Parigi e Berlino per riformare la politica estera UE, ma la Kallas non ci sta
È quasi un muro contro muro fra Kaja Kallas e l’asse franco-tedesco che vorrebbe riformare la sua agenzia. Si tratta del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), che appare non più idoneo a gestire le relazioni internazionali dell’Unione. Lo scontro però è anche con la Commissione e con la von der Leyen, che vorrebbe espandere la sua azione anche al Medio Oriente e all’Africa, togliendo risorse e competenze alla Kallas e ai suoi collaboratori.
La lettera congiunta di Parigi e Berlino
A giugno i francesi avevano fatto circolare un “testo informale”, cioè senza il sigillo del Ministero degli Esteri di Parigi, in cui delineavano tre varianti di riforma del SEAE. La Kallas reagì immediatamente e la proposta cadde nel vuoto. Tuttavia, da allora emerse la contraddizione di un’agenzia alla quale veniva chiesto di fare sempre di più, senza avere però una forte delega politica. E pure con la concorrenza della Commissione, la quale con sanzioni e iniziative varie cerca di dettare l’agenda geopolitica.
Oggi è uscito un altro testo, una lettera a firma franco-tedesca che propone fra l’altro di sistemare la Kallas con un promoveatur ut amoveatur. Darle cioè poteri esecutivi come vicepresidente della Commissione, sottoposta così alla von der Leyen pur avendo una qualche sorta di supervisione su aspetti degli affari esteri come commercio, difesa e aiuti allo sviluppo. E al tempo stesso smembrando il SEAE, passando almeno un terzo dei componenti alla Commissione e limitandone la sfera di competenza. L’Alto commissario avrà un ruolo formale e dovrà riferire ai leader europei sulle questioni principali, ricevendo poi indicazioni dirette dal Consiglio europeo. Gli Stati membri avrebbero quindi un ruolo più importante nel delineare la politica estera dell’Unione.
La struttura attuale andrebbe bene così, se…
La Kallas non era rimasta con le mani in mano a giugno e non è restata a guardare nemmeno adesso. Infatti ha inviato un questionario ai ministri degli Esteri degli Stati membri prima dell’incontro del 2 settembre a Wicklow, in Irlanda. Ha quindi visto l’atteggiamento generale prima di affrontare il dibattito e le obiezioni poste da coloro che vorrebbero riformare la sua agenzia. Terminato il vertice, ha potuto dichiarare che una maggioranza degli inviati è favorevole alla struttura attuale del SEAE.
Dal canto suo afferma che la questione risiede nella corretta applicazione delle norme che esistono già. Il problema non sta nei trattati, nell’impostazione istituzionale. Il problema è l’implementazione. I Paesi membri, dice, sono sostanzialmente favorevoli a migliorare il lavoro dell’agenzia senza stravolgerne il senso e la composizione. Eppure la sua natura è ibrida e burocratica, ma senza una vera autonomia politica non può essere un organo di politica estera. L’unanimità di voto dei Paesi membri per determinare la politica estera della UE è ciò che limita di più.
Critiche alla Kallas e al SEAE
Il SEAE esiste da 15 anni, ma oggi le sue caratteristiche originali paiono non più adatte alle circostanze attuali. A bloccare la capacità di proiezione politica della UE ci sono questioni parecchio grosse come le guerre in Medio Oriente, il conflitto in Ucraina, le tensioni su Taiwan, l’atteggiamento di Trump verso l’élite di Bruxelles e le sue pretese sulla Groenlandia. E poi c’è la Kallas, che troppe volte usa una terminologia fuori luogo e si lascia andare a opinioni personali che oltrepassano il consenso raggiunto su punti critici dai Paesi membri. Un alto diplomatico ha detto di lei: “Non è molto abile nel costruire alleanze in seno al Consiglio”.
Poi l’Alto commissario non gradisce di essere scavalcata dalla collega-rivale von der Leyen: “Se deve esserci qualcuno sopra di me a prendere davvero le decisioni, allora così non funziona”, ha spiegato ai giornalisti presenti alla riunione di Wicklow. Un diplomatico rimasto anonimo dice: “La Kallas vorrebbe ritardare l’intero processo di riforma perché non vuole essere sottoposta alla von der Leyen”.
La nuova direttrice del SEAE
L’impulso riformatore del SEAE si è manifestato soprattutto a seguito dell’abbandono la scorsa primavera del posto di direttrice da parte di Belén Martínez Carbonell. L’agenzia era rimasta senza vertice per un certo periodo e il toto-nomi stava indebolendo l’autorevolezza dell’organismo. Ora finalmente c’è qualcuno che ha preso in mano le redini: si tratta dell’ex ministro della Difesa olandese Kajsa Ollongren, che si è immediatamente dedicata a girare per le cancellerie del continente allo scopo di discutere i progetti di riforma e trovare alleati fra i governi degli Stati membri.
Inoltre dovrebbe creare in seno al SEAE una sorta di “consiglio degli anziani” che valuti le modifiche proposte e che includa proprio l’ex segretario generale Carbonell. In questo modo l’agenzia vorrebbe mantenere il controllo sul suo destino e decidere da sè se rimanere un organo distinto o lasciarsi assorbire dalla Commissione.
Francia e Germania vogliono una riforma cardinale
I cambiamenti auspicati non si limitano però soltanto al SEAE. In realtà, Parigi e Berlino vorrebbero modificare l’assetto stesso del processo decisionale della UE nell’ambito della politica estera e della sicurezza. Lo slogan è “più efficienza”, che in parole semplici si traduce con “d’ora in poi deciderà la maggioranza, che verrà indirizzata dai membri più forti come Francia e Germania”.
A quanto pare, tali Paesi sono rimasti scottati dall’utilizzo del veto che l’Ungheria ha fatto negli ultimi anni per fermare le iniziative che riteneva contrarie agli interessi continentali. Budapest faceva tutto in piena regola, ma tale regola dell’unanimità non piace più a certi governi che vogliono spingere la propria agenda di riarmo e di scontro con Mosca. Chiedono dunque un ricorso più frequente alla maggioranza qualificata, precisando comunque di preferire sempre il consenso di tutti.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


