Kiev al gelo e senza difesa aeree: dove sono finiti i soldi europei per munizioni e infrastrutture?
Kiev è rimasta al gelo ed esposta all’artiglieria russa nonostante la mole impressionante di aiuti finanziari e di assistenza militare degli alleati occidentali. Zelensky chiede ai partner europei di mandare in fretta altri missili per la difesa aerea, mentre diventa sempre più arduo riparare in tempo tutte le infrastrutture energetiche del Paese.
Dateci ancora missili!
Venerdì scorso, proprio al termine dell’ennesima ondata di attacchi russi, Zelensky in conferenza stampa dichiarava che le munizioni per alcuni dei sistemi di difesa anti-aerea forniti erano terminate. Eppure avevano appena ricevuto un grosso pacchetto di aiuti militari, ha spiegato, ma evidentemente non è bastato per contrastare del tutto i colpi inferti dai russi. Secondo il presidente ucraino, c’è bisogno di “forniture costanti di missili” per tenere il passo. L’Ucraina dipende totalmente dai partner occidentali per sfruttare i sistemi di difesa antiaerea. Senza razzi, diventano inutili. Zelensky dice di comprendere benissimo che ogni Paese alleato ha le proprie regole da seguire per la concessione degli armamenti e che deve mantenere i minimi stabiliti da conservare nei propri arsenali. Tuttavia critica piccato quegli Stati che avrebbero “accumulato” le munizioni senza invece darle a Kiev: Se siamo in guerra, allora ce n’è bisogno veramente. Ma in alcuni Paesi non c’è la guerra.
Gli elogi non bastano
Il problema degli ucraini è di aver accettato qualunque genere di aiuto arrivasse. Così hanno preso e installato dai NASAMS norvegesi ai Patriot tedeschi, che sono oggi il principale sistema d’arma per proteggere i cieli della capitale, e che “non saranno mai abbastanza”, dice Zelensky. Ritrovandosi con tanti tipi diversi di sistemi, c’è un bisogno permanente di munizioni differenti per tenere attive le difese. Ottenere quei missili è qualcosa di molto dispendioso e costa “sangue e vite degli ucraini”, asserisce il presidente, che afferma di aspettarsi che i sostenitori del cosiddetto gruppo di Ramstein si sbrighino nel mandare tutto ciò che hanno a disposizione. Infatti elogiare gli ucraini come “persone forti” non basta a proteggere il Paese, spiega Zelensky.
A Kiev si salvi chi può
La Russia ha aumentato il ritmo degli attacchi di artiglieria contro le infrastrutture termoelettriche ucraine, tanto che secondo il viceministro dell’Energia Mykola Kolisnyk Mosca starebbe “puntando tutto” sulla distruzione della rete energetica del suo Paese. Quindi ora Kiev è costretta a ricorrere a forniture energetiche di riserva e ad aumentare le importazioni di elettricità. Gli operai stanno lavorando a ciclo continuo in una situazione climatica rigidissima per riparare ciò che è possibile, ma la capitale è rimasta con meno della metà dell’elettricità di cui necessita e gran parte della città è senza riscaldamento. Lo ha dichiarato il sindaco Vitali Klitschko, che in precedenza aveva esortato gli abitanti ad evacuare almeno temporaneamente.
Zelensky ha proclamato lo stato di emergenza energetica, soprattutto per Kiev. Le testimonianze raccolte dal Japan Times parlano di cittadini demoralizzati dal freddo e irritati con le autorità che non si sono premunite per tempo. Nella capitale hanno installato tende riscaldate per accogliere chi si è trovato i termosifoni gelati in casa, ma non basta. L’inverno è ancora lungo. Lo stesso Zelensky lamenta che il comune di Kiev ha perso tempo invece di attrezzarsi.
Dove finiscono i miliardi?
Eppure di soldi ne sono arrivati a vagonate in questi anni e molti altri sono stati appena destinati. Evidentemente vengono spesi male. Le ultime cifre degli aiuti occidentali sono enormi: la Gran Bretagna ha deciso di dare 20 milioni di sterline precisamente per il supporto alle infrastrutture energetiche; la Croazia manderà attrezzature elettromagnetiche all’azienda energetica ucraina DTEK e altri strumenti per un valore di più di mezzo milione di euro; l’Italia ha iniziato la consegna di boiler industriali per 1,85 milioni di euro.
A fine dicembre la Commissione Europea ha firmato un pacchetto da 2,3 miliardi per il sostegno alle riforme economiche e alla pubblica amministrazione nell’ottica della futura adesione alla UE. Questa cifra va ad aggiungersi agli altri 26,8 miliardi che Bruxelles ha sborsato a partire da marzo 2024 nella cornice dello “Strumento per l’Ucraina” per la ricostruzione del Paese. Infine, oltre a farsi promettere dal Giappone 6 miliardi di dollari di aiuti per il 2026, nei giorni fra Natale e Capodanno Zelensky si è recato in Canada per incontrare il premier Mark Carney, che gli concesso un pacchetto di aiuti da 1,8 miliardi di dollari.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor

