflitto mentre quello russo collasserà: ma molti cittadini americani, dice l’ex colonnello, hanno compreso che ciò che sta avvenendo adesso in Ucraina ha un impatto molto piccolo su quello che accade qui, al massimo ha reso le cose peggiori di quanto già non fossero. Dunque, per MacGregor il concetto che Putin sia in qualche modo il colpevole dei problemi dell’America è una grande “sciocchezza”.

Ed effettivamente Biden, in un recentissimo intervento, ha detto che dopo il Covid la seconda “grossa causa dell’inflazione” galoppante è proprio Vladimir PutinE non è uno scherzo, ha aggiunto. Per spiegarlo, Biden ha usato la formula del Putin’s price hike, l’aumento dei prezzi generato dal presidente russo, alla quale fanno ricorso gli esponenti della Casa Bianca quando devono commentare le cattive notizie in materia economica. Secondo il presidente americano, il conflitto ucraino continuerà a influire sull’economia mondiale, dall’energia al cibo. Biden ha inserito queste dichiarazioni in un discorso che ha tenuto nel New Hampshire a proposito della legge bipartisan che stanzia investimenti per 17 miliardi di dollari alle infrastrutture portuali americane. Il problema per Washington è che molti americani hanno notato il dettaglio che l’aumento del prezzo della benzina era iniziato ben prima dell’attacco russo sull’Ucraina, e ora pensano che l’inflazione stia venendo gestita male da Biden, la cui popolarità è scesa al 33%. Oltre ad essere un livello record in negativo, il dato indica con estrema gravità che nel rapporto fra questo presidente e i cittadini qualcosa non va: in tempo di crisi internazionali, infatti, gli americani sono soliti stringersi intorno al loro “commander-in-chief”, però oggi sta avvenendo l’esatto opposto. Come scrive Marc A. Thiessen sullo Washington Post, incolpando dell’inflazione Putin in persona Biden non sta facendo altro che usare le sofferenze del popolo ucraino per coprire la sua disastrosa politica economica. E soprattutto il messaggio che sta cercando di trasmettere suoi cittadini rappresenta un’arma a doppio taglio: Biden sembra dire agli americani “non credete ai vostri occhi, perché vi stanno mentendo! le cose vanno meglio di quello che sembra e bisogna che ve ne convinciate!”. La conclusione di Thiessen è perentoria: quello che la gente odia di più non è un presidente che ha fallito, ma un presidente fallito che dice loro delle falsità.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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