Il Ghana chiede ai BRICS di diventare Paese-partner
Il Ghana ha annunciato che chiederà l’accettazione nei BRICS in qualità di Paese-partner. La scorsa settimana il ministro degli Esteri Okudzeto Ablakwa ha dichiarato che il governo ha approvato la decisione descrivendola come un primo passo verso la piena membership del blocco.
Oltre l’Occidente, ma senza sostituirlo
L’intenzione è di rafforzare e allargare le connessioni economiche e diplomatiche con altri Stati importanti, garantendosi in questo modo opzioni alternative alla tradizionale relazione con l’Occidente. Unirsi ai BRICS non significherebbe quindi cancellare quanto già in essere con l’Europa e il Nordamerica o con la Banca Mondiale e l’FMI, perché si tratta di rapporti ancora estremamente significativi. Ad esempio, nel 2025 gli scambi di beni e servizi con gli Stati Uniti hanno toccato quota 4,6 miliardi di dollari, mentre con la UE è in vigore un accordo di partenariato che dà accesso preferenziale per l’esportazione ghanese qualificata. Come rivelato dallo stesso Ablakwa, Accra ha consultato i governi europei prima di annunciare il passo verso il BRICS.
Prima partner, poi forse membro
Accra si sta riprendendo dalla grave crisi debitoria del 2022. Oggi l’inflazione è in discesa, ma la disoccupazione giovanile è ancora alta. Il Ghana comunque è il primo produttore di oro in Africa. Entrano nei BRICS si aprirebbero nuove possibilità di diversificare la base economica e la cooperazione con l’estero, soprattutto con i Paesi del Sud Globale, afferma Ablakwa. Il ministro aggiunge: Vogliamo cominciare come Paese-partner e poi procederemo gradualmente verso la membership piena man mano che evolve la situazione. Non diventare subito uno Stato membro del BRICS esclude la partecipazione ai processi decisionali del blocco e all’accesso automatico ai finanziamenti della New Development Bank, ma concede spazio in determinati confronti diplomatici. Essere un partner invece che un membro è quindi un modo per testare i pro e i contro della vicinanza coi Paesi BRICS, vedere quale sarà la ricaduta economica in termini di investimenti e sviluppo.
Rapporti economici coi BRICS
In realtà Accra è già economicamente molto vicina ai membri del blocco, come sottolinea il ricercatore ed esperto Caleb Ziblim: quasi tutti i cinque principali partner commerciali del Ghana sono dei BRICS, ai quali va il 70% dell’export ghanese. E la gran parte dell’import proviene dalla Cina. L’anno scorso gli scambi con Pechino hanno raggiunto i 14,1 miliardi di dollari e a maggio l’export qualificato ghanese ha ottenuto l’esenzione dai dazi. Anche verso l’India le esportazioni sono cresciute, passando da 3 a 7 miliardi di dollari. È un dato importante perché quest’anno è Nuova Delhi a detenere la presidenza BRICS ed è il supporto del governo indiano che Accra sta cercando per la sua richiesta di ammissione. L’occasione è giunta con la recentissima visita ufficiale del ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar.
Il peso del Ghana
Una risposta positiva alla richiesta ghanese non è affatto scontata, asserisce Bright Simons dell’Imani Centre for Policy and Education. Accra dovrà ottenere il consenso di tutti gli 11 membri. L’ultimo Paese ammesso a pieno titolo è l’Indonesia, entrata nel gennaio del 2025, mentre nel 2023 l’Algeria era stata rifiutata. Il Ghana vorrebbe diventare l’undicesimo Paese-partner, al fianco di altri Stati africani tra cui la vicina Nigeria. Proprio quest’ultima potrebbe costituire un ostacolo, perché è la prima economia del Continente Nero e ai BRICS interessa avvicinare solamente chi ha qualcosa di offrire in termini di prestigio e di influenza regionale e globale. Secondo Simons, i leader dei BRICS valuteranno che cos’altro può apportare di utile il Ghana rispetto alla Nigeria e ad altri Paesi: vedranno che Accra possiede una democrazia stabile e un certo peso culturale.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


