I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La Tunisia prova a liberarsi dalla morsa degli islamisti

Il presidente Kais Saied su richiesta popolare congela il Parlamento e scioglie il Governo di Mechichi per salvare lo Stato e il popolo Tunisino.

Scendi, andiamo a festeggiare, hanno sciolto il Governo!” Si sente gridare tra i vicoli della Marsa, il villaggio a pochi passi dal mare nella capitale tunisina. Si riversano per le strade in migliaia a bordo di scooter, moto, auto e furgonati dove i giovani salgono imbracciando la bandiera del proprio Paese, ormai frantumato, lacerato e agognato dalla stringente crisi economica e dalla pandemia COVID-19, per cui il Primo Ministro, Hicham Mechichi, aveva licenziato il ministro della Salute, Faouzi Mehdi, pochi giorni fa. È il 25 luglio, anniversario della fondazione della Repubblica e i Tunisini si sono uniti in una nuova rivoluzione, quella contro gli islamisti di Ennhadha, un vero e proprio cancro che si è insinuato nelle istituzioni del Paese nordafricano dopo la cacciata di Zine El Abidine Ben Ali nel 2011.

Secondo la Costituzione, ho preso le decisioni che la situazione richiede per salvare la Tunisia, lo Stato e il popolo tunisino“, ha affermato il presidente Kais Saied, eletto nel 2019 col 72% dei voti, accusato fino a ieri di mancanza d’azione. “Stiamo attraversando momenti molto delicati nella storia del nostro Paese“, ha aggiunto il capo della Nazione dopo una riunione d’emergenza al palazzo di Cartagine con i vertici militari e delle forze dell’ordine. Ha invocato l’articolo 80 della Costituzione, sciogliendo il Governo, sospendendo il Parlamento per un mese, e rimuovendo l’immunità per i suoi membri, in attesa di nominare un nuovo Primo Ministro. La norma fa riferimento ad un pericolo grave e malfunzionamento delle istituzioni. Ai cortei del pomeriggio, la polizia era intervenuta con gas lacrimogeni e manganelli, alcuni agenti erano stati anche feriti dal lancio di pietre da parte della folla affamata che ha preso d’assalto alcuni uffici del partito islamista in diverse città.

Foto Manifestazioni di piazza a Tunisi

Il coprifuoco in vigore è stato eccezionalmente revocato per permettere le celebrazioni che sono proseguite per tutta la notte. Schiarita dai fuochi di artificio la piazza centrale di Tunisi. Al suono dei clacson, il popolo festeggia quello che molti vedono come un tentativo di ridare vita al sistema dopo mesi di stallo politico tra Kasbah e Bardo. Il capo dello Stato aveva minacciato più volte nelle ultime settimane di dover agire per risolvere la crisi politica che minacciava la giovane democrazia tunisina.  Durante le proteste contro il potere che si sono svolte domenica in tutto il Paese, molti slogan invocavano lo scioglimento dell’Assemblea del Popolo, tenuta ostaggio dalla Fratellanza Musulmana rappresentata da Rachid Ghannouchi, accusato di servire agende straniere e di non servire gli interessi del popolo che non lo ha mai digerito.

Ghannouchi, ormai stanco e dato da molti come malato, ha definito le decisioni di Kais Saïed un “colpo di stato” sulle reti della TV finanziata dal Qatar, Al-Jazeera. Il canale è stato perquisito questa mattina, lunedì e molte agenzie ne riferiscono la chiusura. Il capo del Parlamento domenica sera non è potuto entrare in aula, impedito dall’esercito schierato anche davanti alla sede della televisione nazionale, a diverse istituzioni e all’avenue Habib-Bourguiba, epicentro della rivoluzione del gennaio 2011. Kaïs Saïed vi si è recato a tarda notte per ribadire ai media che le sue decisioni sono costituzionali. “I cittadini sono stati ingannati dall’ipocrisia, dal tradimento e dal sequestro dei diritti“, ha detto Saïed che ha anche assunto il ruolo di Procuratore generale così da imporre un percorso giudiziario ai deputati accusati di malaffare. Il presidente ha anche avvertito che ogni ricorso alla violenza sarà represso dalle Forze armate e di sicurezza, c’è preoccupazione infatti per eventuali depositi di armi nascosti dagli islamisti, da sempre pronti ad usare ogni mezzo per mantenere il potere. “Non è un colpo di Stato, e chi lo afferma dovrebbe leggere la Costituzione, o tornare alla prima elementare. Io sono stato paziente e ho sofferto con il popolo tunisino“. Ha ribadito Saied. Da un punto di vista legale le dispute sulla Carta fondamentale dovrebbero essere risolte da una corte costituzionale, che però non è ancora insediata, a sette anni dall’approvazione.

Ora bisognerà passare all’azione, il popolo chiede infatti risposte concrete alla fine di questa serata di giubilo. “Chi sbaglia deve pagare”, afferma una giovane manifestante. “La Tunisia era un bellissimo Paese. Eravamo abituati a vivere dignitosamente, ora non abbiamo soldi per portare carne o pesce sulle nostre tavole. Non ci sono servizi, siamo stati umiliati anche durante la pandemia,” tuona un’altra manifestante, lamentando di lockdown che hanno colpito solo la gente comune, mentre i politici godevano del privilegio di lussuosi hotel nelle cittadine turistiche della costa. Il testo dell’articolo 80, tuttavia non dettaglia le misure eccezionali volte a “garantire, nel più breve tempo possibile, il ritorno al regolare funzionamento delle autorità pubbliche“. E questo pone diversi dubbi, mentre gli islamisti strumentalizzano la paura tra i cittadini col presagio di una dittatura da parte di Kais Saied. Ma alla gente poco importa, a questo punto, e si schiera col presidente.

Oggi per le strade di Tunisi regna una parvenza di normalità, a parte il sit-in in cui sono impegnati davanti al Palazzo del Bardo, Ghannouchi e alcuni suoi fedelissimi. La serata di danze, canti, e abbracci liberatori, fa spazio ai dubbi agli innumerevoli scenari che si profilano, nonché alla paura per un nuovo aumento dei contagi da coronavirus per via degli assembramenti. Il Ministero della Salute, all’inizio di luglio, aveva annunciato che il sistema sanitario tunisino è “crollato” sotto il peso del Covid-19. Il visurs ha causato quasi 19.000 morti su una popolazione di circa 12 milioni di abitanti. La Tunisia ha assistito all’insediamento di dieci governi in dieci anni, spetta ora a Kais Saïed risanare il complesso sistema politico e soprattutto le casse dei tunisini depredate dal malaffare.

Condividi questo post

Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password