Pechino sanziona ministri di Paraguay e Belize per rapporti con Taiwan
La Repubblica Popolare Cinese ha imposto sanzioni su due ministri dei governi del Paraguay e del Belize a causa dei loro rapporti con Taiwan.
I ministri sanzionati
La misura punitiva cinese ha colpito Gustavo Villate, ministro delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione paraguayano, che a giugno aveva ospitato la visita del viceministro degli Esteri di Taipei Chen Ming-chi. Inoltre, Villate ha omaggiato con un post sui social la Giornata Nazionale di Taiwan, che si svolge ogni 10 ottobre, esaltando l’amicizia e la cooperazione fra i rispettivi Paesi sulla base di “valori e principi condivisi” quali “l’autodeterminazione dei popoli, i diritti umani e la democrazia”. La colpa del ministro degli Esteri del Belize Francis Fonseca è stata quella di ricevere a settembre l’arrivo dell’omologo taiwanese Lin Chia-lung per un incontro teso al rafforzamento della collaborazione. L’ambasciata del Belize ha poi postato un messaggio celebrativo per la ricorrenza l’11 ottobre del 37esimo anno di relazioni ufficiali.
La motivazione
Nell’annunciare le sanzioni, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha fatto riferimento a “certi politici” di Belize e Paraguay che fanno da “pedine degli scacchi” per i capi del Partito Progressista Democratico taiwanese, che sfruttano gli appoggi esterni per raggiungere lo scopo dell’indipendenza. Ufficialmente, Pechino spiega le sanzioni motivandole con ragioni di sicurezza nazionale, poiché i ministri in questione si comporterebbero in modo “anti-cinese” spingendo i loro Paesi al mantenimento dei legami diplomatici con la Repubblica di Cina. D’ora in avanti ai due non saranno concessi visti di ingresso a Hong Kong e Macao e non potranno intrattenere alcun tipo di attività economica o di altro genere con società cinesi. A ben guardare si tratta di misure simboliche, perché i ministri degli Stati che riconoscono Taiwan di solito non si recano nella Repubblica Popolare Cinese.
Botta e risposta
Villate ha replicato postando il suo disappunto sui social e definendo le sanzioni come “la certificazione che ciò che stiamo facendo dal 2023 è la via giusta”. A Pechino definiscono tali dichiarazioni come un tentativo di scaricare la responsabilità delle sue azioni sull’intero Paraguay. Secondo il presidente cinese Xi Jinping la riunificazione di Taiwan alla madrepatria continentale è un obiettivo “impossibile da fermare”, come da lui stesso affermato lo scorso gennaio.
E infatti continua a fare pressione sugli Stati che riconoscono Taipei affinché passino alla visione della “sola Cina”. Negli ultimi tre anni questa tattica ha avuto effetto con l’Honduras e con Nauru, che hanno rotto le relazioni diplomatiche con Taiwan. Gli USA, da parte loro, non hanno cambiato posizione con l’insediamento di Trump: Washington continua a non avere rapporti formali con Taipei, ma le fornisce comunque degli armamenti in ottica difensiva. A ottobre, per esempio, ha consegnato due caccia da combattimento.

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