Nuovo accordo tra Francia e Regno Unito sulla Manica, ulteriori fondi per ridurre gli sbarchi

Nuovo accordo tra Francia e Regno Unito sulla Manica, ulteriori fondi per ridurre gli sbarchi

23 Aprile 2026 0

Il Regno Unito e la Francia rafforzano la stretta sui flussi migratori lungo una delle rotte più delicate d’Europa: il Canale della Manica. I due Paesi presenteranno oggi un nuovo accordo triennale, dal valore complessivo di centinaia di milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il numero di migranti che tentano la traversata su piccole imbarcazioni.

L’intesa, che verrà firmata dalla ministra dell’Interno britannica Shabana Mahmood e dal suo omologo francese Laurent Nuñez, rappresenta un’evoluzione del Trattato di Sandhurst, già rinnovato negli anni scorsi. Stavolta però le risorse e gli strumenti messi in campo segnano un salto di scala.

Che cosa prevede il Piano

Il piano prevede finanziamenti fino a 765 milioni di euro. Londra garantirà una prima tranche da 500 milioni di sterline, a cui potranno aggiungersi ulteriori fondi in base all’efficacia delle misure adottate. Un meccanismo che introduce un elemento di pressione politica: se i risultati non saranno soddisfacenti, i finanziamenti aggiuntivi verranno interrotti.

Sul terreno, il rafforzamento sarà significativo. Il numero degli agenti impiegati nel nord della Francia passerà da circa 900 a quasi 1.400 entro il 2029, con la creazione di una nuova unità specializzata nella lotta all’immigrazione irregolare. Parallelamente, verranno potenziati i sistemi di sorveglianza, con un maggiore utilizzo di droni, elicotteri e strumenti di monitoraggio elettronico lungo la costa.

Particolare attenzione sarà rivolta al contrasto dei cosiddetti “taxi boat”, una modalità sempre più utilizzata dai trafficanti. Si tratta di gommoni veloci che partono quasi vuoti da tratti isolati della costa francese per poi raccogliere migranti lungo punti prestabiliti, rendendo più difficile l’intervento delle autorità rispetto alle partenze spontanee.

Alcuni numeri

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha sottolineato come la cooperazione tra Londra e Parigi abbia già prodotto risultati tangibili: «Abbiamo fermato decine di migliaia di attraversamenti, ma possiamo fare di più». Il nuovo accordo, ha aggiunto,

rafforza intelligence, sorveglianza e presenza sul campo per proteggere i confini britannici.

I dati sembrano, almeno in parte, dare ragione a questa strategia. Secondo il ministero dell’Interno francese, nel 2026 gli arrivi nel Regno Unito attraverso la Manica sarebbero già diminuiti di oltre la metà rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2025, tuttavia, oltre 29mila persone avevano completato la traversata, confermando la rotta come una delle più attive e pericolose del continente.

Rischi e nodi critici

Nonostante il rafforzamento dei controlli, il quadro resta critico. Le organizzazioni umanitarie continuano a denunciare l’elevato rischio per la vita dei migranti, spesso costretti a viaggiare su imbarcazioni precarie e sovraffollate. Solo nelle ultime settimane, nuovi incidenti hanno riportato l’attenzione sulla pericolosità della rotta: all’inizio del mese, quattro persone sono morte mentre cercavano di salire a bordo di un gommone al largo della costa settentrionale francese.

Il nuovo accordo tra Francia e Regno Unito si inserisce dunque in un equilibrio complesso tra sicurezza, gestione dei flussi e tutela dei diritti. Se da un lato Londra punta a ridurre drasticamente gli arrivi irregolari, dall’altro resta aperta la questione delle vie legali di accesso e della gestione condivisa delle richieste d’asilo, temi che continuano a dividere le politiche europee.

Le tratte a rischio

Le rotte migratorie più delicate in Europa e nel mondo restano tra le più pericolose a livello globale, secondo i principali rapporti di UNHCR e International Organization for Migration. La rotta del Mediterraneo centrale, che collega Nord Africa e Italia, continua a essere la più letale: oltre 20.800 persone risultano morte o disperse negli ultimi dieci anni, mentre nel solo 2025 circa 2.100 decessi sono stati registrati nel Mediterraneo.

Nel 2026, già nei primi mesi, si contano oltre 600 morti, confermando un trend drammatico . Complessivamente, nel 2025 circa 154.500 migranti sono arrivati in Europa attraverso le principali rotte marittime (Mediterraneo orientale, centrale e occidentale e Atlantico). Accanto al Mediterraneo, cresce la pericolosità della rotta atlantica verso le Canarie, con oltre 1.000 morti in un anno, mentre la rotta dell’Africa occidentale ha registrato circa 1.200 vittime.

Un problema globale

A livello globale, il bilancio è ancora più pesante: quasi 8.000 migranti sono morti o dispersi nel 2025 lungo le principali rotte migratorie del mondo, tra cui anche quelle asiatiche (con circa 3.000 vittime) e quelle del Corno d’Africa. Numeri che evidenziano come, nonostante il calo degli arrivi in alcune aree, le migrazioni irregolari restino un fenomeno strutturale e altamente rischioso, sempre più legato a conflitti, disuguaglianze economiche e cambiamenti climatici.

Redazione Strumenti Politici
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