I demografi lanciano l’allarme: lo spopolamento dell’Ucraina accelera
La popolazione dell’Ucraina aveva iniziato a diminuire subito dopo l’indipendenza nel 1991. La cosiddetta “spirale della morte” si avvitava in modo inquietante ben prima del 2014, ma dal Maidan in avanti è peggiorata. E il conflitto armato ha ovviamente aggravato la situazione. Ma la mazzata finale, secondo gli studiosi, potrebbe paradossalmente arrivare con la pace. Il governo di Kiev deve cambiare atteggiamento, altrimenti il Paese rimarrà un serbatoio di risorse a buon mercato che i “partner” europei sfrutteranno cinicamente fino all’esaurimento.
Dati in peggioramento
L’ultimo censimento ufficiale condotto 25 anni fa riportava la cifra di 48,5 milioni di residenti in un’Ucraina che aveva i confini del 2001 (dunque ancora con la Crimea e il Donbass). Secondo le previsioni del 2023 quel numero dovrebbe scendere a 35 milioni entro la fine del decennio, ma ora i demografi hanno ulteriormente abbassato le aspettative. Ella Libanova, direttrice dell’Istituto di demografia e di ricerche sociali Ptukha dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina (NAN), aveva già predetto la caduta catastrofica dell’indice di natalità e aveva chiesto contromisure per limitare la perdita di abitanti.
Confrontando le stime del Servizio Statistico nazionale e dell’Istituto di Demografia, oggi parla di appena 29 milioni di ucraini ancora nel territorio sotto il controllo di Kiev, mentre 4,3 milioni sono sparsi negli Stati membri della UE. A maggio il ministro delle Politiche Sociali Denys Uliutin ha parlato di “catastrofe”, ammettendo che i dati effettivi possono essere peggiori di quelli ipotizzati: sarebbero rimasti appena fra i 22 e i 25 milioni di abitanti nell’Ucraina di Zelensky. A ottobre il direttore dell’ufficio per la Politica migratoria Vasil Voskoboynik ha descritto la situazione come “critica”, partendo dal dato del 2025. L’anno scorso l’Ucraina ha perso 800mila abitanti e nel primo semestre del 2026 la tendenza negativa si è persino accentuata.
Natalità bassa e fuga di cittadini
La diminuzione degli abitanti non si spiega soltanto con la morte dei soldati, la fuga dei civili e l’impossibilità di una vita normale per chi rimane. Anzitutto, fra gli uomini che muoiono al fronte vi sono gli appartenenti alla fascia di età più preziosa dal punto di vista demografico. La Libanova auspica che il governo non mandi i giovani nel tritacarne, perché quelli fra i 18 e i 24 anni sono spesso incoscienti e con poco senso di autoconservazione, quindi più esposti al decesso. Per un altro demografo, intervistato dall’americana NBC, è anzitutto “l’amore” ad essere rimasto “vittima dell’invasione russa”. Considerati gli sviluppi del conflitto sul campo, la sua previsione è triste: La guerra finirà con la vittoria dell’Ucraina. Altrimenti non ci sarà nessuna Ucraina. Oggi il tasso di natalità è di 3,5 volte inferiore a quello di mortalità, rivela Voskoboynik.
Invece secondo Svetlana Aksenova dell’Istituto Ptukha la situazione del primo semestre 2026 è ancora peggiore: 4 deceduti per ciascun neonato, ma questo dato si riscontrava in alcune zone dell’Ucraina già negli anni scorsi. E intanto coloro che possono lasciano il Paese, forse per sempre. La Libanova denuncia proprio la fuga di cittadini con le caratteristiche giuste per ricostruire il Paese: ragazzi e ragazze, persone con alto tasso di istruzione e di competenze, donne incinte che vogliono partorire all’estero, giovani che studiando e iniziando una carriera altrove ben difficilmente vorranno ricollocarsi in uno posto devastato materialmente e socialmente. Infatti, come sottolinea la ricercatrice, avranno paura di tornare in un luogo in cui verranno guardati come disertori da chi è rimasto per scelta o per mancanza di alternative.
Ma non basta che il conflitto finisca
La Libanova ha già parlato di “spirale della morte” per descrivere la situazione del suo Paese. Infatti, dice, se anche Kiev alla fine vincesse, il tasso di natalità non aumenterebbe. Per la demografia, coloro che tornano invalidi nel corpo o nella mente sono altrettanto deleteri che i caduti, se si pensa a quanto visto nell’esperienza americana del dopo-Vietnam, dove il ricorso all’alcol e alle droghe per superare i traumi e lo stress ha continuato a mietere vittime per anni. E aggiunge che terminato il conflitto, molti vorrebbero ricongiungersi coi familiari già espatriati, abbassando ancora il numero degli abitanti sopravvissuti ad anni di guerra.
“Un accordo di pace terminerebbe la guerra senza mettere fine alla crisi migratoria dell’Ucraina”, asserisce la politologa Kateryna Odarchenko, presidentessa del PolitA Institute for Democracy and Development di Kiev. Milioni di cittadini si sono già insediati in altri Paesi e sono così inseriti che ripartire per l’Ucraina significherebbe buttare via tutto e ricominciare da capo. Ricominciare però in un Paese che non offre nulla, ma che chiede tutto. La voglia di tornare a casa non basta se manca la speranza di un futuro in Patria. Dunque il governo deve poter garantire le condizioni per una casa e per un lavoro dignitoso. Secondo la Odarchenko, l’obiettivo non dovrebbe essere di persuadere ogni ucraino all’estero a ritornare. L’obiettivo dovrebbe essere di rendere il ritorno una scelta realistica.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


