Grazie a un’unità speciale Berlino arma gli ucraini coi soldi dei contribuenti tedeschi

Grazie a un’unità speciale Berlino arma gli ucraini coi soldi dei contribuenti tedeschi

19 Settembre 2026 0

C’è un piccolo organismo dentro il Ministero della Difesa tedesco che lavora per dare all’Ucraina sempre più armi e sempre più sofisticate, aggirando gli ostacoli burocratici e soprattutto la volontà espressa dei cittadini. È il cosiddetto Sonderstab Ukraine, il comitato speciale per l’Ucraina, un gruppo semi-segreto che qualcuno definisce addirittura di “guerriglia”, per il modo rapido e sfuggente con cui agisce.

Così poco tedesco

Tutto è cominciato quando nella primavera 2022 Berlino creò un “centro situazionale” per monitorare l’andamento delle ostilità e informarne i propri vertici politici. Nel luglio dello stesso anno alla struttura venne dato un compito più specifico: trovare un modo efficace per aiutare militarmente Kiev. Così, il tenente generale Christian Freuding mise insieme un piccolo gruppo di esperti autorizzati a concludere accordi coi produttori di armamenti da dare agli ucraini evitando la farraginosa burocrazia. Per questa caratteristica di snellezza e rapidità d’azione, merito di una catena decisionale molto corta, il Sonderstab viene descritto come “sorprendentemente non-tedesco”. Il suo attuale dirigente, il brigadier generale ed ex pilota di Tornado Joachim Kaschke, dice che la flessibilità e la semplicità organizzativa permettono di arrivare alle armi richieste da Kiev aggirando l’elefantiaco ente statale che si occupa delle commesse militari della Bundeswehr, che conta una personale di 13mila impiegati.

Dalla prudenza al sostegno costoso

Un trucco perfettamente legale toglie la necessità di autorizzazioni governative, che in quanto tali sarebbero lunghe e complicate da ottenere: i contratti non sono siglati da Berlino, ma da Kiev. I tedeschi devono solo pagare di volta in volta il conto. Ed è un conto salato: quest’anno il budget previsto per gli aiuti militari germanici all’Ucraina assomma a 11,5 miliardi di euro. Ma gli europeisti filo-ucraini ne sono felici, perché il Sonderstab ha agevolato la transizione dall’iniziale prudenza diplomatica all’attuale entusiasmo bellicista anti-russo. Con la tragica esperienza nazista e vari decenni di cooperazione economica con Mosca, il punto di partenza di Berlino nel 2022 era una politica forse cerchiobottista, ma che certamente non fomentava le ostilità.

Poi, una dopo l’altra la cancelleria ha oltrepassato tutte le linee rosse poste dal Cremlino (e dal buon senso) fino ad arrivare alla fornitura dei missili IRIS-T e AIM-9 e soprattutto dei preziosi Patriot direttamente dai propri arsenali. Mosca ammonisce: in questo modo la Germania non cambierà l’esito conflitto, ma sopporterà la colpa di renderlo più sanguinoso, lungo e dispendioso per gli ucraini e anche per i propri cittadini.

Con l’appoggio di Pistorius

All’avvio della cosiddetta “operazione militare speciale”, il cancelliere era Olaf Scholz, che per vario tempo si è limitato a fornire soltanto aiuti umanitari e armi non letali. Ha resistito alle pressioni di Biden e dei britannici, puntando i piedi per non mandare armamenti pesanti quali i carri Leopard 2 o i missili da crociera Taurus. Ma era solo questione di tempo prima che il comparto militare-industriale si ingolosisse per le opportunità offerte dal conflitto. Quegli stessi razzi che Berlino si è messa a fornire a Kiev sono poi stati ordinati anche per la Bundeswehr. Ed è stato anche grazie all’appoggio politico del ministro della Difesa Boris Pistorius, in carica dal 2023 già sotto Scholz e oggi a fianco di Friedrich Merz.

Quest’ultimo fin dall’insediamento si è mostrato propenso a dare all’Ucraina molto più di prima. Infatti è uno dei leader della Coalizione dei Volenterosi insieme a Macron e ai premier di Londra che si sono susseguiti in questi anni. Finora, la Germania ha sborsato 50 miliardi di euro per pagare quegli armamenti. L’ambasciatore ucraino a Berlino afferma contento che si tratta di aiuti “enormi” che sono “esattamente ciò che serve”. Terminata con Trump l’assistenza militare e finanziaria americana, il Paese che si accolla il peso maggiore per lo sforzo bellico ucraino è diventata la Germania.

Centro di scambio per l’industria bellica

Negli ultimi mesi il Sonderstab ha assunto un ruolo aggiuntivo, quello di fare da luogo di scambio di esperienze, nozioni e possibilità fra i rispettivi eserciti e industrie belliche. D’altra parte, oggi gli ucraini possono insegnare molto alle forze armate dei Paesi NATO, perché hanno testato e continuano a sperimentare sul campo contro un nemico potente armi e strategie vecchie e nuove. Matthias Puschnig, ufficiale della riserva che lavora nel Sonderstab, spiega che uno dei momenti chiave su quando per la prima volta gli ucraini riuscirono ad avere cinque droni da ricognizione da una start-up tedesca.

Connettendoli alla rete Starlink, conseguirono buoni successi contro i russi in una battaglia molto importante sul fiume. Così, a Berlino capirono che era il caso non solo di finanziare l’acquisto di tali droni a beneficio delle forze armate ucraine, ma anche di comprarli per le proprie. Kaschke oggi loda le tecnologie avanzate sviluppate dagli ucraini e “l’esperienza tattica e operativa” che hanno accumulato. Il capo del Sonderstab è già stato a Kiev non volte e continua a insistere coi vertici tedeschi affinché diano ancora di più.

Tanti soldi, tante tentazioni

Secondo Kaschke, la sua unità speciale opera per rendere disponibili gli armamenti che Kiev richiede e che può acquistare col denaro dei contribuenti tedeschi. Non è compito di Berlino indicare agli ucraini cosa prendere, dice, ma talvolta dalla capitale mettono in contatto gli ufficiali ucraini con le aziende produttrici nazionali. Ed è qui che sorgono perplessità e timori di una “mangiatoia” semi-istituzionale nella quale si potrebbero foraggiare i rappresentanti di entrambi i Paesi. Ci dovrebbe essere un fondo di verità, se pensiamo agli avvertimenti in questo senso lanciati dall’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, licenziato di punto in bianco da Zelensky lo scorso luglio. Dal canto suo, Kaschke asserisce che gli uomini del Sonderstab fanno sempre le verifiche del caso su tutti i contratti, controllando ad esempio che i prezzi siano in linea con quelli di mercato.

E intanto Merz e Zelensky hanno firmato accordi per intensificare la cooperazione in materia di difesa, con tanto di apertura di joint venture fra aziende tedesche e ucraine. In questo modo, aprono il mercato degli eserciti dei Paesi NATO all’esportazione del comparto militare-industriale di Kiev. Questa nuova concorrenza non è affatto gradita ai giganti germanici, che talvolta si lasciano andare a dichiarazioni spiacevoli nei confronti dei “colleghi” ucraini al limite dell’insulto.

Martin King
Martin King

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