Kiev, il ritorno dei sabotatori europei
La notizia del giorno è che dopo l’intervento dei leader europei, la pace in Ucraina si allontana ancora.
I leader europei si mettono di traverso
Trump ha cercato di imporre il suo ultimatum a Kiev sull’accordo di pace proposto dall’amministrazione repubblicana. Il conseguente messaggio alla nazione di Zelensky sapeva di resa e di ritorno alla realtà. Così, a bocciare senza appello il piano americano ci hanno pensato i vari Macron, Starmer, Merz, Kallas e von der Leyen, ricorrendo alla scusa di assicurare “dignità” alla causa ucraina e di costruire una “pace giusta”. Intanto, come primo risultato del loro encomiabile sforzo hanno fanno rimandare a data da destinarsi la fine dei bombardamenti e dei combattimenti.
All’opera dei sabotatori europei si aggiunge quella dei Dem statunitensi, i quali trovando inattesi alleati fra i repubblicani anti-Trump, attaccano la Casa Bianca affermando che il piano sia stato scritto non da Washington, ma da Mosca. Ovviamente non c’è alcuna prova al riguardo. Anzi, il segretario di Stato Rubio afferma l’esatto contrario, ma il mainstream ha messo in moto la macchina del fango per spingere sulla prosecuzione del conflitto. E con tale prosecuzione si può continuare a foraggiare la lobby delle armi, che appena uscito il piano Trump ha visto crollare i valori azionari dei suoi principali soggetti di Borsa.
Apertura russa
L’Unione Europea in questo modo si mette all’angolo da sola ed è sempre più detestata. La proposta degli USA è infatti al momento la più realistica e la più gradita al Cremlino, pur con qualche riserva e col bisogno di esaminarla e di considerarla in profondità. Il consigliere di Putin per la politica estera Yury Ushakov ha infatti dichiarato che parecchi punti sono accettabili e che vanno quindi discussi adeguatamente. Bisognerebbe magari parlarne vis-à-vis con gli americani, ma per adesso Mosca non ha ricevuto in merito alcuna richiesta concreta da parte della Casa Bianca, precisa il diplomatico russo.
Dunque, sulla base dell’attuale proposta una certa apertura da parte dei russi c’è. E se gli europei la stravolgono modificandone eccessivamente il contenuto, la renderebbero inaccettabile e farebbero saltare ogni accenno di accordo. Quello che ignorano – volontariamente – è che la Russia sta raggiungendo i suoi obiettivi sul campo, seppur lentamente. Ma più tempo passa più sarà caro il prezzo che pagherà Kiev, sia in termini di vite umane sia a livello economico. Zelensky intanto gira per il mondo firmando cambiali e contratti senza avere i soldi per onorarli. Il debito ucraino ha oltrepassato il 100%. Ed è impensabile che siano i russi a pagarlo, visto che stanno vincendo.
Guerra per procura
Sarebbe poi ora di rammentare come è nato questo conflitto e quali sono le sue ragioni profonde: un golpe colonialista travestito da rivoluzione interna, fatto ribollire negli anni fino a trasformarlo in una vera e propria guerra per procura. Gli ucraini sono parte lesa, certo, ma oltre ad attribuire tutte le colpe al cosiddetto “aggressore” del 2022, sarebbe bene individuare chi li ha ingannati e utilizzati come terreno di contesa per i propri interessi geopolitici.
Ad oggi il piano Trump è l’unico piano credibile, l’unico che possa risparmiare a Kiev la capitolazione totale. Ma è altamente indigesto per certi leader europei, sedotti e abbandonati dall’amministrazione Biden, che resterebbero col cerino in mano e che sembrano preferire per l’Ucraina arretramento e sconfitte sul campo che non il dialogo.

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.
