Euroclear vittima delle manovre UE sui beni russi, fra l’incudine von der Leyen e il martello russo
La compagnia finanziaria belga Euroclear sta seriamente soffrendo le conseguenze delle decisione dell’Unione Europea sui beni russi congelati. Ora Mosca non sta più a guardare e l’istituto è in difficoltà.
Nell’occhio del ciclone
Nel giro di qualche mese Euroclear è passata dall’essere un’anonimo istituto finanziario a trovarsi proprio nel occhio del ciclone. Il giornale francese Le Monde l’aveva descritta come “un soggetto poco conosciuto, ma centrale per il sistema finanziario europeo”. Anche la sua direttrice generale Valérie Urbain spiega come “inizialmente non fosse conosciuta dagli euroburocrati” e che quindi era “molto, molto lontana dalle attenzioni dei politici”. Ora invece tutti la vogliono, tutti la cercano per convincerla a partecipare ai meccanismi di finanziamento dell’Ucraina elaborati da Bruxelles. E invece non sono riusciti a placare i timori suoi né quelli dell’ente gemello Clearstream, che si trova in Lussemburgo e che a sua volta custodisce i patrimoni russi. Euroclear vuole impedire alle turbolenze della politica UE e NATO di rovinare la sua attività, che consiste nella custodia dei beni e nella gestione delle relative transazioni, per un valore di migliaia di miliardi di euro all’anno.
A rischio credibilità e fiducia
La Urbain asserisce che le cose più importanti per Euroclear sono credibilità e fiducia: “siamo un collegamento cruciale che deve restare irremovibile per la stabilità dei mercati finanziari”. E invece tentativi di confisca dei beni russi sono un atto illegale dal punto di vista del diritto internazionale, quale che sia il meccanismo di restituzione pensato dagli euroburocrati. Non aiuta il fatto che la Urbain fosse stata tenuta all’oscuro di queste intenzioni, di cui è venuta a conoscenza soltanto leggendo i giornali. Quindi oggi dice di “non escludere” la possibilità portare la UE in tribunale se quei fondi verranno toccati. Nel frattempo le fa da scudo il premier del Paese in Euroclear ha la sede, il Belgio. Bart De Wever infatti continua a dire no ai piani della Commissione, sebbene la von der Leyen cerchi di rassicurarlo che non verrà lasciato da solo contro la rappresaglia legale della Federazione Russa.
I timori di Euroclear
Il consigliere delegato e direttore rischi di Euroclear Guillaume Eliet spiega che l’istituto ha espresso con la massima chiarezza le sue preoccupazioni. L’istituto oggi trattiene la gran parte dei 210 miliardi di Mosca sotto forma di titoli sovrani e di beni privati di cittadini russi. I suoi timori non si sono placati nemmeno dopo la promessa della UE di elaborare una difesa che escluda qualsiasi scenario in cui Euroclear non possa riavere immediatamente il denaro per risarcire i russi. Saranno infatti i Paesi europei ad accollarsi quelle spese. Ma Eliet si domanda quanto siano effettivamente vincolanti per gli Stati membri tali condizioni di protezione. Le sue obiezioni sono queste: come possiamo essere sicuri che se abbiamo bisogno del denaro lunedì mattina possiamo invocare tali garanzie? come possiamo essere sicuri che fra qualche anno quelle belle promesse non saranno rese nulle dagli eventuali cambiamenti politici nei governi dei Paesi membri?
I russi non ci stanno
Quando l’idea del prestito-confisca dei beni congelati ha iniziato a circolare sui media, la Banca Centrale della Federazione Russa ha subito fatto capire che Mosca non sarebbe rimasta a guardare. A dicembre ha infatti presentato un esposto contro Euroclear: la motivazione consiste nei danni subiti dalla banca, che non può legittimamente disporre dei suoi patrimoni né dei titoli, in quanto bloccati a tempo indefinito. Se Bruxelles non è riuscita ad appropriarsi di quei beni per darli a Kiev in quello che formalmente doveva essere un “prestito”, li ha però congelati sine die, trasformando di fatto Euroclear da custode e gestore neutrale a soggetto attivo di quel meccanismo. L’ex amministratore delegato di Euroclear Lieve Mostrey ha ammesso: Nel momento in cui sono state decise le sanzioni, abbiamo capito immediatamente che ciò avrebbe avuto un grosso impatto.
Un pericolo per l’intero sistema
Vi è il timore che le misure prese dalla UE sui beni russi finiranno per dissuadere i Paesi e le banche del mondo dal rivolgersi ai servizi di Euroclear e istituti simili, come Clearstream. Le sanzioni hanno messo in evidenza il loro ruolo fondamentale di “ponte” nei rapporti finanziari fra Stati occidentali e non-occidentali La Cina o altri soggetti mondiali potrebbero non voler ritrovarsi in futuro in una posizione in cui subiscono pressioni sulle loro decisioni politiche col ricatto del congelamento dei beni. È la stessa Mostrey a spiegarlo: fenomeni come le sanzioni internazionali ci sono sempre stati, ma non hanno mai toccato un portfolio così grande come quello della Russia oggi. Dunque ad essere senza precedenti non è il fatto del congelamento in sé, ma le sue dimensioni e la sua importanza. Nel frattempo, l’agenzia di rating Fitch ha comunicato che potrebbe abbassare la stima sull’affidabilità creditizia di Euroclear.
Si mettono al riparo
La Clearstream, che appartiene al gruppo tedesco Deutsche Börse e che custodisce miliardi di fondi privati russi (ma una quantità minima di titoli sovrani) non ha rivelato i profitti che trae dalla loro gestione. A partire dal 2014 però ha ridotto la sua esposizione sul mercato russo riuscendo così a farsi coinvolgere dalle attuali questioni geopolitiche molto meno che Euroclear, che invece ha stretto connessioni ancora più forti con la Russia negli anni precedenti al 2022. Tutte e due comunque devono vedersela col problema più impellente rappresentato dalla manovra del governo russo di passare i patrimoni occidentali al suo Deposito Nazionale di Compensazione (NRD).
La risposta di Mosca ha messo in allarme i vertici di Euroclear, che hanno assunto decine di nuovi impiegati e manager per occuparsi delle istanze che si stanno generando dalla denuncia della Banca Centrale. E intanto lascia il suo posto un manager di altissimo livello con 26 anni di servizio, Olivier Grimonpont, che era fra l’altro il responsabile dei servizi di liquidità di mercato, quindi anche della gestione delle garanzie.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


