Il figlio maggiore di Trump dichiara che suo papà il presidente potrebbe presto abbandonare l’Ucraina al suo destino
La situazione intorno alle trattative promosse da Washington è in continua evoluzione, ma ogni tanto affiorano dichiarazioni o gesti che mostrano la tendenza complessiva. Sono da inquadrare in tale ottica le parole del figlio maggiore del presidente americano, Donald John Trump Jr., a proposito dell’atteggiamento di suo padre verso l’Ucraina.
Trump è imprevedibile
Appena qualche giorno fa al Forum di Doha ha descritto come “buon senso” l’approccio paterno alla faccenda. E alla domanda se il presidente possa abbandonare l’Ucraina, dice che sì, effettivamente potrebbe. Ha poi parlato dell’imprevedibilità di Donald senior, elemento molto positivo quando si tratta di “stanare” gli interlocutori e costringerli ad essere espliciti nel mostrare le loro vere intenzioni. E da parte dell’amministrazione repubblicana, la vera intenzione è di ottenere la pace e fermare la morte delle persone. Purtroppo finora ha avuto poca fortuna nel promuovere un accordo di pace fra le parti, ma ci sta provando. Per quanto ancora?
Attenzione, aggiunge, Kiev non è una priorità per gli americani, stufi di finanziare guerre infinite e lo sforzo militare ucraino. Se ne parla da tempo: Trump ha già “un piede fuori dalla porta” per quanto riguarda il supporto americano all’Ucraina. I suoi grandi fan del movimento MAGA erano inizialmente contrari all’ulteriore coinvolgimento degli Stati Uniti nei conflitti oltreoceano, ma oggi vedono i vantaggi economici che ne derivano, ad esempio la vendita di armi all’Europa tramite il meccanismo PURL, e preferirebbero che l’America ci guadagni sopra ancora un po’.
Zelensky divinizzato e intoccabile
Intanto l’Europa farebbe meglio a dotarsi di un piano migliore. Anche perché l’Ucraina è “un Paese di gran lunga più corrotto della Russia”, guidato da un leader come Zelensky che è “uno dei più grandi piazzisti di tutti i tempi”. Per questa sua caratteristica e anche a causa della guerra col tempo è diventato – soprattutto per la sinistra – a “divinità borderline”, che per definizione non può fare nulla di sbagliato e che non può essere criticato. Ora l’inchiesta sulla corruzione ha sbalzato via alcuni dei vertici del governo, compreso il capo del suo ufficio presidenziale Andrii Yermak, proprio il soggetto che ha spesso guidato le sessioni di negoziati internazionali dell’Ucraina. Ma Zelensky non è stato toccato. Don Jr. ritiene che la vicenda di malaffare ai vertici di Kiev farà infuriare pure i filo-ucraini e persino parecchi Dem.
Qatar, Venezuela e Cina
Le parole di Donald Jr. sono risuonate al Doha Forum in Qatar, una conferenza che da oltre vent’anni vede la partecipazione di politici di tutto e il mondo e di altri soggetti di rilievo internazionale. Il Qatar è un alleato chiave di Washington sul piano geostratetico, dal momento che ospita una base militare statunitense e ha dato un mano nella mediazione su Gaza. La stessa famiglia Trump ha esteso nel Paese i suoi legami finanziari, ad esempio per la costruzione di un impianto golfistico di lusso.
Donald Jr. ha infine difeso le scelte del padre riguardo alle azioni in stile militare contro i narcotrafficanti in America Centrale e Meridionale. Non si possono certo ignorare le morti di statunitensi provocate dai cartelli della droga, dice. Gli attacchi alle imbarcazioni che si presume trasportino le gang coi loro carichi di droga sono da giustificare nell’ottica della difesa del Paese contro questo pericolo, che per gli USA è “più evidente e più attuale di qualunque cosa stia accadendo fra Ucraina e Russia”, spiega. Vi è dunque un’effettiva possibilità che il presidente Trump voglia concentrare i suoi sforzi sulle emergenze interne, come l’immigrazione clandestina e la lotta al narcotraffico, mentre in politica estera voglia occuparsi di Cina e Venezuela più che di Europa Orientale.

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