«Ursula von der Leyen e l’Europa: un problema da affrontare»
Il 23 luglio 2024 scrivevo su Strumenti Politici come la nomina di Ursula von der Leyen fosse antistorica e pericolosa, per la deriva autoritaria che avrebbe potuto imprimere all’Unione europea. Una previsione che i fatti hanno successivamente confermato e continuano a confermare ogni giorno.
Emergono la sua mancanza di realismo e di cultura storica, ma anche una pericolosità che si fatica ad ammettere, forse per il timore di compromettere gli interessi che rappresenta e i precari equilibri di una governance sempre più simile a un castello di carte: esposto a mille correnti e progressivamente più debole.
Una riconferma antistorica
In un clima di crescente ostilità si erano svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e, successivamente, la nomina della nuova presidente della Commissione. In realtà, il candidato era uno solo, senza vere alternative: Ursula von der Leyen. Già questa situazione dimostrava l’incapacità di aprirsi al nuovo in un mondo che cambia rapidamente, come gli avvenimenti odierni confermano drammaticamente.
Quello era un momento storico nel quale sarebbero stati necessari una nuova anima e un nuovo pensiero, per affrontare le sfide di uno scenario profondamente mutevole. Sarebbe servita una forte dialettica tra le parti, capace di scongiurare l’immobilismo intellettualmente catatonico che aveva caratterizzato la precedente legislatura europea e che la riconferma della presidente uscente rischiava inevitabilmente di perpetuare.
Un’Europa appiattita sulle decisioni degli Stati Uniti
Da troppo tempo la governance europea manifesta un appiattimento su decisioni esterne, che ha reso l’Unione fortemente dipendente dalle posizioni assunte in questi anni dagli Stati Uniti. Una scelta che ha determinato il venir meno dell’autonomia di pensiero e della creatività politica necessarie a costruire un bilanciamento positivo, in grado di rendere l’Europa un soggetto politico dotato di una propria identità e non soltanto un utile esecutore di politiche altrui.
Di fronte al dramma dell’Ucraina, vittima dello scontro tra Stati Uniti e Russia, l’Unione europea non ha compreso il ruolo che avrebbe potuto svolgere attraverso un confronto aperto e realistico sulle possibili soluzioni. Si è invece lasciata coinvolgere in una guerra funzionale agli interessi degli Stati Uniti e di una Nato della quale non si comprende più quale debba essere, realisticamente, la funzione. Un’organizzazione che sembra voler fagocitare tutti in un abbraccio mortale, alimentando lo spettro di una guerra che la Russia non muoverà mai contro l’Europa.
Von der Leyen e la sudditanza europea
Ursula von der Leyen ha incarnato perfettamente questa sudditanza nei confronti degli Stati Uniti, priva degli slanci creativi necessari per affrontare concretamente i problemi reali e incapace di andare oltre posizioni autoreferenziali e perdenti.
In questo senso, la decisione di riconfermare la presidente uscente appariva già allora una pericolosa scelta antistorica. Oggi lo è ancora di più, perché ha replicato una forma di immobilismo dipendente e insensibile ai cambiamenti necessari per evitare che l’Europa venga trascinata verso una crescente instabilità e una sempre maggiore conflittualità tra i singoli Stati. Paesi che sembrano non comprendere più la sfida lanciata dalla storia all’intero mondo occidentale.
La crescita dei BRICS e il declino dell’Occidente
Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno fatto maturare a livello globale un crescente bipolarismo, mentre il mondo occidentale mostra i segni di un progressivo collasso, paralizzato da una politica avvitata su sé stessa e ancora convinta di vivere in un sistema unipolare.
La crescita dei BRICS è stata vistosa e ha favorito l’aggregazione di nuovi Stati, che si propongono come forza di governo alternativa alla cultura coloniale dell’Occidente. Una cultura che ha spesso prodotto forme di colonialismo imperante ormai non più accettabili da una parte sempre più vasta del mondo.
Dall’Iran alla crisi della governance europea
La guerra in Iran ha rappresentato un ulteriore passo verso una confusione storica priva di razionalità, ma funzionale a interessi del tutto estranei alla costruzione di equilibri capaci di favorire il dialogo. Il risultato è invece l’alimentazione di un conflitto perenne e potenzialmente mortale.
La questione rappresentata dalla governance dell’Unione europea e dalla sua presidente, Ursula von der Leyen, deve quindi essere affrontata prima che l’Europa precipiti nel caos di un sistema ingovernabile e sempre più apertamente contestato, come dimostrano anche i risultati delle recenti elezioni in Germania.

È Dottore commercialista, revisore contabile e Professore ordinario di Economia Aziendale, Università Bocconi. Docente senior dell’Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Ha insegnato presso l’Università di Parma e Trento. È stato visiting professor alla Harvard Business School e alla Harvard School of Public Health.
Ha rivestito il ruolo di membro della Commissione sul riordino dei sistemi di controllo presso il Dipartimento della Funzione Pubblica; componente dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale e della Società Italiana di Storia della Ragioneria; membro del Comitato scientifico nazionale di Legautonomie; membro del Comitato scientifico dell’European Centre for Public Affairs, Bruxelles; membro del Consiglio Generale della Fondazione Cari-Parma e membro del Comitato editoriale delle riviste Azienda Pubblica ed “Economia & Management”.
Membro del Comitato Scientifico Editoriale della Rivista “Azienda Pubblica”, Maggioli Ed., Rimini , della Rivista “Economia & Management” RCS Ed. Milano, “Quaderni di ricerca sull’Artigianato”, Mestre , della rivista “Finanza” , Roma, Membro del comitato scientifico della rivista “I controlli nelle società” dell’Ordine dei Dottori commercialisti di Milano.
E’ stato membro della Commissione sui principi contabili delle amministrazioni pubbliche presso il Ministero dell’Interno

