La Dottrina Sociale non è una terza via: è un criterio per stare nella realtà. A Rimini il confronto sul libro di Benedetto Delle Site, nel cartellone “Tracce di Magnifica Humanitas”

La Dottrina Sociale non è una terza via: è un criterio per stare nella realtà. A Rimini il confronto sul libro di Benedetto Delle Site, nel cartellone “Tracce di Magnifica Humanitas”

28 Agosto 2026 0

La Dottrina Sociale della Chiesa cattolica non è una qualunque terza via tra le visioni socialiste, nelle loro diverse nature e declinazioni, e quelle improntate ai vecchi e nuovi liberal-liberismi. È, piuttosto, un criterio di giudizio e di azione fondato su Cristo e sull’aderenza al reale. Forte di una consapevolezza antropologica che le consente davvero di mettere al centro la persona, essa può cogliere e accogliere le sfide di ogni tempo, compreso questo nostro cambio d’epoca, concorrendo concretamente alla costruzione del bene comune.

Le parole introduttive di Daniele Barale, collaboratore di Tempi e di questa testata, hanno offerto subito la cornice all’incontro dedicato a “La Dottrina Sociale della Chiesa – La profezia di Leone XIII ai tempi di Leone XIV”, il volume di Benedetto Delle Site, edito da Historica con la prefazione del cardinale Angelo Bagnasco.

L’appuntamento si è svolto nella mattinata di lunedì 24 agosto, presso lo stand del network “Ditelo sui tetti”, nel contesto di “Tracce di Magnifica Humanitas”, cartellone collaterale al programma principale del Meeting di Rimini. Un confronto particolarmente significativo nella 47ª edizione dell’evento nato dal carisma di Comunione e Liberazione, segnata dalla presenza di Leone XIV nei padiglioni riminesi, certamente il momento più rilevante del Meeting.

“Ditelo sui tetti”, coordinato da Domenico Menorello, è un network civico, prepolitico e condiviso che intende attraversare insieme la grande “questione antropologica” nelle scelte pubbliche, fino a offrire ai decisori idee, iniziative e proposte al servizio del bene comune. Un luogo di confronto nel quale la Dottrina Sociale non viene considerata un repertorio di risposte precostituite, ma una chiave per leggere la realtà e orientare l’azione.

A confrontarsi sul libro sono stati Lorenzo Malagola, segretario della Commissione Lavoro della Camera dei deputati, don Gabriele Mangiarotti, direttore di CulturaCattolica.it, Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita Italiano, collegata in video, e Marco Invernizzi, reggente di Alleanza Cattolica. A coordinare il confronto è stato Daniele Barale.

Affrontare le sfide, senza paura

Per Lorenzo Malagola, di fronte alle sfide epocali del presente, la Dottrina Sociale offre innanzitutto una chiave per affrontarle senza paura.

Di fronte alle sfide epocali che abbiamo davanti, il Papa, anche qui da Rimini, ci ha invitato a non separarci dal mondo: i cristiani debbono dare un contributo per costruire con comunione la Città dell’uomo.

Un compito che parte da una concezione dell’umano non riducibile alla dimensione tecnologica: «L’uomo non è un algoritmo, bensì relazione, e in questa sua natura costruisce rapporti e opere». Da qui la responsabilità della politica, chiamata, secondo Malagola, «alla concretezza, a non cedere alla tentazione ideologica o tecnocratica». Un’indicazione particolarmente significativa davanti alle trasformazioni del lavoro e all’impatto dell’intelligenza artificiale, poiché

Di fronte al rischio del superamento del lavoro, o meglio della sua svalutazione, dobbiamo ricordare che fare a meno del lavoro significa liquidare anche la persona umana, che nel lavoro trova uno spazio di protagonismi.

La necessità di una bussola

È proprio qui che la Dottrina Sociale può diventare «una bussola». Malagola ha richiamato, a questo proposito, anche una scelta concreta della legislatura, la legge sulla partecipazione dei lavoratori alla vita e agli utili dell’impresa, «che attua l’articolo 46 della Costituzione». E ha concluso con un invito che riguarda direttamente il senso del libro di Delle Site:

Libri come questo ci richiamano, come laici, a considerare e valorizzare tutto intero il patrimonio rappresentato dalla Dottrina Sociale.

Per don Gabriele Mangiarotti, direttore di CulturaCattolica.it, la Dottrina Sociale non è invece qualcosa di astratto: «La si impara guardando alle esperienze in atto che nascono da una passione alla vita». È un patrimonio culturale dei cattolici, ma anche una risorsa per tutti. Il richiamo è alla celebre affermazione di san Giovanni Paolo II secondo cui

una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta.

La Dottrina Sociale, dunque, non è soltanto un corpus di insegnamenti: fonda il giudizio sulla realtà e muove a una presenza originale dei cattolici nella società. Una presenza che non si limita alle parole, ma che attraverso le opere rende ragione di un diverso modo di stare nel mondo. È proprio questa concretezza, secondo Mangiarotti, a «impedire che la Dottrina Sociale venga ridotta a un sistema teoretico separato dalla vita».

La questione della vita

Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita Italiano, intervenuta attraverso un videomessaggio, ha evidenziato uno dei meriti del volume di Delle Site è «avere posto in luce la natura sociale della questione della vita». La difesa della vita dal concepimento alla morte naturale non riguarda soltanto, e settorialmente, la bioetica. È «una grande questione sociale, forse la più grande», perché mette in gioco il modo stesso con cui una società riconosce la dignità della persona e costruisce il proprio futuro.

Marco Invernizzi, reggente di Alleanza Cattolica, ha ricordato che la preoccupazione principale della Chiesa è certamente la salvezza delle anime, ma che essa non può essere separata dalle condizioni concrete, anche sociali, nelle quali le persone vivono. «La Chiesa deve dire la Verità con Carità», ha sottolineato, e anche la Dottrina Sociale «dice la verità dell’uomo sull’uomo». Da qui anche la necessità di non avere paura dei temi divisivi. Invernizzi ha richiamato una considerazione del cardinale Angelo Scola, quando era arcivescovo di Milano: non affrontare i temi divisivi è precisamente il modo più sicuro perché diventino sempre più divisivi. Occorre invece «portare un contributo originale e davvero adeguato all’umano», quale la Dottrina Sociale può offrire.

La libertà nella verità

Lo stesso Benedetto Delle Site, autore del volume, ha insistito sulla natura non semplicemente teoretica della Dottrina Sociale:

Non è un pensiero teoretico, bensì uno strumento che consente di far essere la libertà nella verità.

Una definizione che sintetizza efficacemente il percorso proposto dal libro: la Dottrina Sociale non come repertorio di formule o come una collocazione intermedia nello spazio politico, ma come criterio per leggere la realtà e assumere responsabilità dentro di essa.

Il volume, edito da Historica e prefato dal cardinale Angelo Bagnasco, muove dalle radici della Dottrina Sociale e dal magistero di Leone XIII per mostrare come essa sia nata non come una raccolta occasionale di prese di posizione, ma come un pensiero capace di misurarsi con la modernità. La scelta del nome da parte di Leone XIV diventa così l’occasione per tornare a interrogarsi sull’attualità di quelle intuizioni e sulla loro capacità di parlare al presente. Non un esercizio di archeologia ecclesiale, dunque, ma la riproposizione di domande fondamentali: chi è l’uomo? Che cosa significa libertà? Quale rapporto deve esistere tra economia e morale, tra politica e verità, tra sviluppo e bene comune? La Dottrina Sociale, nella prospettiva del libro di Delle Site, torna così ad essere uno strumento per affrontare il cambio d’epoca.

Qualche cosa di originale in dono

È questo, in definitiva, il valore dell’incontro riminese: riaffermare con schiettezza che i cattolici hanno qualcosa da dire e qualcosa da dare di originale. Non una “terza via” costruita a tavolino, né la pretesa di occupare uno spazio politico, ma la testimonianza di una fede che nella dimensione sociale non perde la propria identità e, proprio per questo, sa dialogare con tutti senza cedere all’indistinto, senza confondere il dialogo con la rinuncia alla verità e senza perdersi nella mediazione infinita. Una fede aperta, capace di confrontarsi con il cambio d’epoca, di misurarsi con il lavoro e la tecnologia, con la vita e la libertà, con la politica e l’economia. E capace di attrarre non perché cerca semplicemente consenso, ma perché mostra, attraverso giudizi, proposte e opere, la possibilità concreta di un modo diverso e più umano di abitare la realtà.

Marco Margrita
Marco Margrita

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