La risposta della società russa agli attacchi dei droni non è quella che speravano gli ucraini
Nell’ultimo periodo gli ucraini sono riusciti a piazzare colpi in profondità nelle retrovie russe, lanciando i loro droni contro obiettivi civili e infrastrutture energetiche. Ma non hanno ottenuto l’effetto materiale e psicologico sui contavano: secondo l’analisi del Christian Science Monitor, giornale americano pubblicato dal 1908, i russi non hanno ceduto al panico o alla stanchezza, né pensano di dover accettare le condizioni di Kiev per fermare le ostilità. Anzi, molti di loro credono sia opportuno intensificare l’avanzata, per costringere Zelensky a trattare.
Drone verso la spiaggia
Alexey Mukhin, capo della Center for Political Information, società indipendente di consulenza situata a Mosca, racconta che si trovava in vacanza alla fine di giugno presso una località sul Mar Nero vicino a Sochi quando un drone ucraino è stato abbattuto dalle difese russe, provocando una tonante esplosione, ben visibile dalla spiaggia affollata di bagnanti. Nessun di loro è sembrato particolarmente scosso, ma è proprio ciò che scosso Mukhin, che spiega come molti dei presenti non abbiano nemmeno prestato attenzione a quanto accaduto. Il motivo è che si tratta di qualcosa che avviene quasi tutti i giorni. E quindi la gente si è abituata. Ero io il più nervoso su quella spiaggia, dice Mukhin.
Nuovi inconvenienti
I droni ucraini hanno colpito la Russia in profondità nelle retrovie, causando carenze di benzina e lunghe file alle stazioni di servizio, anche nella capitale Mosca. Sono questi attacchi ad abbattere l’umore del russo medio molto più di quanto non sia avvenuto in questi 4 anni e mezzo di conflitto. Kiev è riuscita a portare lo scontro dentro la Russia negli ultimi mesi grazie a ondate di attacchi coi droni su obiettivi strategici in vari punti del Paese, soprattutto gli impianti di produzione energetica.
L’opinione pubblica russa lo ha certamente percepito, ma forse non ha risposto nel modo in cui gli ucraini avrebbero voluto. Per molti russi – in particolare moscoviti – è la prima volta che la guerra arriva così vicino a casa. La gente comune è irritata per i disagi e le interruzioni ad Internet e alle comunicazioni telefoniche che le autorità dicono essere collegate agli attacchi, mentre le piccole imprese subiscono un incremento delle tasse dovuti ai costi dello sforzo militare, ma passare delle ore per poter fare il pieno alla macchina rappresenta un nuovo livello di inconveniente.
Cambio di tono
Sergey Strokan, un analista politico indipendente, sostiene che l’aumento degli attacchi di droni sta mettendo pressione all’economia e alle infrastrutture civili e sta certamente influenzando il morale generale. La tensione sociale sta crescendo e la gente è preoccupata. Le cose non stanno andando avanti come prima, conclude. Gli esperti come Strokan e Mukhin dicono che l’idea che i russi possano cedere al panico quando la pressione cresce è sbagliata. Sebbene vi sia una sempre maggiore stanchezza verso il conflitto e il numero di persone favorevoli ai colloqui di pace sia alta, le voci che chiedono una continuazione più agguerrita delle ostilità contro l’Ucraina stanno diventando più grosse e più convincenti. L’opinione pubblica sta mutando, spiega Strokan, ma non necessariamente nella direzione che in Occidente sembrano aspettarsi.
Una certa scarsità
Nel corso di una recente intervista col giornalista della tivù di Stato Pavel Zarubin, il presidente russo Vladimir Putin ha fatto una rara ammissione delle difficoltà attuali: gli attacchi crescenti contro ponti, raffinerie e camion che trasportano carburante stanno creando problemi e una certa scarsità. Secondo i media russi, si tratta di limitazioni alla vendita di benzina in almeno 20 regioni del Paese, mentre in altre i prezzi sono schizzati alle stelle e vi sono interruzioni delle forniture.
La regione messa peggio è la Crimea, annessa nel 2014, dove i colpi ai ponti e alle infrastrutture hanno gravemente ridotto la distribuzione del carburante, rovinato la stagione turistica e costretto le autorità a dichiarare lo stato di emergenza. Un attacco inferto a metà giugno ha danneggiato gravemente la raffineria di Kapotnya, che dà il 40% della benzina alla regione di Mosca, provocando il primo serio deficit nella capitale da molti anni a questa parte. Un tassista, che ha voluto rimanere anonimo, ha detto che diverse stazioni di servizio vicine a casa sua, nella parte nord-occidentale della capitale, erano proprio chiuse lo scorso lunedì, e ha dovuto attendere quasi due ore presso un altro benzinaio prima di riuscire a fare il pieno, comunque al prezzo consueto di 74 rubli al litro.
Obiettivo psicologico
Nel corso dell’intervista Putin ha ribadito che non si tratta di problemi “critici”, perché i danni lasciati sono rapidamente riparabili e le difese antiaeree russe stanno sviluppando nuove tattiche e nuove armi per contenere le aggressioni ucraine. Viktor Litovkin, esperto di cose militari per l’agenzia di informazione RIA, asserisce che le difese antiaeree russe solitamente abbattono la gran parte dei droni ucraini e che solo pochi di essi riescono a passare, in particolare intorno alle grandi città come Mosca e San Pietroburgo. Litovkin spiega che gli attacchi stanno diventando più intensi, coi droni che arrivano a sciami, una formazione con cui confrontarsi è tecnicamente difficile. Ma è la proprio la natura della guerra che richiede una ripida curva di apprendimento, aggiunge.
“Nel complesso, le nostre difese sono ben equipaggiate, ben addestrate e stanno operando in modo efficace. Migliorano di giorno in giorno nel contrasto ai droni, e sono sicuro che riusciranno a gestire qualunque cosa gli ucraini gli buttino addosso”, dice l’esperto. Parlando alla tivù di Stato, Putin ha affermato che la tattica ucraina di scagliare attacchi in profondità dentro la Russia, colpendo sempre più spesso obiettivi civili, ha uno scopo più che altro psicologico. “Vogliono minare la fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità e possibilmente di creare divisioni nella società, costringendo la Russia a sospendere almeno temporaneamente l’avanzata delle nostre forze lungo la linea di contatto, creando le condizioni per avviare trattative in termini favorevoli al nostro avversario”, dice il presidente russo.
Cosa dicono i sondaggi
Ed effettivamente le preoccupazioni salgono, poiché più di metà dei russi dicono di prestare molta attenzione alle notizie sul conflitto. Lo afferma Lev Gudkov, il direttore tecnico di Levada Center, l’unica società indipendente di sondaggi in Russia. Mentre il 74% dei cittadini sostengono le truppe impegnate in Ucraina, più del 60% è a favore dei colloqui di pace. Solamente un terzo dice di volere che la guerra continui, sebbene Gudkov spieghi come questa percentuale sia cresciuta negli ultimi tre mesi. “La minaccia dei droni si è imposta all’opinione pubblica negli ultimi tempi, mettendo in un angolo gli sviluppi delle ostilità al fronte”, dice. Così la tendenza generale delle persone è di “separare mentalmente gli attacchi contro di noi da ciò che sta accadendo in Ucraina”, spiega.
Scende il numero di coloro che vorrebbero i negoziati con Kiev e sale quello di chi sente che Mosca debba intraprendere azioni decise per distruggere l’Ucraina, conclude. Dall’altro lato della barricata parla Volodymyr Paniotto, direttore del Kyiv International Institute of Sociology: nel complesso gli ucraini sono soddisfatti del miglioramento delle capacità delle loro Forze armate di colpire duramente e in profondità nel territorio russo. Non la vedono come un’escalation, ma come parte delle proprie azioni difensive e come un modo per far sentire all’aggressore il prezzo della guerra, dicono. Inoltre in un momento in cui Mosca attacca sistematicamente le città e le infrastrutture energetiche ucraine, gran parte dei cittadini pensa sia ingiusto che i russi possano vivere la loro vita come se il conflitto non li riguardasse.
L’influenza dei falchi
Tuttavia, alcuni analisti russi avvertono che sta aumentando l’influenza dei falchi che invocano colpi contro obiettivi in Europa dove vengono prodotte e smistate le armi per gli ucraini. Magari addirittura con un’esplosione nucleare che serva da dimostrazione della risolutezza della Russia. L’idea di un colpo nucleare di avvertimento affinché gli europei smettano di aiutare Kiev era stata avanzata inizialmente dal veterano della politica estera russa Sergey Karaganov, che l’aveva espressa direttamente a Putin in una conferenza tra anni fa. Ma Putin l’aveva rigettata fermamente.
Ora invece l’ipotesi sta guadagnando terreno grazie all’aumento degli attacchi dei droni ucraini, dice Igor Korotchenko, editore del giornale “Difesa Nazionale” con sede a Mosca. La comunità degli esperti russi sta attivamente considerando uno scenario che coinvolga eventualmente attacchi nucleari tattici contro punti chiave del territorio ucraino lungo i confini di Romania e Polonia, al fine di impedire le forniture di armi dall’Europa. Servirebbe cioè a strozzare definitivamente le forniture NATO e potrebbe costringere Zelenksy a sedersi al tavolo e a negoziare alle condizioni russe.

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