Il Giappone nega i suoi missili all’Ucraina
Tokyo non concederà a Kiev i missili intercettori che il premier ucraino aveva gentilmente richiesto. Almeno per il momento e per motivi che sono di carattere sia giuridico che politico.
La richiesta di Koretskyi
Intervistato la scorsa settimana dall’agenzia di stampa Kyodo News, Serhii Koretskyi ha chiesto al Giappone di concedere armamenti per la difesa antiaerea, in particolare i missili balistici per intercettare i colpi dell’artiglieria russa. Si tratta degli ormai celebri Patriot, che scarseggiano negli arsenali di vari Paesi e che sono prodotti in quantità inferiori alle attuali esigenze. Il premier ha sottolineato l’importanza che hanno nel proteggere non solo i cittadini, ma anche le infrastrutture in vista della stagione fredda. Ha poi evidenziato l’esperienza che i giapponesi potrebbero condividere proprio nel campo dell’energia e delle relative infrastrutture, nella prospettiva della riedificazione postbellica. Il primo ministro, in carica da un mese e mezzo, ha detto di riporre “molta speranza” riguardo alla sua richiesta e di “contare” sul Giappone. Infine ha dichiarato: Credo nel nostro radioso futuro e nella cooperazione e nella partnership relativamente alla ricostruzione e allo sviluppo del nostro Paese. Anche oggi, non vogliamo aspettare che la guerra sia prima finita.
Esportazione di armi
Il Giappone può assemblare i Patriot su licenza statunitense. Ora, grazie alle modifiche apportate lo scorso aprile ai “Tre Principi” sulla vendita di materiale per la difesa, li potrà anche esportare, ma a determinate condizioni. Nel caso di Kiev, servirebbe anzitutto un accordo ufficiale fra i rispettivi governi, e poi l’assenso esplicito della premier Sanae Takaichi. Si configurerebbe quindi come una decisione politica molto delicata, posto che l’Ucraina è un Paese in guerra, dunque un acquirente che utilizzerebbe subito i Patriot e non li conserverebbe negli arsenali per ragioni di deterrenza. E in questo momento le relazioni fra Giappone e Russia non sono certo ai massimi storici, così la cessione di Patriot a favore di Kiev potrebbe essere interpretata come un atto ostile. La Takaichi ribadisce comunque il sostegno alla causa ucraina presenziando al vertice della Coalizione dei Volenterosi e confermando che manterrà le sanzioni giapponesi alla Russia.
L’assistenza è sufficiente
Con riguardo alla domanda dei Patriot, però, il capo di gabinetto Minoru Kihara ha spiegato in conferenza stampa che Tokyo in questo momento non prende in considerazione l’ipotesi di trasferire armamenti all’Ucraina. Il Giappone, precisa, sta già fornendo a Kiev giubbotti antiproiettile e mezzi di trasporto militare, oltre all’assistenza finanziaria. Ma per le armi distruttive serve un percorso politico di approvazione troppo difficile, che il governo non intende affrontare. E resta qualcosa di “estremamente spiacevole” che dopo quattro anni e mezzo ancora non sia stata siglata la pace, conclude Kihara.

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