La Russia può guadagnarci dallo stop al suo export di gas verso l’Europa
La Russia ha capito di poterci guadagnare dallo stop al suo export di gas verso l’Europa. Le autorità di Mosca si stanno preparando a chiudere i rubinetti che portano ad ovest il combustibile azzurro via terra. Per il Cremlino giocare d’anticipo su Bruxelles potrebbe rivelarsi una mossa vincente .
A chi conviene sbattere la porta per primo
Già lo scorso anno l’Unione Europea aveva deciso il futuro blocco permanente delle importazioni di gas russo. Il primo passo sarà il 25 aprile con lo stop alle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) dai contratti a breve termine conclusi entro il 17 giugno 2025. Poi il 17 giugno 2026 sarà il turno del gas portato via condutture; il 1º gennaio 2027 il divieto alle forniture di GNL da contratti a lungo termine e infine il 30 settembre del prossimo anno il divieto definitivo al combustibile via gasdotto. La del 25 aprile è stata scelta perché a quel punto dell’anno la stagione fredda dovrebbe essere terminata: dunque i russi possono approfittare del momento solo se interrompono loro stessi le forniture già in queste settimane.
In particolare, Mosca dovrebbe fermare l’export di GNL a un’Europa messa in difficoltà dall’aumento spropositato dei costi provocato dalle ostilità in Medio Oriente. L’effetto dirompente sulla situazione energetica europea sarebbe inoltre amplificato dal fatto che nemmeno il petrolio russo sta arrivando più, poiché l’oleodotto Druzhba non è funzionante (presumibilmente a causa di un sabotaggio ucraino). Lo stesso presidente Putin ha affermato che conviene agire “prima che la UE ci chiuda in modo plateale la porta in faccia” e sfruttando la possibilità di “portare i volumi destinati all’Europa verso destinazioni più interessanti”
Magari l’Europa ci ripensa
Intanto, il Presidente del Consiglio europeo António Costa ha affermato che a uscire come “unico vincitore” del conflitto nel Golfo Persico è proprio la Russia, in grado di inserirsi nello spazio che si sta creando con l’interruzione delle forniture dal Medio Oriente. E in effetti le circostanze per l’Europa non sono affatto positive. La chiusura dello stretto di Hormuz sta riducendo di una percentuale elevata gli arrivi delle navi cisterna piene di GNL indispensabile per il riscaldamento e l’industria continentale. E i prezzi dell’energia salgono inesorabilmente. La soluzione logica e migliore sarebbe acquistare dalla Russia e a questo scopo basterebbe una decisione politica. Tuttavia, agli alti piani di Bruxelles nessuno è disposto a rimangiarsi anni di slogan e ad ammettere il clamoroso errore strategico. No, è più comodo continuare a rovinare l’economia continentale accusando Mosca di voler approfittare dei punti deboli della UE…
Il mercato europeo del gas si stava riprendendo
Peccato, perché il mercato europeo del gas all’inizio di quest’anno sembrava in procinto di riprendersi. A gennaio i principali consumatori continentali utilizzavano combustibile a livelli che non si vedevano da anni. Soprattutto gli esportatori di GNL come Australia, Qatar e USA cominciavano a credere che, dopo anni di domanda ridotta, l’appetito europeo per il gas fosse destinato a rigenerarsi. Gli attacchi israelo-americano contro Teheran hanno cancellato tale prospettiva, facendo crollare la richiesta a marzo rispetto a febbraio addirittura di un terzo. Ora le riserve sono molto basse, se consideriamo il periodo dell’anno, ma rimpinguarle significa spendere molti soldi, dati gli aumenti enormi dei prezzi dell’energia. L’Europa deve quindi calibrare attentamente il bisogno di riempire i depositi con alla domanda di gas e ai prezzi oggi estremamente volatili.
Come la Russia ci può guadagnare
Giocando d’anticipo prima che entri in vigore il divieto di Bruxelles, la Russia può con relativa facilità spostare i volumi di GNL verso altri mercati, ad esempio quelli asiatici. Assetare oggi l’Europa di GNL implica un calo dell’offerta e dunque un aumento dei prezzi nel mercato UE. In questo modo, i Paesi europei comprerebbero dalla Russia finché consentito il gas che arriva via terra, che è meno costoso del GNL, ma che fornirebbe lauti incassi per le finanze statali di Mosca. Più difficile sarà portare altrove il combustibile che viaggia nei gasdotti, il quale necessita di infrastrutture che vanno prima allestite. I russi potrebbero comunque ricorrere a intermediari, come ad esempio la Turchia, con cui il collegamento gasifero esiste già. I turchi a loro volta rivenderebbero agli europei, ed ecco che il cerchio si chiude.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor

