F-16 e difesa aerea, gli alleati non danno abbastanza assistenza all’Ucraina

F-16 e difesa aerea, gli alleati non danno abbastanza assistenza all’Ucraina

7 Ottobre 2026 0

La carenza di Patriot per la difesa aerea ucraina è cosa nota e che riguarda pure altri Paesi clienti degli USA. Contro i droni e l’artiglieria russa l’alternativa è rappresentata dai caccia F-16, regalati a suo tempo a Kiev dagli alleati occidentali. Tuttavia, il loro impiego intenso e la scarsità di manutenzione e di forniture stanno tenendo a terra molti di questi preziosi velivoli.

Arsenali quasi vuoti

I depositi ucraini di missili PAC-3 per i sistemi Patriot sono depauperati, ma le nuove forniture da Washington si fanno attendere. Le scorte mancano pure al Pentagono stesso, che dà la priorità alle esigenze nazionali invece che a quelle di clienti e assistiti. Il problema è che stanno finendo anche i missili intercettori AIM-120 e AIM-9, sempre di produzione americana, destinati agli F-16. In mancanza dei Patriot o di altri razzi terra-aria, quelli lanciati dai caccia sono ottimi per contrastare i droni russi più potenti. Allo scopo vanno bene anche i cannoncini da 20mm, le cui munizioni riposano in abbondanza presso gli arsenali di vari Paesi.

E infatti Kiev sta cercando di farsi dare decine di migliaia di proiettili con cui dotare questa arma inserita negli F-16, una soluzione molto più praticabile e rapida rispetto ai razzi intercettori. Ma i consumi di tali cannoncini sono comunque alti: si parla di 150 proiettili per abbattere un solo drone. E ai ritmi attuali si prevede un’esigenza che può toccare i 10mila proiettili al giorno.

Il peso della difesa aerea ricade sugli F-16

Contro i droni a turbogetto russi servono sempre più munizioni. Mancando i razzi per i sistemi terra-aria come i Patriot, il peso della difesa aerea ricade così sugli F-16. Caccia NATO contro droni russi: questo il dilemma materiale e finanziario costituito dall’impiego di costosi armamenti occidentali contro armi relativamente poco costose ma temibili. Peraltro questi velivoli sono persino più adatti dei Patriot per intercettare i droni jet rispetto a quelli a propulsione. Quindi, oltre al fatto di sostituire le armi che scarseggiano, ecco che si affiancano due motivi per l’uso intensivo degli F-16, che inevitabilmente vanno a deteriorarsi. A quanto pare, più di metà della flotta rimane spesso parcheggiata negli hangar perché impossibilitata a svolgere missioni anti-drone e anti-missile. I caccia oggi si trovano in una sorta di “limbo di manutenzione”: secondo alcuni rapporti, a questo ritmo di utilizzo entro fine anno potrebbero non volare più.

Kiev però non ha grandi alternative. Dispone ancora dei suoi MiG-29 Fulcrum di epoca sovietica e di qualche Su-27 donato dagli alleati. Ma sono velivoli con troppe ore sulla scocca, concepiti per missioni diverse dal contrasto ai droni (che nemmeno esistevano all’epoca della loro progettazione…). Certo, gli aerei sovietici richiedono una manutenzione più semplice, che gli ucraini sono perfettamente in grado di eseguire da soli, senza attendere l’assistenza occidentale. Ma non basta.

La Russia aumenta i colpi e la produzione

Mentre Kiev finisce le munizioni, Mosca sta aumentando le sue. Lo dice lo Wall Street Journal, che ha contato i droni a turbogetto lanciati dalle forze russe sul territorio ucraino: ben 2mila nel mese di settembre, un incremento notevole rispetto ai 350 di giugno. Gli ucraini riescono ad intercettarne poco più della metà, quando invece abbattevano fino al 90% dei droni di precedente generazione. Oggi i russi producono ogni mese ben 3mila droni jet, capaci di volare a 600 chilometri orari, e 100 missili balistici di tipo Iskander-M e RM-48U. Ma come… la Russia non è economicamente in ginocchio, priva di risorse e isolata da tutti? Bruxelles e Londra dicono che le sanzioni funzionano alla grande. E poi saltano fuori questi resoconti di media mainstream che contraddicono la loro stesa narrativa.

Belle intenzioni

Mentre gli ucraini stanno sviluppando un loro tipo di drone intercettore, attendono che la Germania produca i suoi missili intercettori di tipo PAC-2, quelli per i sistemi Patriot. Berlino prevede di farne 200 all’anno e darne una parte a Kiev. E intanto si nutrono speranze per l’arrivo entro fine anno di batterie SAMP/T di franco-italiani. E per il 2027 potrebbero essere disponibili quelli di tipo NG, letteralmente di Nuova Generazione. E si lavora sul Freyja, un progetto congiunto fra Ucraina ed Europa che costituirà un’alternativa ai PAC-3 americani e darà quindi l’indipendenza dalle forniture di Washington. Ma tempo da perdere non ce n’è e la difesa antiaerea serve adesso. È per questo che Zelensky ha insistito con Belgio, Spagna e altri Paesi per farsi dare altre munizioni. Il presidente ucraino ha annunciato la settimana scorsa che tre caccia F-16 saranno dati entro la fine dell’anno proprio dal Belgio.

Martin King
Martin King

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici