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Libia: la mossa di Dabaiba per ridare flusso al petrolio libico

Il primo ministro libico nel Governo di Unità Nazionale, Abdel Hamid Al-Dabaiba, ha licenziato l’ingegner Mustafà Sanallah, nominando al suo posto Farhat bin Qadara, considerato vicino ad Haftar e gli Emirati Arabi, a capo del gigante petrolifero libico National Oil Corporation (NOC). Farhat bin Qadara, fin dal suo arrivo nel quartiere generale della fondazione a Tripoli, scortato da uomini armati della joint force di Misurata, si è impegnato a porre fine al blocco petrolifero che ha quasi azzerato la produzione libica per mesi. Il nuovo capo di NOC ha affermato il suo impegno a raddoppiare la produzione di greggio a 1,2 milioni di barili al giorno e proteggere i contratti in essere con compagnie petrolifere straniere. Si ricorderà che il portavoce del governo di Tripoli, Mohamed Hamuda, a termine della riunione del Consiglio dei Ministri, la scorsa settimana aveva annunciato un taglio del 25% delle esportazioni di gas all’italiana Eni da destinare al consumo locale. Dopo che i continui black out avevano sollecitato la rabbia dei giovani che in migliaia, venerdì 1mo luglio, sono scesi in strada a protestare.

“Il primo passo che farò è tornare ai precedenti tassi di produzione di petrolio prima della chiusura, e ciò avverrà entro una settimana”, ha detto Bin Qadara, aggiungendo: “rispetteremo tutti i contratti con i nostri partner e cercheremo di sviluppare il nostro rapporto con loro al fine di aumentare la produzione”.  NOC cercherà dunque di produrre tre milioni di barili al giorno entro due anni, a condizione che avrà ottenuto finanziamenti governativi sufficienti per sviluppare campi petroliferi, stazioni di esportazione e mantenere le infrastrutture fatiscenti. Sul piano politico, la decisione di Dabaiba, martedì, di sostituire Sanallah, ha esacerbato lo scambio di accuse tra il ministro del Petrolio, Mohamed Ahmed Aoun, e Sanallah. Fin dall’insediamento del Governo di Unità Nazionale, frutto di un processo facilitato dalle Nazioni Unite, i rapporti tra i due non sono mai stati idilliaci. Il ministro ha sempre chiesto il licenziamento dell’ormai deposto capo di NOC, accusandolo di spionaggio e di lavorare per gli interessi di governi stranieri. Bin Qadara dopo la nomina ha indicato che le operazioni andranno senza intoppi e NOC riceverà un budget di 35 miliardi di dinari libici (7,2 miliardi di euro) necessari per modernizzare gli impianti petroliferi, promettendo un aumento dei salari dei dipendenti che si sono inizialmente opposti alla decisione. 

Il nuovo capo del gigante petrolifero libico ha assicurato che il vecchio CDA sarà trattato con rispetto. “Non ci saranno cambiamenti nei consigli di amministrazione delle società nell’attuale periodo, verrà data loro una possibilità, ma devono lavorare in modo efficiente e con integrità senza lealtà personali”. Ha avvertito Bin Qadara. Nelle sue ultime dichiarazioni, Mustafa Sanallah ha affermato che i direttori esecutivi e le filiali della NOC lo riconoscono ancora come presidente, rifiutando la decisione del Consiglio dei Ministri di sostituirlo. Reuters ha citato Sanallah affermando che sarebbe ancora a Tripoli e starebbe lavorando a quelli che ha definito sforzi per risolvere la crisi, sottolineando che senza pressioni internazionali, il mutamento improvviso potrebbe perfino sfociare nell’istituzione di un ente petrolifero parallelo. Soprattutto considerato il persistere di due Governi. La stessa dinamica si verificò durante l’ultima guerra tra amministrazioni rivali tra Est ed Ovest. Gli osservatori tuttavia escludono tale ipotesi soprattutto se la nomina è frutto di un accordo tra Dabaiba e Saddam Haftar, figlio del generale cirenaico. Attualmente, questa decisione rafforza la posizione del Primo Ministro Dabaiba nel bilancio di potere con Bashagha. Il premier designato ha infatti perso uno sponsor importante del suo esecutivo che si è insediato a Sirte dopo aver fallito l’ingresso nella capitale per ben tre volte. Media locali hanno infatti riferito che la nomina sarebbe frutto di un accordo raggiunto ad Abu Dhabi la scorsa settimana. Fonti del Governo di Tripoli hanno confermato la notizia, seppur definendola in prima battuta come “non ufficiale”. 

Inoltre il riavvio della produzione riuscirà a calmare gli animi garantendo meno interruzioni di elettricità nelle case dei libici.  La libica General Electricity Company (GECOL) ha confermato che l’annuncio di NOC di revocare la forza maggiore sui giacimenti petroliferi e sui porti influenzerà positivamente la capacità della rete in tutte le parti del Paese. Ha spiegato che la ripresa delle esportazioni di petrolio porterà al ritorno delle forniture di gas alle centrali elettriche, in particolare nel circuito orientale, e migliorerà notevolmente le prestazioni della rete elettrica pubblica. “I team dell’azienda lavoreranno per riavviare le stazioni il prima possibile non appena riprenderanno le esportazioni“. Si legge nella stessa nota. Farhat bin Qadara, ha annunciato la fine delle chiusure in tutti i giacimenti petroliferi e porti, a partire da ieri, venerdì, revocando lo status di forza maggiore. Tutto ciò confermerebbe il ruolo del Comando generale dell’esercito orientale dietro la prolungata chiusura. Ad ogni modo, l’annuncio di bin Qadara è arrivato in seguito ad un incontro con i saggi e notabili della Mezzaluna petrolifera nella sala riunioni della Arabian Gulf Oil Company nel capoluogo orientale, Bengasi. Il nuovo presidente di NOC ha affermato di aver stabilito accordi di produzione in conformità con gli standard di sicurezza e pubblica sicurezza, aggiungendo: “NOC apprezza gli sforzi compiuti da tutte le parti locali e internazionali e si impegna ad aderire a costanti professionali e non politiche mentre continua a svolgere i suoi compiti in tutta imparzialità”.

I recenti sviluppi preoccupano tuttavia gli Stati Uniti. L’ambasciatore e inviato speciale in Libia, Richard Norland, ha dichiarato giovedì che il suo paese “sta seguendo con profonda preoccupazione gli sviluppi che circondano NOC, che è vitale per la stabilità e la prosperità della Libia, ed è rimasto politicamente indipendente e tecnicamente competente sotto la guida di Mustafa Sanallah”. Secondo l’ambasciata americana in Libia, Norland ha affermato che la sostituzione del consiglio di NOC “può essere contestata in tribunale ma non deve diventare oggetto di confronto armato”. L’Ambasciata ha citato Norland affermando che “le principali considerazioni di politica pubblica per la Libia a questo riguardo sembrano essere se la produzione di petrolio e gas verrà effettivamente ripristinata per affrontare questioni urgenti che riguardano la vita di ogni libico, in particolare la carenza di elettricità. Se è in atto un meccanismo libico per la gestione trasparente e il controllo delle entrate”. Ma soprattutto: “i leader libici di tutti gli schieramenti riconosceranno che ancora una volta questi sviluppi dimostrano l’urgente necessità della volontà politica di scendere a compromessi e di porre le basi per la riconciliazione e le elezioni?”

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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