Germania: avanti con le forniture militari all’Ucraina, avanti con l’indebitamento
Il cancelliere Merz non bada a spese quando si tratta di assistenza militare all’Ucraina. E non dà nemmeno troppa rilevanza al rischio di trascinare la Berlino (e l’Europa) in uno scontro frontale con Mosca. Si preoccupa molto che gli ucraini possano combattere, anzi ritiene che debbano combattere: ha infatti esortato Zelensky a non lasciar andare via troppi ragazzi in età militare, che sono già arrivati a decine di migliaia in Germania da quando il divieto di espatriare è stata allentato.
Più Patriot di tutti
A inizio novembre Zelensky in persona aveva annunciato l’ottenimento di due batterie tedesche di Patriot, promesse poco tempo prima dal ministro della Difesa di Berlino Boris Pistorius. Quest’ultimo ha spiegato che la Germania più di qualunque altro Paese si è privata dei suoi Patriot per darne all’Ucraina. Nei giorni scorsi è giunta la notizia del loro dispiegamento nella cornice della difesa aerea ucraina, integrati coi sistemi a corto raggio, i NASAMS norvegesi-americani e gli IRIS-T tedeschi. Quindi sono già attivi e manovrati da squadre addestrate in Germania e in Polonia. Rappresentano l’arma difensiva più potente di cui l’Ucraina possa disporre contro i crescenti attacchi dell’artiglieria di Mosca. Non sembra però che siano in grado di fare un lavoro eccellente, forse perché troppo pochi (gli alleati occidentali non ne regalano facilmente, sia per gli alti costi che per le proprie necessità) o forse perché non sono poi così efficaci.
I russi stanno infatti riuscendo a paralizzare la rete energetica ucraina, provocando frequenti blackout e distruggendo le infrastrutture proprio adesso che si avvicina l’inverno. Zelensky ha affermato che “ogni rafforzamento delle nostre difese aeree ci porta più vicini alla fine del conflitto, che tutti aspettiamo”. Ma come, non parla più di “vittoria totale”? No, non più, perché i russi avanzano sul campo accerchiando e prendendo località del Donbass e di altre zone. Il presidente ucraino ha aggiunto di voler ordinare altri 25 sistemi Patriot dagli Stati Uniti. Ha comunque ammesso che si tratta di armamenti estremamente dispendiosi in termini di prezzo e di tempistiche di produzione. Però insiste con gli alleati europei per riceverne ancora dei loro, e che poi tengano pure gli arsenali vuoti aspettando che arrivino le batterie promesse. Un Patriot costa all’incirca 2,5 miliardi; i relativi missili valgono dai 6 ai 10 milioni di dollari ciascuno.
Buco di bilancio
Cifre del genere non possono non avere un impatto sul bilancio tedesco, per quanto Berlino si affidi ai meccanismi di finanziamento militare dell’Ucraina come il PURL (Prioritised Ukraine Requirements List). Merz si trova oggi ad affrontare la sfida della legge di bilancio per una Germania che da colonna portante dell’eurozona è diventata un malato grave, proprio come la Francia, la quale oltretutto si trova da tempo in grave crisi politica. Per Berlino si prevede un consistente aumento del debito pubblico, con un buco di bilancio che sarà più grosso di quello della Spagna. Di questo passo, nel 2027 la situazione sarà ben peggiore. Ma il cancelliere appare convinto delle proprie rischiose scelte.
Così il ministro Pistorius ha promesso di acquistare a beneficio di Kiev altri armamenti per un valore di 150 miliardi di euro grazie al PURL e ha detto che il Parlamento tedesco ha approvato la bozza di bilancio per il 2026 con dentro la disposizione di 11,5 miliardi di euro da destinare al supporto a Kiev il prossimo anno. L’Ucraina potrà continuare a contare su di noi, ha concluso.
E sembra che Merz voglia fare quello che il suo predecessore Olaf Scholz ha sempre rifiutato di fare: dare all’esercito ucraino i missili da crociera a lungo raggio Taurus. In una recente conferenza stampa congiunta col premier svedese Ulf Kristersson, il cancelliere ha accennato al lavoro sui progetti di “fuoco a lunga gittata” che stanno effettuando insieme agli ucraini. Il riferimento pare sia proprio ai Taurus, che possono colpire obiettivi fino a 500 chilometri di distanza, quindi in profondità nel territorio russo. Scholz ha sempre cercato di non darli perché rischiano di trascinare la Germania in uno scontro diretto con la Russia.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

