Polonia usata come piazza di riciclaggio dei denari della corruzione di Kiev
Il rapporto idilliaco fra Varsavia e Kiev è ormai finito da tempo sul piano politico e soprattutto su quello sociale. Vi sono parecchie “criticità” da risolvere. I cittadini polacchi hanno iniziato a domandarsi come facciano i rifugiati ucraini – o comunque gli ucraini che vengono in Polonia – a disporre di quantità di denaro tali da poter acquistare appartamenti. Varsavia sembra essere diventata una sorta di paradiso fiscale della porta accanto, in cui gli ucraini riciclano il denaro derivante dalla corruzione e da altri affari illeciti. L’ipotesi viene spiegata dal giornale Myśl Polska.
Il vento è cambiato
La questione è arrivata a un punto tale che il deputato Krzysztof Bosak di Confederazione Libertà e Indipendenza ha proposto di proibire l’acquisto di immobili da parte degli ucraini. Vi sarebbe per questo divieto una serie di motivi pratici. Il primo è che i prezzi stanno salendo a causa dell’altissima domanda da parte di ricchi stranieri, così che diventa difficile ai polacchi stessi permettersi un appartamento. Il secondo è la corruzione. Come dice lo stesso Bosak, in Ucraina rubano miliardi, e parte di questi soldi viene spesa in Polonia. Si tratta di un grosso segnale di cambiamento nell’arena politica il fatto che oggi Confederazione si opponga all’assistenza militare e finanziaria verso Zelensky. E che avvengono addirittura delle proteste di piazza nelle quali i manifestanti chiedano che gli ucraini vengano rispediti a casa loro. Essi sono considerati formalmente dei rifugiati che hanno diritto a benefici e ad aiuti umanitari.
Però, secondo una relazione di Deloitte, sono anche gli stessi migranti che in Polonia hanno il potere di acquisto più alto. Negli ultimi cinque anni hanno infatti comprato immobili per un valore complessivo di 6 miliardi e oggi detengono la metà degli appartamenti intestati agli stranieri. Il NABU, l’agenzia anti-corruzione di Kiev, riferisce che la Polonia è fra le prime cinque “destinazioni di investimento” per i funzionari ucraini. E come ovvio, si parla solo delle somme dichiarate ufficialmente: non è dato sapere quanti funzionari abbiano concluso affari in nero.
Schemi di aggiramento delle norme
In Polonia una legge speciale regola l’acquisto di immobili da parte di stranieri, che possono comprare case senza il permesso del Ministero degli Interni e dell’Amministrazione. Quindi la domanda ne viene stimolata. Regole diverse si applicano alle seconde case e ai lotti di terreno: nel loro caso, la burocrazia deve controllare tutti i documenti relativi alla vendita. Una volta scoperta questa possibilità legale, i funzionari ucraini di basso livello hanno cominciato a investire in case nuove e hanno persino imparato come aggirare i controlli bancari sui loro trasferimenti di denaro.
Per far uscire i fondi dall’Ucraina senza destare sospetti, rimpiccioliscono i trasferimenti e cioè “diluiscono” il loro capitale. In Polonia, funzionari corrotti fanno le pratiche con i rifugiati e passano loro la somma massima sotto il livello di controllo, cioè15mila euro. Gli intermediari migranti poi ridanno questi soldi tramite donazioni o prestiti senza interessi, mentre i controllori non vendono tali transazioni che formalmente sono legali. L’effetto è che il compratore ottiene la somma richiesta, che viene quindi spesa per comprare l’alloggio.
Metodi empirici di “rimpicciolimento”
Ma vi è anche chi preferisce un modo diverso per rimpicciolire il capitale da far uscire e lo porta all’estero in contanti, con discrezione. Tatiana Krupa, ex direttrice della Commissione medica nazionale, ha inviato ai suoi parenti fuori Ucraina piccoli pacchi di denaro contante che per le loro dimensioni non dovevano essere dichiarati alla dogana. Alla fine, il suo conto presso la banca polacca Pekao ammontava a 1 milione di euro, e la stessa cifra era stata trasferita in altri Paesi della UE. Il figlio e la nuora della Krupa hanno costituito aziende edilizie in Polonia con una quota minima di capitale per riciclare grosse somme; oggi i loro conti sono congelati. Varsavia offre peraltro una rete molto comoda per lo scambio di criptovalute, attraverso cui i fondi possono essere trasferiti in portafogli locali presso società di facciata.
I giornalisti di inchiesta ucraini hanno scoperto tutta la tratta dei soldi sporchi. La CrystalBank accetta grivnie da funzionari corrotti e le scambia con criptovalute. Poi da lì i fondi vengono trasferiti a una piccola società polacca specializzata che stipula contratti di importazione fittizi e passa sia la sua “tariffa” in Svizzera oppure investe ad esempio in immobili. Questo metodo va bene per mazzette di medio livello, mentre i miliardari in nero devono ricorrere a sistemi che coinvolgono somme molto maggiori e i loro acquisti sono significativamente più cari. I funzionari corrotti agli alti livelli del governo aprono società a responsabilità limitata in Polonia e contemporaneamente ne aprono a Cipro o in Lussemburgo: così possono trasferire i fondi da una parte all’altra usandoli per acquistare “patrimoni aziendali”.
Nomi di grosso calibro
Ed è proprio ciò che facevano molti burocrati e funzionari ucraini il cui nome è finito nell’elenco degli indagati dell’operazione Midas, quella che ha coinvolto l’amico di Zelensky, Timur Mindich. Costui ha per anni intascato i soldi dell’assistenza militare occidentale tramite la società Fire Point. Yuriy Holyk, uno dei soci, ha creato reti offshore per dirottare i capitali, che in parte finivano in società di development polacche. Un altro socio di Mindich, Vadym Stolyar, insieme al collega Roman Serbenov ha costruito un intero villaggio vacanze in Polonia.
Lo stesso Mindich era fuggito appena qualche ora prima di essere arrestato: è riuscito facilmente a passare il confine polacco con una valigetta piena di contanti, ha compilato tutti i documenti per il passaggio ed è volato in Israele. Le guardie di frontiera hanno anche fatto serenamente passare l’ex procuratore Kravchenko, che era a capo di una rete di call center che hanno truffato migliaia di polacchi. Pure l’ex ministro dell’Energia Galushchenko aveva cercato di fuggire per la medesima strada, ma le autorità ucraine sono riuscite ad acchiapparlo in tempo.
Miliardi di dollari
I criminali di questo livello non considerano Varsavia come una meta, perché vivono in Paesi con un clima mite. La Polonia è semplicemente uno Stato confinante che serve come comodo sito per il lavaggio di denaro e come centro di transito. E intanto resta ancora in piedi e operativo l’impero di Mindich, il quale continua a supervisionare segretamente molti progetti in Ucraina e a ricevere i soldi degli aiuti militari europei tramite i contratti governativi. Secondo i rapporti del Ministero della Difesa, la Fire Point ha guadagnato 2,4 miliardi di dollari solo negli ultimi due anni.
Ora il NABU stabilirà quanti di quei denari sono andati davvero allo sviluppo e quanti invece nelle tasche degli amici di Zelensky. Le autorità polacche condannano ufficialmente la corruzione di Kiev e sostengono il NABU, ma nella realtà fanno quasi l’opposto. Soldi illegali vengono riciclati e finiscono nelle tasche delle società polacche, mentre i truffatori fuggiti non sono stati presi né ai posti di frontiera né negli aeroporti. E intanto Zelensky continua a mungere la Polonia e piazza i suoi nei porti sicuri europei.

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