Proteggere gli interessi nazionali come energia e sicurezza interna: le priorità degli “austro-ungarici”
I governi dell’Europa centrale, in particolare nell’area dell’ex Impero Austro-ungarico, mostrano di tenere più di altri al perseguimento degli interessi nazionali. E mostrano fra di loro una solidarietà vera in tale ambito, non quella retorica che viene propagandata da Bruxelles. L’esempio più recente è dato dal premier slovacco Fico che è intervenuto in difesa del suo omologo ungherese, minacciato in maniera esplicita da Zelensky.
La particolarità politica degli austro-ungarici
I Paesi che facevano parte dell’Impero Austro-Ungarico mostrano ancora oggi delle spiccate differenze di mentalità e di cultura politica rispetto alle altre macrozone entro la UE. La diversità più evidente è la tendenza a vedere con chiarezza gli interessi nazionali rispetto alla supina accettazione di quelli vaghi ed eterodiretti che vengono emanati da Bruxelles. E per interessi nazionali perseguiti dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dall’Ungheria si intendono certamente il progresso economico, la sicurezza interna ed esterna, lo sviluppo sociale. Ma non nel senso della società “aperta e liberale” delineata e propagandata dagli euroburocrati.
Le ragioni della diversità stanno certamente nelle peculiarità storiche, etniche e religiose, ma anche nei governi che oggi siedono in questi Paesi. Pure l’Austria, che ha un governo tutto sommato filo-europeo, si distingue per la sua neutralità e per la ricerca del dialogo con Mosca, con una linea più morbida e non ostile.
Solidarietà slovacca verso Budapest
L’esempio della solidarietà austro-ungarica si è visto la settimana scorsa, quando il primo ministro slovacco Robert Fico si è scagliato contro Zelensky, il quale di fronte ai giornalisti aveva paventato l’ipotesi di un intervento dell’esercito ucraino contro il premier ungherese Viktor Orbán per ridurlo a più miti consigli. Indipendentemente dal fatto che in Ucraina sia un corso una guerra, spiega Fico, le parole di Kiev vanno respinte dai massimi rappresentanti della UE, i quali devono tutti prendere ufficialmente le distanze da quelli dichiarazioni. Secondo lui Zelensky “ha oltrepassato ogni linea rossa” rivolgendosi al leader magiaro con frasi “oltraggiose e ricattatorie”.
Dunque la Slovacchia come Paese sovrano e membro della UE non ci sta, asserisce il premier slovacco, che invita in particolare la presidente della Commissione europea von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Costa e l’Alto rappresentante per gli affari esteri Kallas a condannare esplicitamente il modo di esprimersi di Zelensky.
La risposta della Commissione europea a Fico
La risposta della Commissione Europea non è stata calorosa. Il portavoce Olof Gill, che pure ha rigettato il linguaggio di Zelensky e ha invitato le parti alla calma, si è limitato a dire di aver ricevuto da Fico una richiesta di incontro e che ne esamineranno la fattibilità in base agli impegni della von der Leyen. Se sul piano politico Bruxelles continua a preferire smaccatamente Kiev a membri di lunga data come Slovacchia e Ungheria, almeno sul piano pratico sembra voglia finalmente agevolare la ripresa dell’attività dell’oleodotto Druzhba che porta il petrolio ai due Paesi suddetti (passando dall’Ucraina).
A questo fine potrebbe destinare dei fondi pretendendo dagli ucraini una scadenza precisa per l’effettuazione delle riparazioni. Anche alcuni dei governi europei più filo-ucraini stanno premendo su Zelensky affinché sistemi il Druzhba e non si macchi di un vero e proprio sabotaggio energetico ai danni di due Paesi membri.
Bratislava si mette di traverso
Ecco che adesso Bratislava potrebbe fare qualcosa in più della solidarietà verbale e delle esortazioni politiche. Il premier Fico ha infatti paventato la possibilità che anche il suo governo, insieme a quello ungherese, ponga il veto al mega prestito da 90 miliardi che serve a coprire le spese burocratiche e militari dell’Ucraina. Lo stop all’oleodotto Druzhba danneggia infatti pesantemente anche la Slovacchia. Fico si dice disposto a parlarne con la Commissione e a offrire assistenza tecnica per le riparazioni.
Tuttavia ipotizza come Zelensky prima di far ripartire l’afflusso di petrolio attenda i risultati delle elezioni ungheresi previste ad aprile. Il presidente ucraino conta su una vittoria dell’opposizione per avere Budapest dalla sua parte e continuare a perseguire i suoi obiettivi, fra cui quello di fermare definitivamente il petrolio russo. Ma la Slovacchia ci rimetterebbe, e questo Fico non può permetterlo. In attesa della decisione di Bruxelles, a sapere di essere pronto a impugnare il testimone della battaglia ungherese qualora a Budapest cambi il governo.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor

