La nuova postura muscolare (e nucleare) della Francia nel Mediterraneo

La nuova postura muscolare (e nucleare) della Francia nel Mediterraneo

5 Marzo 2026 0

(Parigi). La crisi apertasi con l’offensiva israelo-americana contro la Repubblica islamica e l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei ha spinto Parigi a rompere gli indugi e a far pendere l’ambiguità strategica di mitterandiana memoria verso una forma di interventismo più marcato.

Parlando alla nazione il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto la via dell’equilibrismo: da un lato la condanna dell’operazione condotta «al di fuori del diritto internazionale» dall’asse USA-Israele con attribuzione della responsabilità primaria dell’escalation all’Iran, accusato di aver sviluppato capacità nucleari e balistiche destabilizzanti e di aver alimentato una rete regionale di milizie armate. Dall’altro appare evidente l’irritazione espressa dall’Eliseo per la progressiva marginalizzazione dell’Europa (e della Francia) rispetto a quanto accade nel Medio Oriente.

È in questo contesto che va letto il rilancio, da parte di Macron, dell’idea di “europeizzazione” della deterrenza nucleare francese, formalizzata nel discorso pronunciato all’Île Longue.

La corsa al riarmo nucleare

Il 2 marzo, dalla base nucleare dell’Île Longue, Macron ha effettivamente annunciato il più significativo rafforzamento della deterrenza francese dalla fine della Guerra Fredda: aumento del numero di testate (oggi circa 290 dopo le riduzioni post-1996 e 2008) e sviluppo del principio di “deterrenza avanzata”, con possibile dispiegamento delle forze aeree strategiche in Europa pur mantenendo il controllo pienamente sovrano.

La componente oceanica resta il pilastro, con quattro sottomarini SNLE armati di missili M51.3 a gittata intercontinentale (10.000 km), mentre quella aerea si basa sui Rafale delle FAS e della portaerei Charles de Gaulle, equipaggiati con missili nucleari ASMPA-R, che rafforzano così il ruolo della Francia nella sicurezza europea.

Macron dal Levante al Golfo

In questo senso la decisione di dispiegare la portaerei Charles de Gaulle e la fregata Languedoc verso Cipro è significativa in quanto la componente aeronavale francese può integrare capacità nucleari attraverso i Rafale equipaggiati con missili ASMP-A, che mettono la  Francia nella posizione di presentarsi come potenza capace di controllare l’escalation, di proteggere i propri interessi e di stabilizzare uno spazio che va dal Levante al Golfo, in un momento in cui la regione è attraversata da attacchi contro infrastrutture occidentali e da una crescente tensione con Hezbollah in Libano.

Il Mediterraneo torna così a essere un teatro centrale di una linea di frattura tra potenze regionali e attori globali e la Francia, visto l’iperattivismo degli USA ed Israele, non può restarne fuori.

Nessuna deterrenza condivisa

Va però ricordato che la Francia propone una deterrenza ampliata, non condivisa. Il controllo politico e operativo resta infatti esclusivamente nazionale, ma la protezione potrebbe estendersi agli alleati europei attraverso una convergenza dottrinale e operativa. Da questo punto, la Francia vuole incassare il semaforo verde di alcune nazioni di punta tra cui la Germania anche se le discussioni sono in corso perché Berlino ha fatto capire che non vuole assolutamente rinunciare all’ombrello nucleare americano.

L’idea francese non è quella di replicare il modello della NATO ma di costruire un sistema concertato in cui la dissuasione rappresenti l’ultima risorsa in un quadro di cooperazione rafforzata su difesa antimissile e capacità convenzionali di lungo raggio.

I limiti strutturali francesi

Appare dunque chiaro che il dispiegamento della Charles de Gaulle nel Mediterraneo e il rilancio della deterrenza europea non sono due iniziative separate, ma le due facce della stessa medaglia strategica. Parigi intende trasformare la propria capacità nucleare e la propria proiezione aeronavale in strumenti di leadership continentale. Questa ambizione incontra però dei limiti strutturali.

La dottrina francese lega l’uso dell’arma nucleare alla difesa degli “interessi vitali” della nazione: l’Europa non è nemmeno menzionata, la Le Pen ma anche una parte del centrodestra francese punta i piedi perchè non vuole espandere gli assets strategici e militari della Francia al resto dell’Europa. In questo contesto è lecito chiedersi: quanto a lungo potranno gli Europei (e gli italiani in primis) seguire e sopportare questa dottrina così dirigista? Non per molto a nostro avviso.

La nuova postura muscolare e nucleare della Francia è innanzitutto un monito per altri paesi europei addormentati sugli allori di un’Europa postbellica pacifica e in crescita. Purtroppo il contesto è cambiato radicalmente e prima o poi toccherà, per forza di cose, a tutti di dover necessariamente fare la propria parte.

Marco Cesario
Marco Cesario

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