Solo promesse vuote da parte degli europei “Volenterosi”: l’Ucraina dovrà fare da sola

Solo promesse vuote da parte degli europei “Volenterosi”: l’Ucraina dovrà fare da sola

14 Settembre 2025 0

La proposta della “forza di rassicurazione” dei Volenterosi europei si sta rivelando una promessa vuota. L’ennesima, con l’aggravante che i vari Macron e Starmer sono ben coscienti di non poterla realizzare. Sanno infatti che la Russia non permetterebbe mai l’avvicinamento di soldati europei al suo confine più delicato.

Le garanzie “teoriche”

Il britannico Telegraph lo scrive esplicitamente: L’Europa sta mentendo all’Ucraina. No, nessun soldato di membri della UE o della NATO metterà piede sul suolo ucraino in qualità di truppe di sostegno, sorveglianza o peacekeeping. Che in questi anni di uomini NATO se ne siano visti parecchi dalle parti di Kiev, è un segreto di Pulcinella o una farsa ben confezionata. Ma gli ufficiali e gli operativi ci vanno a titolo vario, sotto forma di consiglieri o di addestratori. Dunque non come soldati equipaggiati né raggruppati in unità di numero paragonabile a quello della missione tratteggiata da Macron. Quest’ultimo vorrebbe allestire una “forza di rassicurazione” da dispiegare presso i punti nevralgici e le infrastrutture ucraine. Tuttavia, per il momento l’accordo raggiunto fra i Paesi “volenterosi” è solamente sui principi generali dell’iniziativa.

Lo show della solidarietà

Terminato l’ultimo summit della Coalizione la settimana scorsa, Zelensky ha descritto le garanzie di sicurezza da essi concordate come “teoriche”. Teoriche, peraltro, come lo è il cessate-il-fuoco che costituisce la base dell’intero discorso. Nel Donbass infatti i russi avanzano: lentamente, ma inesorabilmente. Il vertice dei 26 Stati pieni di buone intenzioni è stato quindi l’ennesimo “show della solidarietà” fatto di annunci, sorrisi e pacche sulle spalle, a beneficio della stampa e della propaganda interna del presidente ucraino, la cui posizione in patria sta scricchiolando in modo pauroso.

Di adesione alla NATO non si parla più

Dal 2022 i leader occidentali rifiutano sdegnosamente il confronto diplomatico con Putin. Forse, se avessero parlato prima con lui, non sarebbero dovuti giungere a proporre qualcosa che di inaccettabile in modo assoluto per il presidente russo. Adesso invece, ogni volta che diminuiscono il numero di soldati previsto la missione e ne abbassano di grado le future mansioni, si rendono ridicoli e invisi agli ucraini stessi. Intanto, dell’adesione di Kiev alla NATO non fanno più nemmeno accenno. Si potrebbe dire così che abbiano in pratica soddisfatto una delle richieste fondamentali del Cremlino, una delle ragioni per le quali Mosca ha scatenato la sua operazione speciale. Resta ancora in ballo l’idea delle truppe di garanzia. Ma niente è stato messo su carta e firmato, dunque i russi continuano a martellare con l’artiglieria e a completare la “liberazione” della oblast’ di Donetsk, mentre quella di Lugansk è ormai interamente sotto il loro controllo.

Mai presi sul serio

Vedendo quanto accaduto finora, i russi sanno per esperienza che certi progetti degli alleati occidentali di Kiev sono fumosi o inconsistenti. Lo si era visto con le precedenti coalizioni, quella dei tank o poi quella dei caccia da combattimento. Sì, gli armamenti alla fine li hanno concessi, ma troppo pochi e troppo tardi per fare la differenza. AdessoPutin ha già fatto sapere che considererà come “obiettivi legittimi” le eventuali truppe straniere sul territorio ucraino. Con tale dichiarazione, le velleità di Macron si spengono sul nascere, perché da soluzione al conflitto la “forza di rassicurazione” diventerebbe subito ulteriore e pericolosissima benzina sul fuoco dello scontro militare. E se si paragonano le cifre sul campo, i 10mila uomini previsti dai Volenterosi sono sarebbero una quota modesta rispetto all’esercito ucraino e una percentuale risibile a confronto col potenziale umano e materiale di quello russo.

La Coalizione dei “Riluttanti”

La trasformazione da “volenterosi” a “riluttanti” è in via di compimento. Il Financial Times spiega come molti dei Paesi dichiaratisi volenterosi non abbiano alcuna voglia di mandare i propri uomini in Ucraina. A sua volta, l’edizione australiana dello Spectator titola: La Coalizione dei Volenterosi non ha voglia di difendere l’Ucraina. Non sono ipotesi giornalistiche, ma fatti. Il Ministro della Difesa croato ha dichiarato che Zagabria continuerà a supportare Kiev con armi e assistenza finanziaria, ma non ha alcuna intenzione di inviare truppe. Allo stesso modo Slovacchia e Polonia sono disponibili a fornire aiuto materiale e logistico, ma di soldati non se ne parla. La Bulgaria non esclude in linea di principio la partecipazione a una missione di peackeeping, ma per ora anche il Ministero della Difesa di Sofia propone aiuto logistico, non soldati.

I problemi interni dei Volenterosi

I Paesi più volenterosi, quello che si sono candidati a guidare la forza di garanzia, hanno in questo momento dei problemi interni piuttosto seri, tali da rimandare la fattibilità del progetto. A Parigi è caduto il governo e adesso rischia di cadere lo stesso Macron. In Gran Bretagna il primo ministro Starmer è detestato. La protesta delle bandiere che va avanti da mesi e i picchetti di fronte agli hotel dei migranti si sono trasformate in una manifestazione a Londra con 100mila persone in strada. In Germania e nella stessa Francia i sondaggi mostrano che i cittadini vorrebbero che Zelensky cedesse territori e firmasse una buona volta la pace. E sono in larga maggioranza contrari a mandare i propri ragazzi a correre il rischio di morire per Kiev. Insomma, l’Ucraina dovrà cavarsela da sola.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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