Un inverno tremendo per l’Ucraina se l’Europa disdegna negoziati veri con Mosca
Kiev rischia di affrontare un inverno durissimo sotto tutti i punti di vista. Le opzioni dell’amministrazione Trump per alleviare la situazione sono piuttosto limitate, considerate le esigenze autoreferenziali di Kiev e degli alleati europei. Senza una vera volontà di trattare con Mosca, non si può raggiungere un’intesa che garantisca la sopravvivenza dell’Ucraina e la sicurezza dell’Europa, a beneficio di tutti. Nella sua analisi delle circostanze attuali e di quelle future, George Beebe del Quincy Institute delinea le carte che potrebbe giocare Washington.
La visione di un terribile inverno
Immaginiamo un po’ il prossimo futuro dell’Ucraina. Febbraio 2027: nel Paese l’inverno è stato finora insolitamente freddo, mentre gli attacchi russi dal cielo sulle infrastrutture energetiche, sulle reti dei trasporti e delle comunicazioni si sono dimostrati sempre più distruttivi. Ormai l’Ucraina è senza difese efficaci contro le raffiche di missili, le bombe plananti e i droni a propulsione. Putin sta cercando sia di paralizzare la capacità di Kiev di mettere in campo un esercito funzionante sia di spezzare la sua volontà di continuare la lotta.
Privi di riscaldamento, di acqua corrente e di elettricità, milioni di ucraini stanno fuggendo dalle grandi città. Le ambasciate occidentali si stanno spostando dalla capitale verso aree più sicure. Gli attacchi russi ai data center e ai terminali di Starlink iniziano a erodere le possibilità ucraine di puntamento e di comunicazione sul campo, mettendo a repentaglio le prospettive di tenuta delle ultime due “città-fortezza” del Donbass quando successivamente il clima più mite consentirà di intensificare i combattimenti sul terreno.
Fra il terrore crescente di una morte per fame o ipotermia, le organizzazioni internazionali di assistenza proclamano una crisi umanitaria in Ucraina. I media occidentali accusano Putin di compiere crimini contro l’umanità, mentre gli alleati della NATO premono su Washington affinché intervenga, temendo che la loro visione di un’Ucraina come “porcospino d’acciaio” armato fino ai denti per i decenni futuri contro l’aggressione russa si riveli progressivamente un’illusione. Il Congresso americano, ora controllato dai Democratici dopo la clamorosa vittoria alle elezioni di metà mandato, pretende che Trump fermi gli attacchi russi e raggruppi i membri NATO intorno alla difesa dell’Ucraina.
Poche opzioni di risposta e pure pericolose
Le opzioni diplomatiche di Trump per fermare o contenere la Russia sembrano paurosamente limitate. Né la minaccia di altre sanzioni né la lusinga di nuovi accordi economici hanno scalfito la contrarietà del Cremlino verso una tregua temporanea. Mosca insiste: nessun cessate-il-fuoco è possibile senza una più ampia intesa di pace che risolva le istanze principali sul piano politico e di sicurezza in Ucraina e metta fine all’espansione della NATO. E c’è comunque poca voglia a Washington e in Europa per negoziare con la Russia su questi temi, soprattutto nel mezzo di una crisi umanitaria nel Paese. Anche le opzioni di tipo militare paiono altrettanto esigue.
Le riserve occidentali di missili Patriot sono praticamente esaurite, consumate da anni di guerra in Ucraina e molti mesi di combattimenti intensi in Iran. Alle nuove produzioni serviranno anni per rispondere alle esigenze di Kiev, mentre la piccola flotta di caccia F-16 in dotazione (forse il tipo migliore di difesa contro i droni jet) è in gran parte ferma negli hangar a causa di problemi di manutenzione e l’Europa è preoccupata che forniture su larga scala di altri velivoli da combattimento lascerebbero i membri dell’Alleanza Atlantica troppo vulnerabili in caso di scontro diretto con Mosca.
Escalation per una de-escalation
Data la scarsezza delle alternative, gli strateghi occidentali stanno riflettendo su un piano altamente rischioso di “escalation per una de-escalation”. Qualcuno chiede di stabilire una no-fly zone, sfruttando i pattugliamenti aerei della NATO nello spazio aereo ucraino allo scopo di abbattere i droni e i missili da crociera russi. Tuttavia, non volendo azzardare un confronto diretto in Ucraina, l’Alleanza alla fine deciderà di posizionare le forze terrestri e navali intorno ai confini del territorio di Kaliningrad, avvertendo Mosca che la continuazione del suo sforzo per togliere luce, calore e risorse vitali agli ucraini provocherà un effetto simile sulla popolazione dell’exclave.
Così, la Russia e l’Occidente si troveranno presto dentro una vera e propria crisi di tipo militare. Mosca ribadisce i suoi ammonimenti che risponderà al blocco di Kaliningrad con tutto il suo arsenale, comprese le armi nucleari. A loro volta gli USA e la NATO sfideranno la Russia a lanciare per prima contro le forze occidentali che minacciano l’accesso a Kaliningrad attraverso la Lituania e il Mar Baltico.
L’Europa non vuole trattare davvero
Un tale scenario non è affatto inevitabile, ma sfortunatamente sta diventando non solo immaginabile, ma pure probabile, perché i colloqui di pace promossi dagli USA sono in stallo e Mosca si sta convincendo che, almeno per il momento, all’amministrazione Trump manchi la capacità – e all’Europa la volontà – di elaborare un’intesa che sia davvero rivolta verso le sue preoccupazioni essenziali. Che cosa potrebbe fare la squadra di Trump per ridurre le chance di tali pericolosi sviluppi? L’approccio più efficace sarebbe anche il meno probabile, considerate le circostanze: allargare l’oggetto dei negoziati per ricomprendervi le istanze di sicurezza dell’Europa al di là dell’Ucraina.
In questi colloqui si parlerebbe di nuovi meccanismi per gestire le crisi e per diminuire i rischi, di misure per aumentare la fiducia e la sicurezza, e di controllo sugli armamenti convenzionali e nucleari. La prospettiva di nuovi accordi su temi importanti per la sicurezza della Russia darebbe a Putin uno stimolo significativo ad ammorbidire le sue richieste riguardo a Kiev. Eppure gli americani finora non hanno seguito tale corso e i leader europei lo hanno proprio escluso.
Due passi di Trump
In assenza di colloqui formali, Trump potrebbe fare due passi che limiterebbero i rischi di crisi future. Il primo è il riconoscimento che la strategia di “escalation per una de-escalation”, che l’Occidente ha applicato in vari modi fin dall’inizio del conflitto, ha effettivamente portato Mosca a fare una contro-escalation invece che delle concessioni. Mosca ribadisce che la sua campagna di attacchi aerei sempre più violenta è una risposta a quella ucraina dei droni contro obiettivi energetici e commerciali in Russia e ha quindi appesantito le sue richieste ai negoziati mentre gli attacchi ucraini stanno andando avanti.
Dal momento che Kiev non ha raggiunto i suoi obiettivi (si veda lo scarso impatto della “campagna dei 40 giorni” sulle decisioni del Cremlino), ma ha dato a Putin una giustificazione per intensificare gli attacchi aerei, ha ben poco senso che gli USA continuino a permettere agli ucraini di lanciare colpi a lungo raggio grazie all’intelligence statunitense.
Aprire un dialogo informale
Il secondo sarebbe di aprire un canale privato con Mosca, cioè un dialogo informale fra un inviato americano di fiducia e uno russo al fine di determinare quali siano le rispettive linee rosse e di discutere in anticipo come evitare o gestire i tipi di crisi che potrebbero emergere fra Washington e Mosca nei mesi e negli anni a venire. Dal canto loro, gli attuali inviati della Casa Bianca Witkoff e Kushner ricevono enorme attenzione mediatica ogni volta che incontrano Putin oppure il loro omologo russo Dmitriev, dunque ormai non possono ricoprire un ruolo di mediazione più discreto. La copertura avuta dalla recente visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe evidenzia quanto sia difficile per i funzionari americani di alto livello condurre trattative riservate.
Trump comunque dovrebbe poter contare su esperti statunitensi esperti, ma di basso profilo che siano ideali per questo ruolo. Prima o poi Washington e Mosca dovranno discutere quelle istanza, indipendentemente dal fatto che il conflitto ucraino termini grazie ai negoziati o si estenda ancora a causa di un’escalation. E il momento di avviare tali discussioni è già oggi.

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