Il capo dell’intelligence estone smonta la narrativa allarmista di Bruxelles

Il capo dell’intelligence estone smonta la narrativa allarmista di Bruxelles

1 Gennaio 2026 0

Attualmente non vi è alcun segnale che Mosca intenda attaccare una delle Repubbliche baltiche né tanto meno uno Stato membro della NATO. Sono queste le parole che ridimensionano, anzi smontano la narrativa guerrafondaia di Bruxelles e degli altri governi europei desiderosi di reclutare migliaia di giovani da schierare contro la Russia. A pronunciarle è stato Kaupo Rosin, direttore della Välisluureamet (VLA), l’agenzia di intelligence per l’estero dell’Estonia, intervistato dal media statale ERR.

Mosca non vuole lo scontro aperto

Anche il giornale americano Bloomberg ha ripreso le dichiarazioni di Rosin in un titolo che dice già tutto: “La Russia sta cercando di evitare un conflitto con la NATO”. Il capo dei servizi estoni sottolinea come compito del suo Paese sia proprio mantenere tale situazione, considerando peraltro che l’Estonia ha avuto ultimamente allarmi di presunti atti minacciosi da parte dei russi. Certo, è impossibile escludere che in futuro avvengano ancora dei pericolosi incidenti, ipotizza, perché un conflitto è in corso e le attività militari sono sempre elevate. Ma a chi guarda gli eventi in modo lucido risulta chiaro che Mosca rispetta la NATO e non vuole arrivare allo scontro aperto. E infatti i russi hanno già modificato il proprio comportamento a seguito della risposta euroatlantica a certi “episodi” accaduti nell’area baltica, spiega Rosin, riferendosi ad esempio agli sconfinamenti o alle violazioni dello spazio aereo e marittimo dell’Alleanza Atlantica.

Secondo Rosin, la Russia ha infatti preso diverse misure per prevenire il verificarsi di altri incidenti sul genere di quelli avvenuti in autunno. E naturalmente il merito di ciò è anche del lavoro svolto in Europa. Nota ad esempio che da quando la NATO ha lanciato la missione Baltic Sentry (Sentinella Baltica) non vi sono più stati problemi con la rottura di cavi sottomarini.

Attacchi ibridi

I governi europei accusano i servizi segreti russi per i recenti “attacchi ibridi” che avrebbero subito i loro Paesi. Il Cremlino definisce tali denunce come “isteria”: in effetti mancano prove solide che siano stati atti deliberati di matrice russa i passaggi di droni sulle città o gli attacchi informatici contro sistemi gestionali e le infrastrutture. A Rosin però non piace la definizione di “ibrido”, perché costituirebbe un eufemismo che ammorbidisce la realtà e dà un’impressione sbagliata all’opinione pubblica. Se è un atto di sabotaggio, dice, venga chiamato sabotaggio. La risposta occidentale comunque è stata valida, afferma, ad esempio quando un velivolo russo è entrato nello spazio aereo estone e vi è rimasto per 12 minuti o quando alcuni militari russi sono stati avvistati lungo la strada del cosiddetto “stivale di Saatse” (Saatse saabas), una piccola area di confine che appartiene alla Russia e che si incunea in territorio estone.

Messaggi di pace dalla Russia

Rosin illustra poi lo sforzo del Cremlino di mandare all’Europa messaggi accomodanti e rivolti alla pace. Il motivo risiede nell’interesse di Mosca di rallentare e intralciare l’impegno europeo al riarmo. Sempre a tale scopo, i russi agevolano in vari modi quei movimenti, gruppi di opinione e partiti contrari alla fabbricazione o all’acquisto di nuovi armamenti. Cioè si tratta di quei cittadini, singoli o organizzati, che fanno pressione sui governi affinché i soldi pubblici vengano spesi per la sanità, la scuola e il benessere collettivo e non per ingrossare gli eserciti nazionali. Per loro il riarmo fa danni all’erario statale e ai rapporti internazionali. Alla Russia sta bene che l’opinione pubblica entro i Paesi europei sia divisa, perché teme il rafforzamento militare europeo. Rosin chiede di continuare invece su questa strada, perché potrebbe portare nei prossimi anni a una vittoria occidentale in questa corsa agli armamenti del XXI secolo.

L’effetto delle sanzioni

Il giornalista di EER che intervista Rosin evidenzia come la Russia non sia diventata uno Stato-paria come voleva l’Occidente, bensì è coinvolta sempre di più nelle relazioni internazionali e addirittura, dice, “cammina sulla guida rossa”. Fa quindi notare come ciò contrasti con l’obiettivo stilato dal VLA a inizio 2025, che risponde agli interessi dell’Estonia, che la Russia uscisse del tutto sconfitta dall’attuale conflitto. Rosin risponde – anzi non risponde – sottolineando come queste osservazioni riguardino l’ambito politico. “Non esattamente la mia area di competenza”, si schermisce.

Poi però aggiunge che a livello economico le cose stanno andando nella direzione desiderata da Tallinn e da Bruxelles. E cioè la Russia sente ormai l’effetto delle sanzioni. Non tanto la sua società, quanto il suo apparato statale, economico e industriale. Mosca vede restringersi l’accesso alle risorse finanziarie e a quelle materiali e per il Cremlino le cose andranno sempre peggio. Dunque occorre persistere su questa via. Attenzione però, specifica Rosin, che anche in questo caso smentisce la propaganda mainstream degli ultimi tre anni: la Russia non collasserà nei prossimi mesi e nemmeno entro un anno. Spiega infatti che le conseguenze delle sanzioni non toccheranno la linea del fronte entro i prossimi sei mesi, ma in seguito vedremo come si svilupperanno le cose.

Si sgonfiano gli allarmismi

In conclusione, Rosin asserisce che la Russia non sta pianificando un confronto militare con i Paesi baltici, cioè con l’Estonia, la Lettoni e la Lituania. Certo, occorre sempre mantenere alto il livello di guardia, dichiara, ma Mosca rispetta la NATO. “Nostro compito è di far sì che continui a rispettarla”. Se le cose sono in questa maniera oggi, dice, è grazie al nostro lavoro e ciò richiede comunque un notevole sforzo, e lo saranno anche fra tre, cinque o dieci anni. Tali affermazioni fanno sgonfiare tutto l’allarmismo gonfiata negli ultimi mesi dai vertici dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica e dai ministri di alcuni Stati membri. Si pensi ad esempio alle parole del segretario generale della NATO Mark Rutte, secondo cui l’Alleanza dovrebbe prepararsi a una devastante aggressione russa entro il prossimo quinquennio.

Tedeschi e lituani preoccupati

Gli fa eco il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che avverte come Mosca sia in grado di lanciare un attacco su larga scala contro il territorio dei Paesi NATO. Posso solo consigliare di prepararci alla possibilità che questo possa accadere Precisa, dunque secondo lui occorre edificare strutture di sicurezza nell’Alleanza e rendere l’esercito tedesco capace di difendere il Paese e l’Alleanza stessa. Infine, l’ex premier lituano Andrius Kubilius oggi Commissario europeo per la difesa e lo spazio durante una conferenza a novembre ha ammonito del pericolo che la Russia si metta a “testare le difese della NATO” e il funzionamento del suo articolo 5 entro i prossimi due o quattro anni o comunque prima del 2030. Secondo lui, saranno proprio i Paesi baltici l’obiettivo preferito dell’aggressione del Cremlino, anzi sarà un’aggressione contro tutta l’Alleanza Atlantica e tutta l’Unione Europea. Eppure oggi un altro baltico, l’estone Rosin, dice il contrario.

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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