Burkina Faso: stop alle relazioni con la Francia neocolonialista. Parigi valuta contromisure

Burkina Faso: stop alle relazioni con la Francia neocolonialista. Parigi valuta contromisure

5 Luglio 2026 0

Il 26 giugno il Burkina Faso ha comunicato di aver rotto le relazioni con la Francia, sua ex madrepatria coloniale che da tempo accusa di interferire e di danneggiare i suoi interessi.

Mancano le condizioni di rispetto

Non vi sono più le condizioni per il rispetto reciproco fra i due Paesi: è la conclusione a cui è giunto il governo di Ouagadougou. Nel suo discorso trasmesso in televisione il ministro delle Comunicazioni Pingdwendé Gilbert Ouédraogo ha accusato Parigi di “ambizioni neocolonialiste” e di “attivismo ininterrotto” contro il Burkina Faso. Precisa poi che la rottura concerne solamente le relazioni diplomatiche e istituzionali, mentre sono fatti salvi i legami storici, umani, culturali e sociali che uniscono il popolo burkinabé e quello francese.

La decisione è stata preso dopo aver riconsiderato globalmente i rapporti fra i due Paesi, che per Ouagadougou non si conformano più ai requisiti minimi di rispetto della sovranità nazionale. In Francia alcuni dicono che si tratti in realtà di una risposta alla risoluzione presa il 18 giugno dall’Europarlamento su impulso di un esponente di Parigi, con cui si condanna “la continua repressione della sfera civile e delle libertà fondamentali” da parte del governo bukinabé.

Fuori i militari francesi

Il Burkina Faso è governato dal 2022 da una giunta militare guidata dal capitano Ibrahim Traoré, che si è mostrata repressiva verso le voci critiche, soprattutto quelle occidentali. Traoré ha sempre dichiarato di perseguire una politica improntata all’interesse nazionale, adottando quindi una posizione ostile alla Francia in quanto ex potenza coloniale. In passato ha esplicitamente accusato Parigi di tramare contro di lui; tre anni fa ha espulso dal Paese 400 militari delle Forze speciali francesi, oltre ad alcuni diplomatici e allo stesso ambasciatore. Nel 2023 Parigi ha così sospeso ogni forma di assistenza finanziaria, mentre la giunta militare non ha ancora adempiuto alla promessa di ripristinare il sistema democratico nel Paese. Anzi, l’anno scorso insieme ai governi militari di Mali e Niger è uscita dall’ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale) per formare un nuovo gruppo, l’AES (Alleanza degli Stati del Sahel).

Respinto l’attacco jihadista

Ora i 2500 cittadini francesi presenti in Burkina Faso non possono contare su alcun servizio consolare o diplomatico. Parigi li ha invitati ad essere particolarmente vigilanti e sta valutando le contromisure da applicare. Ha definito quella burkinabé come una decisione “ostile e priva di argomenti”, che mostra la “preoccupante deriva” presa dalle autorità di Ouagadougou. ⁠Ma le accuse rivolte a Parigi sono gravissime, addirittura il sostenere i gruppi di terroristi e di sovversivi di matrice jihadista. Da almeno un decennio infatti vari Paesi del Sahel sono sconvolti da questo fenomeno, che gli stessi militari francesi hanno aiutato a contrastare.

Qualche giorno fa, però, il governo burkinabé ha nuovamente ipotizzato che vi sia la mano della Francia dietro agli attacchi di formazioni armate avvenuti di recente contro postazioni militari in due regioni del Paese. I vertici dell’esercito hanno comunicato di averli respinti e di aver ucciso almeno 400 miliziani. Gli attacchi sarebbero probabilmente una risposta ibrida al gesto di rottura diplomatica, ma la giunta di Ouagadougou non ha presentato prove in merito.

Redazione Strumenti Politici
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