Gli ucraini minimizzano e poi ammettono: i russi stanno prendendo le ultime città-fortezza del Donbass

Gli ucraini minimizzano e poi ammettono: i russi stanno prendendo le ultime città-fortezza del Donbass

29 Giugno 2026 0

La stampa mainstream europea e americana comincia a riportare quanto mostrano le mappe militari online. I media non possono più ignorare l’intensificarsi dell’avanzata di Mosca su tutto il fronte, sebbene la sminuiscano evidenziando i problemi delle retrovie russe. E se è vero che nelle ultime settimane i droni ucraini hanno provocato danni in profondità, colpendo raffinerie, impianti industriali e persino edifici civili, è altrettanto vero che adesso dovranno spostare le basi di lancio un po’ più a ovest, ricacciati lontano dalle postazioni preferite.

Le città-roccaforte

Nel Donbass vi sono ancora due città di importanza notevole per dimensioni e valore strategico, che ora i russi vedono bene nel mirino: Kramatorsk e Slavyansk. Le forze di Mosca stanno riducendo la distanza dai questi due centri, costringendo gli ucraini a ripiegare e ad arretrare, martellandoli coi velivoli senza pilota e le bombe plananti. Dal 2022 l’esercito di Kiev era ben installato in queste città, divenute vere e proprie roccaforti e basi logistiche per le operazioni di terra e i lanci di droni. Anzi, già dal 2014, con Kostyantinvka definita come “hub avanzato dello sforzo bellico ucraino” già dai primi tempi delle ostilità coi secessionisti filo-russi. Poi, quando l’operazione speciale russa si è concentrata su altre roccaforti come Bakhmut e Toretsk, è servita anche come “oasi” per i soldati stanchi che necessitavano di rifiatare rimanendo protetti.

Ma adesso, come titola Bloomberg, le bombe plananti di Putin stanno riducendo la città-fortezza dell’Ucraina in un cumulo di macerie. Che quelli in corso non siano semplici scontri o magari il consumarsi dell’avanzata russa, bensì la penetrazione dell’ultima consistente linea difensiva ucraina nel Donbass, lo ammette senza mezzi termini persino il Kyiv Independent. Prima sottolinea la striscia di notizie positive sui colpi inferti dai droni alle raffinerie russe, ma dopo racconta come sia entrata nel vivo la battaglia per la “leggendaria cintura di fortezze” della regione. E dice anche che i russi stanno effettivamente prendendo la città di Kostyantynivka, forse l’ultimo vero baluardo prima di Kramatorsk. L’autore del reportage, l’australiano Francis Farrell, dice sconsolato che nonostante lo sforzo “titanico” di uomini e mezzi, Kiev non è riuscita a contenere l’onda russa, ma ha solamente pagato un altissimo prezzo in termini di vite di soldati.

Droni e bombe volanti

I russi sembrano quindi aver rotto gli indugi e iniziato effettivamente la campagna estiva. Stanno penetrando nel cuore del territorio della oblast di Donetsk ancora sotto il controllo ucraino. E lo stanno facendo impiegando un gran numero di bombe volanti. Secondo le testimonianze raccolte dalla BBC, i soldati ucraini temono queste ultimi ancora più dei velivoli senza pilota. Gli attacchi di artiglieria sono praticamente ininterrotti e stanno rendendo Kramatorsk inabitabile. Pur con un gran numero di perdite, le forze di Mosca si stanno avvicinando. Lo fanno lentamente, spiega un ufficiale ucraino, che stima l’avanzata nemica in 100 metri al giorno. Ma sono inesorabili.

Provano a minimizzare

I media occidentali, imboccati dalle fonti militari ucraine, provano talvolta a minimizzare la gravità della situazione evidenziando come i russi non possano riuscire in fretta a conquistare completamente Kramatorsk. Gli stessi esperti sentiti da Bloomberg si dicono sicuri che non vi è il rischio nel breve periodo di una caduta della città, ma non possono negare come i russi siano comunque così vicini da poterla martellare dal cielo a ritmo regolare. Inoltre evidenziano come i russi stiano ancora faticando per ottenere il controllo completo di altre località meno estese – ma comunque fondamentali sul piano strategico – come Chasiv Yar, Pokrovsk e Kostyantynivka. Sono considerazioni opinabili, dal momento che il fronte si presenta piuttosto fluido, ma con l’avvicinamento russo alle città-chiave sono i militari ucraini a dover fare i conti ogni giorno.

Altre città sotto assedio

L’avanzata russa, pesante e graduale, si estende su centinaia di chilometri. Praticamente l’intera linea del fronte, come mostrano le mappe militari online quali DeepState e Liveuamap, non certo schierate con il Cremlino. A sud di Kramatorsk, sembra sia solo una questione di tempo la presa di Dobropillia e Vodyanske, due località quasi al confine con la regione di Dnipropetrovsk. A nord di Slovyansk, invece, i russi stanno sfondando le difese a Lyman e a Drobysheve.

Lo stesso capo supremo Oleksandr Syrsky ha emesso l’ordine categorico di non fare passi indietro e di non perdere Kostyantynivka, ma il prezzo di vite umane da pagare potrebbe essere troppo alto. Il problema della carenza di uomini nell’esercito ucraino è discusso da mesi ai vertici di Kiev e nell’opinione pubblica ucraina. Se Syrsky vuole organizzare la difesa a oltranza dell’ultima cintura di contenimento, forse non avrà sufficienti mezzi per farlo. Un soldato sentito dalla BBC rivela che la sua unità non sta ricevendo i rinforzi indispensabili e che i comandanti sono restii a riferire ai comandanti di aver perso le posizioni.

Gli ucraini negano e poi ammettono

Gli alti vertici dell’esercito negano un crollo imminente. Per loro, la situazione a Kostyantynivka resta sotto controllo e i russi non stanno affatto vincendo. Tuttavia, alla BBC un ufficiale rivela quello che i suoi colleghi non sono disposti a dire pubblicamente, e cioè che le circostanze sono piuttosto serie, coi russi ormai presenti e operativi dentro la città, nella quale stanno accumulando soldati. E non li sprecano per azioni aggressive, ma ricorrono all’artiglieria e agli attacchi dal cielo. Gli ucraini invece sono sempre più esausti e coi mezzi limitati.

Ora che fare?

Sempre la BBC scrive che Kostyantynivka è la porta che si apre sul resto del Donbass ancora in mani ucraine. Essere costretti ad abbandonare la posizione sarebbe per Zelensky non soltanto uno smacco di immagine e di prestigio appena dopo la partecipazione al G7 francese e l’imminente summit turco della NATO, ma soprattutto una perdita militare rilevantissima. Tuttavia, la supposta prevalenza nella guerra dei droni non garantisce a Kiev il successo sul campo né la soluzione alla perenne carenza di uomini. Il modo in cui gli ucraini terranno o perderanno Kostyantynivka potrebbe essere cruciale: infatti a Kiev la sconfitta si rifletterebbe in modo devastante sul piano strategico e politico. Ma al momento l’unica cosa che gli ucraini possono fare è cercare di rendere la presa delle fortezze più costosa possibile ai russi in termini di munizioni, armamenti e soldati.

Giuliano Pellico
Giuliano Pellico

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici