Tre segnali della fragilità degli USA e dell’abbandono di Europa e NATO
Washington sta abbandonando l’Europa e la NATO in senso figurato e pure materiale, perché sta ritirando o spostando le sue forze dal Vecchio Continente. Uno dei motivi di questo cambiamento è la fragilità che oggi caratterizza gli USA, come dimostrano tre eventi significativi accaduti di recente. Questa la teoria di Harlan Ullman, ex alto ufficiale della Marina, rinomato saggista e soprattutto ideatore della dottrina militare del cosiddetto “dominio rapido” o “shock and awe” (colpisci e terrorizza).
Navi militari come metafore
Le navi militari sono spesso metafore di grandi eventi, come la USS Forrest Sherman (DD931), uno dei primi cacciatorpedinieri realizzati dopo la Seconda Guerra mondiale. Il suo armamento principale consiste di tre cannoni a tiro rapido, uno montato sulla prua e due a poppa, che guardano verso ciò che si trova dietro il vascello. Per questo, i cinici dicono che la Sherman è stata la prima nave costruita appositamente per scappare. La settimana scorsa si sono verificati tre eventi che hanno rafforzato tale metafora dell’America. Il primo è stato quello di dodici bombardieri B-1 che di fronte alla possibilità di un attacco iraniano sono stati velocemente spostati dalla base inglese di Fairford verso una località ritenuta più sicura.
Dopo l’operazione “Ragnatela” che gli ucraini effettuarono coi droni contro importanti basi russe, riuscendo a distruggere alcuni bombardieri strategici, la preoccupazione è che l’Iran possa replicare questo genere di attacco. I droni quadrirotori potrebbero infatti essere usati come mezzi di annientamento. Ma allora cosa fare con le altre basi che ospitano le forze americane? I caccia F-15 Strike Eagles sono situati in Inghilterra, a Lakenheath. I cacciatorpedinieri della U.S. Navy sono invece in Spagna, a Rota, mentre l’esercito e altre unità dell’aviazione sono sparsi su tutto il continente. Nel prendere tali contromisure di difesa da possibili attacchi, gli americani hanno sparpagliato le loro forze in vari posti dando così una vasta scelta di obiettivi all’Iran o a dei gruppi terroristici. In determinate circostanze persino le forze dislocate sul territorio nazionale possono diventare dei bersagli, come accadde l’11 settembre 2001. Non sono un pericolo da esagerare e nemmeno da ignorare.
Fatti significativi
Il secondo fatto che mette in risalto la vulnerabilità degli USA è il rapporto del Servizio di Ricerca del Congresso uscito la settimana scorsa, che racconta della sorprendente perdita di 81 velivoli dell’aviazione militare nell’operazione Epic Fury. Sono stati persi dodici F-15 Strike Eagles, un F-35, sette KC-135 Stratotanker, un E-3 Sentry AWACS e altri cinquanta fra droni e velivoli senza pilota. Il costo totale delle perdite si aggira sui 3,3 miliardi di dollari, senza contare i 38 miliardi delle munizioni e delle armi usate finora nell’operazione. La guerra non costa poco.
Il terzo evento sono invece gli attacchi degli huthi contro l’aeroporto Re Khalid di Riad in Arabia Saudita, che è stato temporaneamente chiuso. L’aeroporto per i voli interni è stato colpito due volte in due giorni. Dodici persone sono morte e 300 sono rimaste ferite. Prima degli ultimi colpi, Trump aveva valutato di coinvolgere gli USA nella lotta agli huthi. Questi tre eventi mostrano quanto siano esposte agli attacchi da grande distanza le basi e le infrastrutture, come insegna l’attacco a sorpresa degli ucraini con l’operazione Ragnatela.
Europei, spendete di più! Altrimenti…
Poi c’è da dire che Teheran ha intensificato gli attacchi contro gli impianti energetici del Golfo Persico in spregio alla minaccia di Trump di colpire l’Iran dopo le elezioni. In un senso strategico più ampio, gli USA sembrano fuggire via dall’Europa e dalla NATO. L’amministrazione repubblicana ha chiesto ai membri europei dell’Alleanza di prendersi un impegno maggiore di spese per la difesa. Certo, richieste simili sono arrivate da tutti i presidenti in carica da quando la NATO esiste, ma nessuno di loro ha minacciato o persino tolto forze americane dal territorio europeo per costringere gli alleati a contribuire di più.
A novembre il sottosegretario americano alla Difesa Elbridge Colby sarà in Polonia per un vertice sul futuro della NATO, al quale sembra che Regno Unito, Francia e Paesi baltici non siano stati invitati. Il Pentagono sta rivedendo la postura degli USA in Europa. Oltre al 20% di tagli proposto per gli incarichi di ammiragli e generali, il Comando europeo potrebbe essere abbassato da 4 a 3 stelle? O passare a un generale non americano per la prima volta nella storia del Patto Atlantico?
Se Washington abdica
A livello strategico, una cosa del genere sarebbe una catastrofe per la NATO, perché rappresenterebbe l’abdicazione della leadership da parte degli USA, senza che un altro Paese possa prendere il loro posto. Anzi, sarebbe qualcosa di peggio, perché taglierebbe il collegamento col deterrente nucleare statunitense, essendo il comandante alleato supremo in Europa non più un elemento della catena di comando americana. Ciò darebbe al presidente russo Putin l’opportunità di allargare le sue “iniziative attive” tese a disgregare e separare la NATO. E l’Ucraina potrebbe soccombere a un’altra aggressione russa. Dentro l’amministrazione Trump, vi c’è qualcuno che esorti a una politica più bilanciata verso l’Europa? O che discuta il corso a senso unico che vuole rendere la Cina l’unico nemico ignorando la Russia? Se costui esiste, queste esortazioni stanno aspettando troppo tempo per uscire, mentre le fondamenta della sicurezza degli USA degli ultimi 75 anni potrebbero finire nel cestino della storia.

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