Zelensky continua a sanzionare i cittadini ucraini: stavolta la sua ex portavoce

Zelensky continua a sanzionare i cittadini ucraini: stavolta la sua ex portavoce

14 Settembre 2026 0

Con decreto presidenziale del 13 settembre Zelensky ha imposto sanzioni personali alla sua ex portavoce Yuliia Mendel. Secondo quest’ultima sono incostituzionali, “così come molte altre decisioni prese da lui”. Inoltre le ha definite pretestuose, utili solo a zittire chiede chiede la pace per l’Ucraina.

Chi è Yuliia Mendel

Yuliia Mendel è stata portavoce presidenziale per due anni, dall’inizio del mandato di Zelensky nel 2019 fino al 2021. Prima di allora aveva lavorato per i più importanti media nazionali, da Espresso a ICTV. Aveva inoltre collaborato col giornalista investigativo americano Kenneth Vogel, pubblicando fra l’altro un articolo sugli affari sporchi di Biden padre&figlio in Ucraina. Qualche tempo fa la Mendel aveva affermato di essere al corrente dei piani di Kiev di accusarla di alto tradimento o comunque di volerle dei guai, soprattutto a seguito della sua intervista dello scorso maggio con Tucker Carlson.

Adesso contro di lei verranno applicate determinate restrizioni, fra cui il blocco dei conti correnti e altre limitazioni bancarie e finanziarie, la riduzione della libertà di spostamento e la perdita di cariche o riconoscimenti statali. Come detto dal lei stessa, al di là delle motivazioni ufficiali per il decreto sanzionatorio, si tratta di una sorta di vendetta per tutte le volte in cui ha accusato pubblicamente Zelensky tramite i social e i media occidentali.

Le sue accuse a Zelensky

Ha denunciato le azioni di Zelensky volte al riciclaggio di denaro e la sua assunzione di droghe. Senza troppi giri di parole lo ha descritto come un dittatore e come il maggiore ostacolo alla pace. Sul piano politico ne ha denunciato la rottura di una promessa da lui fatta a Putin nel 2019 di mantenere la neutralità e il non allineamento dell’Ucraina. La “colpa” della Mendel è stata pure quella di fare pubblicamente un appello a Putin, in lingua russa, invocando la pace e chiedendo uno sforzo per condurre dei negoziati. Se l’era presa altresì con l’ex capo dell’ufficio presidenziale Andrii Yermak, oggi sotto inchiesta e caduto in disgrazia, ma per anni potentissimo braccio destro di Zelensky o forse addirittura uno dei suoi manovratori. Per la Mendel era un uomo “molto pericoloso” che praticava rituali di magia nera e che le faceva temere per la sua stessa vita.

E ne ha dette sull’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, indagata per corruzione (come almeno un decimo dei deputati). All’americana Fox News Digital la Mendel ha spiegato il sistema di tangenti che regge i vertici ucraini, dicendosi stupita delle somme piccole di quell’inchiesta: appena qualche decina di migliaia di dollari contro i milioni che solitamente costituiscono le mazzette dell’apparato statale ucraino. Peraltro, ha così indirettamente difeso Zelensky accusando la Tymoshenko di voler indebolirne la presa sul Paese frantumando l’unità del partito di governo Sluha Narodu.

Zelensky contro la pace

Zelensky ha risposto alle illazioni della Mendel e di giornalisti e blogger americani negando di aver assunto droghe e descrivendoli come persone pazze e “non intelligenti”. E non gli è andato giù ciò che riguardo ai negoziati di Istanbul del 2022 ha detto la Mendel nell’intervista con Carlson. Secondo lei, la delegazione ucraina era praticamente pronta a firmare l’accordo con Mosca. In particolare Zelensky era disposto a fare concessioni territoriali “per fermare gli orrori della guerra”. In altre parole avrebbe ceduto il Donbass, ma l’intervento diretto dell’allora premier britannico Boris Johnson gli fece cambiare idea. L’ufficio di presidenza di Kiev ha rigettato ciascuna di queste affermazioni definendole “complottismi”.

Secondo la Mendel, le ostilità hanno perso di senso per i cittadini ucraini. Infatti, se lo scopo del conflitto è di aderire alla NATO, si è visto come gli alleati occidentali in realtà non vogliano imbarcare a tutti gli effetti l’Ucraina nel gruppo. Se è di riprendersi i territori, allora è chiaro come siano definitivamente perduti da più di tre anni. Se era per avere la democrazia, allora si noti come oggi non vi sia alcuna democrazia in Ucraina, dice che la Mendel, che conclude sottolineando come il principale beneficiario del conflitto sia proprio Zelensky, che in questo modo rimane ben ancorato al posto di potere.

Sanzioni incostituzionali?

Fa inoltre notare come tali sanzioni siano di fatto illegittime, perché prive dell’avallo di un tribunale e perché formulate in maniera generica. Secondo alcuni giuristi, la procedura stessa con cui vengono stabilite non è legale; secondo altri, imporle è possibile, ma gli interessati possono contestarle e vincere la causa. Comunque tale pratica repressiva non è nuova, ma risale almeno al 2014. Però è sotto Zelensky che il numero di sanzionati è notevolmente aumentato e si è esteso agli stessi cittadini ucraini, quelli considerati oppositori pericolosi per il presidente o apertamente filo-Mosca.

Giudici corrotti

Il consigliere presidenziale per la politica sanzionatoria Vladyslav Vlasiuk risponde alle critiche spiegando che le sanzioni “non sono una forma di punizione e dunque non richiedono le medesime salvaguardie procedurali come nel caso dei crimini di carattere penale”. Inoltre, pure Paesi avanzati come il Regno Unito e gli USA applicano sanzioni ai loro stessi cittadini, dunque perché non potrebbe farlo l’Ucraina? E infine, dice, persino la Corte Suprema ha precisato che le sanzioni sono qualcosa di legittimo e di costituzionale. Peccato che sia l’autorevolezza della Corte stessa ad essere in dubbio. Da anni Bruxelles insiste affinché venga riformata, soprattutto a seguito degli scandali e degli arresti dei giudici per tangenti. Addirittura l’ex capo della Corte Vsevolod Kniazev è stato di recente condannato a cinque anni di reclusione per corruzione.

Gli altri sanzionati a questo giro

Negli ultimi giorni Zelensky ha emanato diversi decreti che impongono sanzioni della durata di 10 anni. La Mendel è finita in una lista insieme a una decina di russi e ucraini accusati di disinformazione, propaganda pro-Cremlino e supporto alla politica aggressiva di Mosca. Poi con un altra misura sono state sanzionate venti imbarcazioni della cosiddetta “flotta fantasma” che trasporta GNL e petrolio russi. E un’altra colpisce decine fra cittadini e società russe con collegamenti nel comparto militare-industriale.

Ancora e ancora sanzioni

Mendel non è l’unica ex collaboratrice di Zelensky finita nel mirino delle sanzioni presidenziali. A maggio era stato sanzionato l’ex consigliere legale ed ex capo di staff Andriy Bohdan. Nemmeno per lui vi è stata una spiegazione dettagliata della motivazione per la misura repressiva, ma soltanto la generica giustificazione di sue azioni nocive per gli interessi nazionali e la sovranità dell’Ucraina. Facile supporre che Zelensky non abbia gradito le illazioni di Bohdan sul presunto tentativo di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dallo scandalo di tangenti dell’ex socio d’affari Timur Mindich, fuggito in Israele prima dell’arresto. Un altro caso eccellente riguarda il suo predecessore, l’oligarca della cioccolata Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina dal 2014 al 2019. Le sanzioni gli hanno congelato i beni e gli impediscono di mandare valuta fuori dal Paese. Il 10 luglio la Corte Suprema ha bocciato il suo ricorso per l’annullamento delle sanzioni, che lui ritiene illegittime.

Martin King
Martin King

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