Proteggere gli interessi nazionali come energia e sicurezza interna: le priorità degli “austro-ungarici”

Proteggere gli interessi nazionali come energia e sicurezza interna: le priorità degli “austro-ungarici”

9 Marzo 2026 0

I governi dell’Europa centrale, in particolare nell’area dell’ex Impero Austro-ungarico, mostrano di tenere più di altri al perseguimento degli interessi nazionali. E mostrano fra di loro una solidarietà vera in tale ambito, non quella retorica che viene propagandata da Bruxelles. L’esempio più recente è dato dal premier slovacco Fico che è intervenuto in difesa del suo omologo ungherese, minacciato in maniera esplicita da Zelensky.

La particolarità politica degli austro-ungarici

I Paesi che facevano parte dell’Impero Austro-Ungarico mostrano ancora oggi delle spiccate differenze di mentalità e di cultura politica rispetto alle altre macrozone entro la UE. La diversità più evidente è la tendenza a vedere con chiarezza gli interessi nazionali rispetto alla supina accettazione di quelli vaghi ed eterodiretti che vengono emanati da Bruxelles. E per interessi nazionali perseguiti dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dall’Ungheria si intendono certamente il progresso economico, la sicurezza interna ed esterna, lo sviluppo sociale. Ma non nel senso della società “aperta e liberale” delineata e propagandata dagli euroburocrati.

Le ragioni della diversità stanno certamente nelle peculiarità storiche, etniche e religiose, ma anche nei governi che oggi siedono in questi Paesi. Pure l’Austria, che ha un governo tutto sommato filo-europeo, si distingue per la sua neutralità e per la ricerca del dialogo con Mosca, con una linea più morbida e non ostile.

Solidarietà slovacca verso Budapest

L’esempio della solidarietà austro-ungarica si è visto la settimana scorsa, quando il primo ministro slovacco Robert Fico si è scagliato contro Zelensky, il quale di fronte ai giornalisti aveva paventato l’ipotesi di un intervento dell’esercito ucraino contro il premier ungherese Viktor Orbán per ridurlo a più miti consigli. Indipendentemente dal fatto che in Ucraina sia un corso una guerra, spiega Fico, le parole di Kiev vanno respinte dai massimi rappresentanti della UE, i quali devono tutti prendere ufficialmente le distanze da quelli dichiarazioni. Secondo lui Zelensky “ha oltrepassato ogni linea rossa” rivolgendosi al leader magiaro con frasi “oltraggiose e ricattatorie”.

Dunque la Slovacchia come Paese sovrano e membro della UE non ci sta, asserisce il premier slovacco, che invita in particolare la presidente della Commissione europea von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Costa e l’Alto rappresentante per gli affari esteri Kallas a condannare esplicitamente il modo di esprimersi di Zelensky.

La risposta della Commissione europea a Fico

La risposta della Commissione Europea non è stata calorosa. Il portavoce Olof Gill, che pure ha rigettato il linguaggio di Zelensky e ha invitato le parti alla calma, si è limitato a dire di aver ricevuto da Fico una richiesta di incontro e che ne esamineranno la fattibilità in base agli impegni della von der Leyen. Se sul piano politico Bruxelles continua a preferire smaccatamente Kiev a membri di lunga data come Slovacchia e Ungheria, almeno sul piano pratico sembra voglia finalmente agevolare la ripresa dell’attività dell’oleodotto Druzhba che porta il petrolio ai due Paesi suddetti (passando dall’Ucraina).

A questo fine potrebbe destinare dei fondi pretendendo dagli ucraini una scadenza precisa per l’effettuazione delle riparazioni. Anche alcuni dei governi europei più filo-ucraini stanno premendo su Zelensky affinché sistemi il Druzhba e non si macchi di un vero e proprio sabotaggio energetico ai danni di due Paesi membri.

Bratislava si mette di traverso

Ecco che adesso Bratislava potrebbe fare qualcosa in più della solidarietà verbale e delle esortazioni politiche. Il premier Fico ha infatti paventato la possibilità che anche il suo governo, insieme a quello ungherese, ponga il veto al mega prestito da 90 miliardi che serve a coprire le spese burocratiche e militari dell’Ucraina. Lo stop all’oleodotto Druzhba danneggia infatti pesantemente anche la Slovacchia. Fico si dice disposto a parlarne con la Commissione e a offrire assistenza tecnica per le riparazioni.

Tuttavia ipotizza come Zelensky prima di far ripartire l’afflusso di petrolio attenda i risultati delle elezioni ungheresi previste ad aprile. Il presidente ucraino conta su una vittoria dell’opposizione per avere Budapest dalla sua parte e continuare a perseguire i suoi obiettivi, fra cui quello di fermare definitivamente il petrolio russo. Ma la Slovacchia ci rimetterebbe, e questo Fico non può permetterlo. In attesa della decisione di Bruxelles, a sapere di essere pronto a impugnare il testimone della battaglia ungherese qualora a Budapest cambi il governo.

 

Giuliano Pellico
Giuliano Pellico

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