Dopo l’ambasciatore, la Corea del Sud ritira altro personale diplomatico da Kiev
Non si placa la crisi diplomatica fra Corea del Sud e Ucraina. Dopo aver richiamato l’ambasciatore, Seul ha annunciato che manderà via da Kiev altri funzionari.
Zelensky ha rotto il patto di riservatezza
Il mese scorso, parlando all’Assemblea generale dell’ONU, Zelensky ha rivelato che i comandi ucraini avevano consegnato ai colleghi sudcoreani due militari di Pyongyang che tenevano prigionieri da più di un anno. In questo modo, però, il presidente ucraino ha messo a rischio i loro familiari, che potrebbero essere vittima delle rappresaglie delle autorità nordcoreane. Ma soprattutto ha rotto il patto di riservatezza col presidente sudcoreano Lee Jae Myung, che aveva definito il trasferimento “un tema altamente delicato”. Lui stesso è finito sulla graticola delle polemiche, perché sia l’opposizione che l’opinione pubblica non hanno gradito la sua conduzione della vicenda.
Via l’ambasciatore
Per la “rivelazione unilaterale” fatta da Zelensky il governo sudcoreano ha chiesto le scuse ufficiali, che non sono arrivate. Seong Ghi-hong, consigliere presidenziale alle pubbliche relazioni, ha chiesto le scuse di Kiev per questo fatto, che “mina seriamente la fiducia fra i due governi e provoca un danno significativo alle relazioni amichevoli”. Dopo un po’, gli ucraini hanno inviato un messaggio contenente “parole di scusa”, spiega il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun, ma ciò non stato ritenuto sufficiente. Da parte sua, Kiev considerava la situazione ormai risolta, dicendo poi che “la diplomazia deve prevalere sulle emozioni”.
E invece Seul ha mostrato fermezza nella sua posizione di parte lesa, stabilendo di ritirare il suo ambasciatore in Ucraina. Ha quindi lasciato solo il suo incaricato d’affari, con il compito di mantenere le comunicazioni e coordinare la protezione e l’assistenza dei coreani presenti nel Paese. Per evidenziare la mancanza di una conciliazione della faccenda, Seul ha aggiunto di valutare la presa di “ulteriori misure”. E così è stato.
Via il personale diplomatico
Seul ha richiamato anche una parte del personale diplomatico. Il portavoce del Ministero degli Esteri Park Doo-soon ha spiegato che tramite vari canali il suo governo ha fatto presente la sua posizione a quello ucraino, ma che da esso non è arrivata una risposta costruttiva. Ed ecco così la mossa di qualche giorno fa, che Seul ha ammorbidito nei toni con la motivazione della sicurezza fisica dei suoi funzionari. “Alla luce della persistente minaccia di attacchi aerei in tutto il Paese” è diventato difficile garantire al personale diplomatico l’incolumità, così una parte è costretta a ritornare in patria.
Improbabili le forniture militari
Di questo passo si assottigliano le probabilità che Seul faccia eccezioni al principio costituzionale di non fornire armamenti a un Paese in guerra. Venendo meno i Patriot, a Kiev fanno gola i sistemi di difesa antiaerea quali i Cheongung-II e gli obici semoventi K9 Thunder da 155mm. Alcuni dicono che l’inopportuna rivelazione sui soldati prigionieri sia stata per Zelensky un modo di attirare l’attenzione dagli alleati occidentali sulle sue necessità belliche.
Tuttavia l’effetto che ne è scaturito gli si sta ritorcendo contro, con una Corea del Sud che si allontana invece di farsi più vicina e solidale con le forze armate ucraine in difficoltà. Non è servita l’insistenza del consigliere di Zelensky Mykhailo Podolyak, secondo cui Seul non dovrebbe restare neutrale rispetto a quanto accade in Ucraina (anche se i sudcoreani forniscono comunque assistenza umanitaria e finanziaria). Infatti, dice, Pyongyang manda i suoi soldati e partecipa attivamente, incrementandone così le competenze e l’esperienza. Ciò metterebbe Seul in una posizione rischiosa.

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