Il processo agli attentatori ucraini del Nord Stream farà incrinerà il rapporto tedesco con Kiev

Il processo agli attentatori ucraini del Nord Stream farà incrinerà il rapporto tedesco con Kiev

26 Agosto 2026 0

Comincerà in autunno il processo contro gli attentatori ucraini che hanno fatto saltare il gasdotto Nord Stream. Costoro hanno distrutto un’infrastruttura energetica costosissima e fondamentale di un Paese alleato, anzi del loro principale sostenitore. In altre parole, hanno sferrato un attacco alla sicurezza energetica di un membro della UE e della NATO. Ci sarebbero così gli estremi per rovinare l’immagine di Kiev agli occhi dei tedeschi e di tutti gli europei. Ed è per questo che il caso sta passando praticamente sotto silenzio da parte dei media continentali. Wolfgang Munchau, direttore di Eurointelligence ed editorialista del britannico Unherd, scrive le sue considerazioni in merito.

Verso il processo

Le autorità tedesche hanno arrestato un altro presunto membro del commando che nel settembre 2022 ha fatto saltare il Nord Stream. Dalla settimana scorsa è detenuto nella città costiera di Pula in Croazia Volodymyr Zhuravlev, subacqueo di profondità. Incredibilmente, è stato anche consulente sul set del regista Doug Liman per il suo prossimo film Snake Island, che riguarderà la squadra di sommozzatori ucraini che avrebbe effettuato l’operazione contro il Nord Stream. La distruzione di questa infrastruttura, che portava alla Germania il gas russo a buon mercato, ha rivelato un aspetto della strategia militare della difesa di Kiev che finora era rimasta nascosta. È diventato chiaro come gli ucraini abbiano cercato di rompere le relazioni russo-tedesche, che vedono come una minaccia diretta alla propria sicurezza.

Il primo processo penale al riguardo inizierà il 26 ottobre ad Amburgo e metterà a nudo molti dettagli spiacevoli. Gli inquirenti potrebbero fare domande del tipo: chi ha ordinato gli attacchi? che cosa sapeva il presidente Zelensky? e quando lo ha saputo? L’attentato ha lasciato la Germania in una condizione di crisi energetica perenne. Se da un lato non credo che il processo intaccherà il supporto tedesco a Kiev nel breve periodo, potrebbe comunque rendere Berlino – a seconda di quanto emergerà – più riluttante ad appoggiare in futuro l’ingresso dell’Ucraina nella UE e nella NATO.

Storia del gasdotto

L’esplosione del gasdotto ha una lunga premessa. I rapporti energetici con la Russia risalgono agli anni ‘70, mentre l’ex cancelliere e amico personale di Putin Gerhard Schröder intensificò la relazione proponendo nei primi anni 2000 i piani per le condutture sotto il Mar Baltico. Quel progetto è poi diventato noto come Nord Stream. Il suo primo ramo, che entrò in funzione nel 2011, correva da San Pietroburgo al Mecklenburg-Vorpommer nella Germania orientale. Prima dello scoppio delle ostilità, il Nord Stream 1 dava il 55% delle forniture di gas della Germania. Il Nord Stream 2, completato solo nel 2021, sarebbe stato in grado di aumentare significativamente quell’afflusso energetico.

I tedeschi trattavano i loro rapporti d’affari coi russi come qualcosa di separato dalla geopolitica. La risposta classica data dai rappresentanti di Berlino prima della guerra era che gli scambi commerciali costituivano il modo migliore per incoraggiare la democrazia in Russia. La chiamavano Wandel durch Handel, cambiamento tramite commercio. Se fa rima, allora dev’essere vero… Invece i Paesi dell’Europa Orientale, in particolare la Polonia, vedevano il Nord Stream come una minaccia alla sicurezza. Se per il suo gas la Germania si rendeva dipendente dalla Russia, la Polonia sarebbe nuovamente stata circondata da un’alleanza ostile.

Al gruppo dei critici si è in seguito unita la Francia. Cosa più importante, il Congresso americano ha poi approvato una serie di leggi con appoggio bipartisan che imponevano sanzioni ai tedeschi coinvolti in questo affare, anche se non hanno preso di mira Schröder. Quest’ultimo era il direttore e il supervisore del progetto. Hanno però sanzionato Matthias Warnig, l’amministratore delegato del Nord Stream, un ex ufficiale della Stasi nonché amico personale del presidente russo.

Dipendenza energetica

La diplomazia dei gasdotti si era particolarmente scaldata nei due anni che hanno preceduto l’attacco russo del febbraio 2022. Io stesso ho criticato le infrastrutture che avevano reso Berlino dipendente dal gas russo e minato la solidarietà europea. Al tempo non c’era praticamente nessuno che in Germania pensava all’energia in termini geopolitici, ma altrove lo pensavano tutti. Pochi giorni prima che Putin invadesse l’Ucraina, il governo tedesco aveva deciso di mettere in pausa il Nord Stream 2, che era stato già costruito, ma non ancora utilizzato. Occorrevano ancora le varie certificazioni. Iniziata l’operazione speciale russa, il progetto è morto.

Ma il Nord Stream 1, il gasdotto più vecchio, era ancora operativo. Persino i Verdi, l’unico partito tedesco di rilievo che si era opposto al Nord Stream 2, era favorevole a che il Nord Stream 1 continuasse a funzionare. In quel periodo i Verdi erano responsabili per la politica energetica del governo tedesco. Mentre la Germania abbandonava il nucleare e il carbone, il Paese non aveva alternative al gas. Persino quando la gran parte dell’energia veniva da fonti rinnovabili, avevano ancora bisogno del gas per coprire il fabbisogno nella fasi senza vento o sole. Vi erano però dei fornitori alternativi anche all’epoca, per esempio gli USA e il Qatar, che potevano dare il GNL. Però Berlino non era dotata delle infrastrutture per sfruttarlo, mentre il gas russo veniva pompato direttamente nella rete energetica.

Chi è stato?

Ciascuno dei gasdotti, il vecchio Nord Stream 1 e il nuovo Nord Stream 2, consistevano di due grandi condutture. Il 26 settembre 2022 tre dei quattro rami (tutti e due quelli del Nord Stream 1) esplosero in prossimità dell’isola danese di Bornholm. All’inizio vennero sospettati i russi; poi il giornalista americano Seymour Hersh scrisse un articolo in cui sosteneva che l’attentato era stato compiuto su volere della CIA. Gli inquirenti tedeschi hanno infine stabilito che l’attacco è stato lanciato da un’imbarcazione affittata in Germania da un gruppo di cittadini ucraini collegati all’esercito e ai servizi segreti di Kiev. Il governo ucraino inizialmente ha cercato di sviare l’attenzione dalle prove, suggerendo che il piano era stato finanziato da un privato facoltoso, ma questa versione è stata smontata.

Coloro che hanno agito erano sommozzatori e specialisti di esplosivi ben addestrati. Le condutture erano a 80 metri sotto il livello del mare e andare così in profondità non è qualcosa che impari alla scuola locale di sub. Le autorità tedesche hanno deciso che si è trattata di un’operazione militare in piena regola. Il peso ipotizzato degli esplosivi C4 utilizzati era nell’ordine dei 50-100 chili e solamente un governo potrebbe disporre di tale quantitativo. La magistratura ha quindi emesso un mandato di arresto europeo per quei soggetti, di cui il primo è stato preso nell’agosto 2025 dalla polizia italiana. Si tratta di Serhiy Kuznetsov, sospettato di essere il caposquadra, che si era tranquillamente recato in vacanza in Italia, da cui però è stato estradato in Germania ed è ora in un carcere di massima sicurezza.

Il suo processo dovrebbe cominciare in autunno. Ciò che rende confuso è come facesse Kuznetsov a pensare di potersene andare serenamente in giro in vacanza dentro l’Unione Europea. E sorprende ancora di più il secondo sospettato Volodymyr Zhuravlev, di cui le autorità polacche avevano in precedenza negato l’estradizione, anche lui tranquillamente in ferie all’estero. La scorsa settimana la polizia croata lo ha arrestato. Questo è un aspetto della storia che trovo sconvolgente. Sono agenti operativi altamente preparati e dotati di passaporti falsi: perché mai dovrebbero andare a riposarsi in luoghi non sicuri?

Copertura mediatica scarsa

Fin qui ci sono tutti gli ingredienti di un’avvincente spy story. Ma presto potrebbe diventare una vicenda politica. Conteranno molto i dettagli. Nel suo libro “The Nord Stream Conspiracy”, il giornalista dello Wall Street Journal Bojan Pancevski sostiene che l’attentato venne organizzato dalla rete militare di intelligence ucraina e che l’allora comandante in capo delle Forze armate Valery Zaluzhny, oggi ambasciatore a Londra, era l’ufficiale coinvolto al più alto livello. Non si sa se Zelensky stesso abbia dato l’ordine o ne fosse solamente informato. Non credo nemmeno che ciò sia davvero importante. Ma in qualità di presidente, è responsabile delle azioni dei suoi militari e dei suoi servizi segreti. Dunque, ciò che conta è che un commando ucraino abbia sabotato un’infrastruttura energetica fondamentale di un Paese amico.

I media hanno parlato delle esplosioni e degli eventi susseguenti con poco entusiasmo. Probabilmente i capi redazione non volessero essere accusati di diffondere propaganda anti-ucraina. I giornali hanno invece fatto il tifo per Kiev, ma questa storia del gasdotto non si addiceva affatto all’adorazione dello Zelensky-eroe. Nemmeno il governo tedesco ha commentato l’inchiesta della magistratura. Tuttavia, vale la pena ricordare che sia Scholz sia Merz avrebbero potuto fermare le indagini, se avessero voluto. I polacchi sono infuriati per questo. La scorsa settimana il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato che il crimine peggiore è stato costruire l’infrastruttura, non distruggerla. Ricordo pure un tweet dell’attuale ministro degli Esteri di Varsavia Radoslaw Sikorski, che all’epoca faceva l’europarlamentare: “Thank you, USA.”.

Fine del supporto tedesco

Ma allora è stato davvero un complotto? Nel corso della mia carriera giornalistica, sono giunto alla conclusione che vi sono stati meno complotti di quanto pensi la gente. Di solito, ciò che sembra una cospirazione è solo una serie di abbagli. Credo che si sia verificato lo stesso anche qui: un enorme errore di valutazione da parte degli ucraini. Nell’estate del 2022 erano riusciti a spingere indietro i russi e il conflitto andava nel verso giusto per loro. Tutti volevano una foto con Zelensky. L’Ucraina pensava che fosse in suo potere di far sì che i tedeschi non ricostituissero la loro stretta relazione con Mosca. Ma dopo che l’amministrazione Trump ha terminato il supporto finanziario e gran parte di quello militare, il principale promotore di Kiev è diventata Berlino. E allora cosa contavano di ottenere gli ucraini? Comunque finisca questa storia, non mi aspetto che la Germania torni alla sua vecchia e ingenua visione favorevole alla Russia né sarà di nuovo dipendente dal gas russo.

Prospettive

Tuttavia, non posso escludere che la possibilità che Berlino, a guerra terminata, riapra almeno uno dei gasdotti. La Germania si affida al gas naturale e la Russia può diventare una delle sue fornitrici. Siamo ad appena un inverno freddo da una crisi energetica in Germania, e quando accadrà ci ricorderemo di chi ha distrutto le condutture. E persino senza una crisi invernale, suppongo che il futuro supporto tedesco all’Ucraina sia meno entusiasta di come invece sarebbe potuto essere. Dal processo incombente usciranno molte informazioni interessanti per l’opinione pubblica e i media le riporteranno. Il partito di destra Alternative für Deutschland sta già gonfiando il polverone sulla questione dell’attentato all’infrastruttura. I suoi esponenti chiedono: perché aiutare un Paese che ha bombardato il nostro gasdotto? È difficile rispondere a questa domanda. Di sicuro il governo tedesco non ha risposto.

Redazione Strumenti Politici
Redazione Strumenti Politici

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici