Ai deputati britannici fanno paura i cartoni animati russi
Al cinema e in televisione i russi vanno bene solo quando fanno i cattivi. È questa la regola non scritta che vige nei media occidentali fin dai tempi della Guerra Fredda. E se i cartoni per bambini li facciamo “noi” è soft power, mentre se li fanno “loro” è propaganda. Forse è questo ciò che avevano in mente gli oltre 50 parlamentari britannici che hanno scritto al Ministro della Cultura per chiedere di censurare “Masha e Orso”, il cartone animato russo che da anni ha conquistato i canali televisivi e Internet di mezzo mondo. Ma a Londra adesso lo vedono come uno strumento di propaganda del Cremlino.
La lettera dei parlamentari
Un gruppo trasversale di deputati ha inviato una lettera al segretario di Stato per la Cultura Lisa Nandy, chiedendo di valutare se vi siano le condizioni per impedire che il cartone animato venga trasmesso nel Regno Unito. I parlamentari che si sono attivati contro Masha e Orso sono circa cinquanta e appartengono ai Labour, ai Conservatori, ai Verdi, ai Liberal Democratici, al Partito Nazionale Scozzese e a quello gallese del Plaid Cymru. Costoro vorrebbero che venisse ritirata o sospesa la licenza di programmazione e di streaming perché i profitti derivanti contribuirebbero a finanziare lo sforzo bellico della Russia contro l’Ucraina.
Il deputato filo-ucraino
L’organizzatore dell’iniziativa è il LibDem Tom Gordon, secondo cui alcuni momenti del cartone costituirebbero vero e proprio “contenuto propagandistico per nulla sottile”. Quindi è “inaccettabile” che sia disponibile alla visione dei bambini britannici. Gordon ribadisce di essere un liberale che non ama la censura, ma sottolinea come occorra porsi delle domande su ciò che ruota intorno a Masha. Infatti secondo lui “sarebbe altamente ingenuo credere che altri Paesi non cerchino di promuovere la propria agenda con tutti i canali disponibili, inclusi tristemente anche i cartoni per bambini”. Strenuo sostenitore dell’Ucraina fin dal momento della sua elezione in Parlamento nel 2024, Gordon chiede per i genitori britannici il diritto di aspettarsi che ciò che guardano i loro figli “sia sottoposto a un esame adeguato, specialmente qualora i nostri alleati abbiano evidenziato timori credibili riguardanti la propaganda di Stato”.
Gli allarmi di Estonia e Ucraina
Fra gli alleati a cui fa riferimento Gordon vi sono l’Estonia e l’Ucraina, nei quali la russofobia nel corso degli anni è divenuta quasi una dottrina di Stato. Il ministro degli Esteri di Tallinn Margus Tsahkna ha accusato la Russia di voler esercitare il suo soft power tramite Masha e Orso e ha esortato il governo a intervenire con urgenza. La sua dichiarazione ha fatto seguito all’annuncio del mese scorso sull’accordo di programmazione fra Netflix e la casa di produzione del cartone animato.
Secondo lui, Masha veicola il messaggio militarista pro-Cremlino ed evoca per l’Estonia e per altri Paesi un periodo buio di occupazione, crimini contro l’umanità, uccisioni di massa e deportazioni. Da Kiev invece parla il Centro per la Lotta alla Disinformazione, un ente parastatale. Anch’esso definisce Masha “non un semplice cartone”, ma “uno strumento del soft power russo” che normalizza il militarismo e i simboli sovietici e che deride le tradizioni di altre nazioni tramite il comportamento della stessa Masha.
4,6 miliardi di visualizzazioni
Masha e Orso è un successo planetario da ormai una quindicina di anni, anche in Italia. Una delle sue puntate ha raggiunto la cifra record di 4,6 miliardi di visualizzazioni. Il cartone si basa su una fiaba popolare russa e consiste nelle avventure della piccola Masha, che gira nel bosco insieme ad animali parlanti e finisce regolarmente in piccoli guai. La salva sempre l’orso Mishka, che la accudisce e la ospita nella sua casa.
Trama e personaggi hanno carattere di racconto popolare e sono quasi banali nella loro linearità e prevedibilità. Ma allora dove potrebbe celarsi la minaccia della propaganda, secondo i parlamentari britannici imbeccati dagli “alleati” russofobi? In qualcuna delle 170 puntate trasmesse nel corso degli anni, costoro sono riusciti a individuare Masha che porta un copricapo da carrista sovietico; in un’altra occasione porta un cappello da militare che secondo loro corrisponderebbe addirittura a quello delle forze di sicurezza interne dell’epoca staliniana.
La risposta dei produttori
Animaccord, la società di produzione del cartone, risponde alle accuse precisando di non aver mai ricevuto finanziamenti statali e di operare in assoluta conformità alle leggi vigenti. Tramite la sua portavoce Melanie Bonvicino rigetta categoricamente “l’ipotesi falsa e diffamatoria” di aver veicolato propaganda. Asserisce che nella serie non vi è alcun messaggio politico, bensì sono esaltati temi come l’amicizia, la gentilezza e la fantasia. Inoltre, la società ha sede legale a Cipro, cioè nell’Unione Europea, e il cartone è stato venduto alle società di distribuzione per una somma non molto alta.
Autocritica inglese
Per fortuna in Gran Bretagna vi è anche chi evidenzia l’assurdità della faccenda. Le cose devono andare meravigliosamente bene nel Regno Unito, se i suoi parlamentari hanno così tanto tempo libero da dedicarsi a fare pressione contro un cartone animato, nota con ironia Mark Galeotti, storico, accademico, autore di numerosi libri sulla Russia e opinionista per il giornale di lunga tradizione The Spectator. “Dovremmo davvero credere che le scelte di abbigliamento di un personaggio animato – una birichina di quattro anni – possano fare il lavaggio del cervello a una generazione di bambini dell’asilo britannici e trasformarli nella quinta colonna prescolastica di Putin?” si chiede amaramente. Un conto è bloccare le trasmissioni del canale governativo RT, che in Gran Bretagna hanno effettivamente censurato, dice Galeotti, il quale non è di certo un putiniano, avendo ricevuto nel 2022 il divieto di entrata nella Federazione Russa.
E ci sarebbe da dubitare persino della bontà di questo provvedimento, che indica come le autorità dei Paesi europei non siano poi così sicure della giustezza della loro posizione politica. Infatti evidentemente preferiscono ricorrere alla censura invece di permettere la libera circolazione delle informazioni e il dibattito sulle idee, spiega. Ma finire per censurare una serie per bambini porta questo atteggiamento a “estremi bizzarri”, afferma Galeotti. L’accademico conclude facendo notare l’assurdità di chi ritiene che Masha e Orso diffondano la propaganda del Cremlino, dal momento che proprio in Russia hanno accusato a suo tempo il cartone perché ritenuto contrario ai valori tradizionali! Infatti Masha vive nel bosco insieme ai suoi amici animali, ma senza genitori né famiglia. Inoltre passa il tempo a tormentare e a fare dispetti al suo tutore Misha, che in quanto orso simboleggia proprio la Russia. Ma i deputati britannici vi scorgono inequivocabili indizi di propaganda…

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


