La tassa green Von Der Leyen
La vicepresidente della Commissione Europea Teresa Ribera ha appena ribadito che la “Transizione Pulita” non si tocca.
La posizione del PPE e di altri
È una vera e propria frenata rispetto a quanto affermato dal Partito Popolare Europeo e da molti altri leader europei che non attengono al PPE. Lunedì scorso, durante un incontro a Versailles con rappresentanti del mondo imprenditoriale, Macron ha dichiarato che la direttiva della Corporate Sustainability Due Diligence andrebbe cancellata. In questo modo il presidente francese si allinea di fatto alle posizioni del neo cancelliere tedesco Merz, che aveva precedentemente definito il rinvio della direttiva “al massimo un primo passo” e la sua “completa abrogazione” come “il passo logico successivo”.
Una costosa due diligence
I leader di Francia e Germania suggeriscono quindi di cancellare uno dei pilastri del Green New Deal, una norma che impone alle imprese obblighi di due diligence in materia di sostenibilità. Si stima che per implementare tale “necessaria diligenza” i maggiori costi annui saranno compresi tra i 270mila e i 535mila euro. Sono esborsi che vanno ad aggiungersi a quelli per l’adeguamento alle altre politiche dettate dalla transizione verde. Secondo un rapporto, una piccola media impresa europea può arrivare a sostenere dai 50mila fino ai 500mila euro per l’adeguamento, mentre per una grande azienda la spesa passa da 1 a 20 milioni. Nel terziario di parla di maggiori oneri tra i 10mila e i 100mila euro. E sono costi che ricadono ovviamente anche sulle politiche salariali.
Governi nazionali e governo UE
Il colmo è che proprio le forze politiche che difendono il green come fosse una fede o un’ideologia sono quelle che chiedono salari più alti. Nel 2024 in Italia i salari reali sono aumentati del 2,7%, il valore più alto tra le cinque principali economie europee. Tuttavia, nel lungo periodo i salari reali italiani sono rimasti stagnanti: nel 2023 erano ancora inferiori del 4,4% rispetto al 1990. Proprio a inizio settimana Confindustria ha chiesto un allentamento delle politiche green, ricalibrandone gli obiettivi a un mondo cambiato tra post-pandemia, guerre e rincari dell’energia. Il Governo Meloni ha raccolto la sfida. Eppure, per l’ennesima volta a Bruxelles fanno spallucce delle dichiarazioni di tre leader. E non sono leader di Paesi piccoli o poco industrializzati, ma di Francia, Germania e Italia. Ma allora chi dirige davvero la UE? Si può accettare un’Europa dove si vota, ma non si sa chi governa realmente?

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.
