La Russia spegne le speranze velleitarie di Kiev: niente summit presidenziale finché i negoziati non danno risultati concreti

La Russia spegne le speranze velleitarie di Kiev: niente summit presidenziale finché i negoziati non danno risultati concreti

29 Luglio 2025 0

Il Cremlino ha escluso la possibilità di un summit presidenziale fra Putin e Zelensky fino alla conclusione dei negoziati di pace. Kiev vorrebbe al più presto un incontro al vertice, ma i russi vogliono prima vedere risultati concreti dai negoziati giunti già al terzo round. In questo momento, infatti, le rispettive posizioni sono troppo distanti e non sarebbe logico organizzare un summit finale.

La spiegazione di Peskov

Il Cremlino ha comunicato di non accettare la proposta di un summit fra Putin e Zelensky a meno che non si tratti dell’atto finale dei negoziati di pace. Nei fatti significa che non vi sarà alcun vertice di alto livello almeno fino all’inizio dell’autunno, cioè la scadenza dell’ormai celebre ultimatum trumpiano dei 50 giorni. Il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov ha spiegato che il tempo per preparare i termini dell’accordo definitivo da far siglare ai due leader semplicemente è troppo poco. Non bastano di certo né 30 né 50 giorni, anche perché le bozze di memorandum scambiate dalle rispettive delegazioni nel secondo round di negoziati in Turchia a giugno erano “diametralmente opposte”. Perciò è improbabile che si riesca a farle combaciare da un giorno all’altro, conclude Peskov. Sarà ancora necessario “un lavoro diplomatico molto complesso”.

Trump accorcia l’ultimatum

Intanto Trump, col solito roboante colpo di scena, ha deciso di ridurre la scadenza dell’ultimatum. 10/12 giorni invece di 50, ha annunciato, perché non c’è ragione di aspettare così a lungo. Lo ha detto in Scozia, mentre era in visita al premier britannico Keir Starmer. Qualche giorno fa aveva ammesso di essere rimasto “deluso” da Putin, perché dopo le ultime “ottime” conversazioni telefoniche – con le quali Trump si era convinto di poter sistemare la questione – le forze russe non avevano smesso di condurre attacchi sull’Ucraina. Il presidente americano resta però ancora incerto se disporre o meno le sanzioni aggiuntive e i dazi che aveva preannunciato contro la Russia e contro i suoi clienti di risorse energetiche quali Cina, India e Brasile.

Le speranze di Zelensky

Il rifiuto russo smonta definitivamente le speranze velleitarie di Kiev di ottenere in fretta un incontro al vertice fra i rispettivi leader. Nel corso della terza sessione di negoziati tenutasi la settimana scorsa, da Kiev era arrivata la proposta di summit presidenziale. E non è la prima volta. Già a maggio Zelensky si era detto pronto a sostenere una trattativa diretta con Putin e a organizzare un incontro trilaterale con il coinvolgimento del leader turco Recep Tayyip Erdoğan. Ma invece del capo del Cremlino, al vertice di Istanbul sono andati i diplomatici russi. Zelensky era rimasto visibilmente ed estremamente deluso, perché credeva davvero di riuscire a determinare alle sue condizioni una tregua e il corso dei negoziati.

Erdoğan prova a inserirsi

Il terzo round di negoziati è durato una quarantina di minuti, segno che le delegazioni russa e ucraina non avevano molto da dirsi. Oppure lo avevano, ma erano cose inconciliabili. I loro rappresentanti hanno comunque concordato un consistente scambio di prigionieri sia militari che civili. Intanto prova nuovamente a inserirsi nel gioco il presidente turco. Erdoğan ha dichiarato di avere in programma di parlare direttamente sia con Putin che con Trump. Vuole infatti verificare la possibilità di organizzare un incontro fra il leader del Cremlino e Zelensky proprio a Istanbul, parallelamente con la partecipazione del presidente americano.

Redazione Strumenti Politici
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