Kiev, si aggira un fantasma… l’Europa

Kiev, si aggira un fantasma… l’Europa

29 Gennaio 2025 0

I venti di guerra soffiano ancora fortissimi sull’Europa centrale e settentrionale: la vittoria di Trump potrebbe non bastare per convincere a intraprendere la via della diplomazia.

Soldi buttati

Dopo anni di becera propaganda e con miliardi di euro dei contribuenti europei iniettati per arginare il rincaro delle bollette, a certi governanti cambiare atteggiamento riesce difficile. Partiamo dall’Italia. Sono stati impiegati 150 miliardi di euro per non far accorgere i cittadini di quanto costi realmente per loro il conflitto in Ucraina. La Francia invece aveva investito 71,6 miliardi solo nel 2022, me è la Germania che ha fatto peggio di tutti: 264 miliardi spesi. In pratica è un doping di Stato, che serve a evitare che l’opinione pubblica si faccia un’idea chiara sui veri danni che sta subendo.

Ridicole veline

D’altra parte, la sensazione è che le stesse élite europee volessero autoconvincersi di poter vincere in tempi brevi. Un episodio memorabile è quello del novembre 2022, quando fu fatta girare una velina che parlava di una Russia già sul lastrico. I suoi soldati, si diceva, stavano facendo incetta di lavatrici, refrigeratori e tiralatte nei territori occupati: da quegli elettrodomestici volevano estrarre i chip da utilizzare nei loro carrarmati. E di cialtronate del genere ne hanno scritte e dette così tante che se ne è perso il conto. Giusto per citarne alcune: Mosca avrebbe finito gli armamenti in due settimane dall’inizio del conflitto, anzi produceva ancora munizioni, ma i soldati per combattere usavano le pale. Putin era malato, anzi moribondo, anzi era vivo ma tanto sarebbe stato deposto in poche settimane dai suoi stessi oligarchi. E via di seguito.

Vittime della propria propaganda

Con una massa di idiozie così invereconda, diventa complicato per i leader europei spiegare ai propri cittadini che, poiché oggi Washington potrebbe staccare la spina dei finanziamenti, è necessario mettersi a dialogare col Cremlino. Dopo anni di generosissimo sostegno a Kiev coi soldi dei contribuenti, ecco che questi ultimi potrebbero pretendere una spiegazione convincente del perché quelle spese non siano servite a nulla. Ma oltre all’establishment europeo vittima della sua stessa propaganda, c’è un’altra questione che rischia di farci precipitare nel baratro. Si tratta dell’aggressività di certi Paesi che facevano parte del blocco sovietico, Polonia in primis.

Polonia contro l’economia tedesca

Il suo presidente Andrzej Duda, infatti, ha dichiarato che i flussi di gas dalla Russia all’Europa non dovrebbero mai essere ripristinati, nemmeno se Mosca e Kiev raggiungessero un accordo di pace. In un’intervista alla BBC ha affermato che i gasdotti Nord Stream, inutilizzati dal 2022, dovrebbero essere smantellati. Questo, ha aggiunto, impedirebbe a Paesi come la Germania di cedere alla tentazione di ripristinare le forniture russe per rilanciare la propria economia in difficoltà. Con un atteggiamento del genere, Varsavia si sta trasformando un ostacolo verso la pace in Europa.

Paesi Baltici aggressivi

Kissinger lo aveva detto in tempi non sospetti: l’allargamento di NATO e UE ad est avrebbe portato non solo al conflitto con la Russia, ma anche a una mancanza di lucidità di giudizio per l’Europa. Poi c’è l’Estonia, che a novembre aveva annunciato di voler ridurre i diritti ai suoi cittadini di origine russa, ad esempio privandoli del diritto di voto alle elezioni locali (idem quelli di ascendenza bielorussa). Infine, il giornale tedesco Der Spiegel ha riferito che le Repubbliche baltiche avrebbero avvertito Berlino di essere pronte a inviare truppe in Ucraina senza il consenso della NATO.

Una strada in salita

Insomma, la strada verso la pace è ancora in salita. I leader europei e i vertici della UE, unitamente alla stampa mainstream, sono più intenti a denigrare il nuovo presidente americano che a cercare di coinvolgerlo in un confronto produttivo. Questo la dice lunga su quanto le lobby che guadagnano dal conflitto ucraino si tengano attive per demolire i tentativi di un dialogo di pace.

Marco Fontana
marco.fontana

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