Le minacce argentine non turbano la vita delle Falkland, che si sentono supportate e protette da Londra. Intervista a Jack Ford, presidente dell’Assemblea Legislativa delle Falkland
Sono passati più di quarant’anni dalla guerra del 1982, ma le isole Falkland nell’Atlantico Meridionale tornano periodicamente di attualità. A ricordarlo spesso è il presidente argentino Milei, che a settembre aveva promesso che le isole entreranno un giorno sotto la giurisdizione di Buenos Aires. A questa minaccia velata ha aggiunto quella esplicita di bloccare le operazioni del progetto di estrazione petrolifera Sea Lion, in via di realizzazione al largo dell’arcipelago. Le frasi di Milei potrebbero essere soltanto sgradevoli provocazioni oppure nascondere intenzioni cattive, ma la reazione del governo delle Falkand è stata composta. L’atmosfera della comunità locale è di piena fiducia nella protezione di Londra.
Abbiamo chiesto dettagli in merito al presidente dell’Assemblea Legislativa delle Falkland Jack Ford. Eletto all’Assemblea nel 2023, oggi ne è il presidente, ma ha anche la delega per altre funzioni fra cui la gestione dei servizi alle imprese, il Tesoro, le Leggi e i Regolamenti. Ha vissuto tutta la vita sull’arcipelago e ha compiuto degli studi universitari in Gran Bretagna. L’onorevole Ford ringrazia per l’interesse verso le sue isole e invita calorosamente i lettori italiani a visitare le Falkland e vederle coi propri occhi.
– Onorevole Ford, crede che Milei fosse serio nelle sue ultime dichiarazioni? Quanto sono preoccupanti o minacciose per il governo e la società delle vostre isole e per il governo di Londra?
– Abbiamo sentito affermazioni simili tante altre volte da parte di svariati governi argentini. Certamente sono parole spiacevoli, ma che non provocano alcun cambiamento qui. La vita nelle nostre isole procede normalmente.
Tali frasi lasciano sempre fuori dal quadro la gente che vive qui. Le Falkland ospitano circa 3500 persone, con molte famiglie che sono qui da 9 generazioni. Nel 2013 abbiamo svolto un referendum che è stato verificato in modo indipendente. L’affluenza è stata del 92% e il 99,8% dei votanti ha scelto di mantenere le cose come sono. Il nostro diritto di decidere sul nostro futuro è garantito dalla Carta delle Nazioni Uniti. E nessuna frase di Buenos Aires lo può cambiare.
– Sotto il punto di visto del diritto internazionale, Milei non può fare nulla per fermare il progetto Sea Lion. Potrebbe però danneggiare la vostra economia sanzionando le compagnie coinvolte o impedendo determinate iniziative?
– L’Argentina ha già provato in passato a fare pressione economica sulle nostre isole, attuando anche misure contro le aziende che operano qui. Ma la nostra economia ha continuato a crescere nonostante ciò. È un’economia basata sulla pesca, sul turismo, sull’agricoltura e sempre di più anche su un variegato settore privato.
Le decisioni sullo sfruttamento delle nostre risorse naturali spettano alle isole Falkland. E noi prendiamo tali decisioni in maniera attenta e nel rispetto di alti standard ambientali. Per quel che concerne il progetto Sea Lion, invece, potranno rispondere meglio le aziende interessate.

– Gli abitanti delle Falkland si sentono protetti dalla guarnigione britannica? Preferireste una maggiore presenza militare di Londra?
– Gli isolani si sentono al sicuro. Siamo grati all’impegno preso dal Regno Unito per la nostra sicurezza e confidiamo nella capacità britannica di difendere le isole. Il governo di Londra ha sempre ribadito con grande chiarezza che il suo impegno in tal senso è incrollabile.
– Si notano delle differenze fra i governi dei Conservatori e dei Laburisti nell’atteggiamento verso le Falkland?
– Il supporto verso il diritto degli isolani all’autodeterminazione è sempre stato con tutta evidenza costante da parte di ciascun governo britannico di entrambi gli schieramenti e anche da parte del Parlamento. Il nostro rapporto col Regno Unito non è una questione di partiti politici: noi apprezziamo molto il sostegno bipartisan che abbiamo ricevuto nel corso di tanti decenni e di tanti governi.
– La realtà quotidiana del vostro arcipelago è poco nota ai lettori italiani. Ci può parlare delle attività dell’Assemblea Legislativa?
– L’arcipelago delle Falkland è internamente autonomo. La nostra Assemblea Legislativa ha otto membri eletti in modo indipendente, scelti dagli isolani ogni quattro anni. Non abbiamo dei partiti politici. Ogni deputato è indipendente e risponde direttamente alla comunità. Le Falkland si autogovernano, mentre Londra detiene sul piano costituzionale materie come difesa e affari esteri.
Il nostro lavoro riguarda tutto ciò che interessa qualunque altro governo: sanità, istruzione, casa, infrastrutture, pianificazione di un’economia sostenibile per le future generazioni – compresa l’approvazione del bilancio pubblico nazionale, che è interamente finanziato dalla nostra stessa economia dell’arcipelago – e la votazione delle leggi, che adottiamo come parte del nostro autogoverno. Essere una piccola comunità significa conoscere personalmente le persone che rappresentiamo. Ed è una grossa responsabilità, oltre che un grande privilegio.


Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.

