Russia “isolata”, dicevano i media nostrani. Ma al vertice SCO l’Eurasia abbraccia Putin

Russia “isolata”, dicevano i media nostrani. Ma al vertice SCO l’Eurasia abbraccia Putin

9 Settembre 2025 0

I media nostrani insistono da anni col ritornello della Russia isolata sul piano economico e diplomatico. Il vertice SCO ha fatto vedere invece che la realtà è totalmente diversa. Tutti i leader dell’Eurasia hanno dimostrato con gesti inequivocabili che il loro interesse è verso Mosca, non più su Washington. E certamente non su Bruxelles.

Sorrisi e abbracci

La scorsa settimana si è tenuto a Tianjin in Cina il summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), a cui hanno partecipato 23 Stati. Le scene fotografate a beneficio della stampa mondiale mostrano Putin che riceve il saluto caloroso dei vari leader, con abbracci, sorrisi, lunghe strette di mano e dichiarazioni al miele. Tali manifestazioni di interesse e di rispetto si sono ripetute subito dopo alla parata militare per la commemorazione della vittoria cinese sul Giappone nella Seconda Guerra mondiale. Stavolta erano presenti non solo gli esponenti dei Paesi euroasiatici, ma anche di quelli più strettamente europei, come Slovacchia, Serbia, Bulgaria e Ungheria, oltre ai rappresentanti africani e sudamericani. I momenti più significativi dal punto di vista politico sono quelli che hanno coinvolto i capi delle due potenze asiatiche – anzi mondiali – India e Cina, che hanno mostrato davanti ai giornalisti la loro vicinanza al leader del Cremlino.

Modi e Xi

Il premier indiano Narendra Modi ha viaggiato insieme a Putin sull’auto presidenziale, quasi riprendendo la scena già vista in Alaska un mese fa con Trump. Ha poi dichiarato che “le conversazioni con Putin sono sempre profonde”. E quest’ultimo lo ha chiamato “caro amico”. Il padrone di casa Xi Jinping ha ospitato Putin per diversi giorni, sia al vertice SCO che alla successiva commemorazione storica. Solitamente rigido e riservato, stavolta Xi lo ha abbracciato si è mostrato allegro anche nei momenti a tre che coinvolgevano Modi. Descrivere tali scene a parole potrebbe risultare stucchevole o esagerato. Quindi basti dire che, al netto delle formalità diplomatiche, l’atmosfera che scaturiva era quella di una rimpatriata fra vecchi amici, non un freddo vertice privo di contenuti.

Russia non più isolata

Dopo quanto visto in Cina, sarebbe ormai ridicolo parlare della Russia come di uno “Stato pariah”. D’altronde è ciò che la stampa euroamericana ha tentato di inculcare nell’opinione pubblica, inutilmente. O per lo meno le immagini del summit dovrebbero bastare a modificare un po’ la narrativa. Certo, ci sono ancora sanzioni, condanne, minacce, ma arrivano tutte da un Occidente in via di rimpicciolimento. Ora vi è un “resto del mondo” che fa grandi affari con la Russia e che abbraccia fisicamente il suo presidente. La simpatia e le pacche sulle spalle ricevute in Cina proseguono quanto visto in Alaska.

Di fatto, è stato Trump a sdoganare l’immagine di Putin accolto con quegli onori che si tributano al capo di uno Stato importante, col quale si vogliono avere ottimi rapporti sia politici che economici. Ed è quanto hanno fatto oggi Cina e India, principali acquirenti di gas e petrolio russi. L’impressione corrente è che al mondo la presenza di Putin sia indispensabile. Una chance per controbilanciare i valori Trump e i governanti euroatlantici l’avranno a novembre al vertice del G20. Secondo Carnegie Politika, saranno loro (e in particolare l’inquilino della Casa Bianca) a dover dimostrare di non essere in minoranza sul piano globale.

Situazione normalizzata

L’altro aspetto del trionfo mediatico di Putin riguarda la normalizzazione del conflitto ucraino. Da macchia indelebile sulla reputazione di Mosca è divenuto parte della situazione corrente, solo una faccenda in più da risolvere sullo scacchiere degli equilibri mondiali. Per Maria Repnikova, docente della Georgia State University, sembra che la guerra sia stata in un certo modo accettata. È come se si fosse tornati alle solite cose, come se la guerra nemmeno ci fosse. Il Ministero degli Esteri ucraino ha addirittura pubblicato una nota in cui definisce “sorprendente” che il comunicato finale del summit non menzioni proprio questo conflitto, mentre parli di attacchi terroristici o altri generi di ostilità.

Anzi, Putin ha avuto l’opportunità di esporre e sostanzialmente di imporre la visione nazionale russa, quando alla sessione plenaria dello SCO ha spiegato che il conflitto non deriva da “un’invasione militare”, ma dal colpo di Stato avvenuto in Ucraina nel 2014 col sostegno degli alleati occidentali di Kiev.

Detrattori europei in difficoltà

Gli sforzi occidentali di isolare la Russia sono dunque sostanzialmente falliti. Il quadro è chiaro. L’Unione Europea ha lanciato 18 pacchetti sanzionatori, inefficaci e ora ci riprova col 19esimo. Slovacchia e Ungheria – i cui leader sono andati a Cina a partecipare alle celebrazioni con Putin – continuano esplicitamente ad acquistare gas dalla Russia mentre altri Paesi lo fanno di nascosto, protetti dal segreto di Pulcinella. Le sanzioni applicate da Biden potrebbero essere tolte o alleggerite da Trump. Il governo francese è appena caduto, quello britannico non pare in buona salute e quello tedesco piuttosto fresco di nomina sta accumulando il rancore dei cittadini.

Per Natia Seskuria del Royal United Services Institute (RUSI), la Russia sta cercando di dimostrare che sebbene sia stata isolata dal mondo occidentale, ha ancora dei partner e degli alleati che sono Paesi forti sul piano economico. Pechino e Delhi sono ora i due maggiori compratori al mondo di petrolio e carbone russi, con la Cina che è anche il secondo maggior acquirente di gas russo e di prodotti petroliferi. E tale isolamento non significa che l’economia russa debba crollare o che la Russia sia incapace di sostenere il suo sforzo bellico.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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