Rapporto Trump-Zelensky, la corda sta per rompersi
Il rapporto fra Zelensky e Washington si è logorato quasi del tutto, dopo aver avuto diversi alti e bassi. Biden lo abbracciava come nonno e nipote, dandogli una lauta paghetta sotto forma di enorme assistenza militare e finanziaria. Però non condivideva la sua retorica sulla “vittoria totale”. Trump gli ha stretto la mano e subito dopo lo ha pubblicamente sgridato, per poi calmarsi e ignorarlo, smettendo infine di aiutarlo direttamente. E oggi è tornato a descriverlo in termini sprezzanti.
Trump come Plissken
Fate un nuovo presidente… Parlando di fronte alla Casa Bianca, prima di recarsi a un evento della campagna per le elezioni di metà mandato, Trump ha quasi citato alla lettera una frase del film “1997: Fuga da New York”. In effetti, il mondo di oggi ha qualche somiglianza con quello distopico del cinema di fantascienza e il presidente americano è comparso diverse volte sul grande e sul piccolo schermo. Oggi con le sue dichiarazioni ha messo in croce Zelensky sotto tanti aspetti. È ora che gli ucraini scelgano un presidente nuovo, perché quello attuale non è stato in grado in tutto questo tempo di fermare le ostilità. Non ha saputo arrivare alla pace con Mosca e nemmeno siglare un qualche genere di intesa.
Ha avuto tante opportunità, ma “per qualche motivo” ha sempre rifiutato ed è andato avanti coi combattimenti, perdendo il 30% del territorio nazionale e milioni di vite umane. Secondo Trump, nel 2022 il conflitto non sarebbe scoppiato se fosse stato lui il presidente. Non vi era alcuna ragione per cui la guerra fra Ucraina e Russia dovesse iniziare, ha detto, aggiungendo che la colpa di chi lo ha preceduto alla Casa Bianca è stata “l’incompetenza”. Incompetente anche Zelensky, dice, che oggi vuole creare problemi al mondo. Vuole creare problemi ai nostri agricoltori e ai nostri allevatori con il diesel , riferendosi agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Dunque, che faccia quello che ritiene opportuno sul campo di battaglia, concede Trump, ma che “non colpisca le raffinerie”.
La risposta di Zelensky
Per rigettare l’ipotesi di sostituirlo come presidente, Zelensky avrebbe potuto replicare proprio come nel film: Siamo ancora in guerra! E di solito è proprio questa la risposta dei vertici ucraini a chi chiede di indire finalmente le elezioni, essendo il mandato di Zelensky scaduto da più di 2 anni. Invece ha preferito usare l’ironia dicendo sui social che la Russia ha lanciato cinque bombe plananti su edifici residenziali per ringraziare gli USA del recente accordo sul diesel. Potendo nuovamente esportare carburante all’ovest, Mosca reinvestirà i profitti miliardari per aumentare e perfezionare la produzione bellica, dunque per continuare la guerra, denuncia Zelensky.
Quest’ultimo non intende cedere alle richieste americane di intavolare una trattativa finale col Cremlino facendo delle concessioni. Tuttavia, i suoi commenti ironici alle affermazioni sprezzanti di Trump non aiutano a ricomporre la situazione. Anzi, può solo scaturirne una litigata scomposta, come nel famoso vertice del 2025 alla Casa Bianca. E infatti Bloomberg titola: Zelensky rischia la rottura con Trump mentre Kiev resiste alle pressioni USA.
La tregua delle raffinerie
Trump sta spingendo con la sua “particolare” diplomazia per rallentare almeno il ritmo delle ostilità. Come suo solito, gioca d’anticipo con annunci clamorosi, che spesso vengono smentiti dai fatti. Ma riesce sempre a lasciare il segno e a mettere in difficoltà chi non gradisce, come nel caso di Zelensky, che ora dipinge come il responsabile delle tregue mancate. Qualche giorno fa il presidente americano ha parlato di un cessate-il-fuoco che riguarda gli impianti petroliferi. Una “tregua energetica” che impedisca di distruggere le raffinerie e sostanzialmente lasci che la Russia possa produrre ed esportare il carburante che interessa oggi agli USA.
Trump si aspettava che Zelensky facesse la sua parte nel fermare temporaneamente i colpi e a sua volta godere presto di uno stop agli attacchi russi contro le infrastrutture elettriche. In vista dell’inverno è questo l’aspetto che preoccupa maggiormente Kiev. Ma Zelensky non ha creduto nell’idea di Trump e anzi ha accusato Mosca di non rispettare alcuna tregua. Dal canto suo, il Cremlino sottolinea di non voler un semplice stop delle ostilità, ma di puntare a una pace a lungo termine.
L’accordo sul diesel
Ma adesso Trump si rimesso a spingere per la pace. E quando insiste per qualcosa significa che vuole averlo, con le buone o con le meno buone. La settimana scorsa, mentre si svolgevano a Miami dei colloqui con la delegazione ucraina, la coppia di inviati speciali Witkoff & Kushner avrebbe minacciato la controparte di interrompere la condivisione dell’intelligence americana qualora Zelensky continui a ignorare le richieste della Casa Bianca. Washington ha negato, ma poi ci ha pensato pubblicamente Trump a infierire verbalmente sul presidente ucraino. Ha inoltre detto che Putin desidera fortemente una conciliazione del conflitto.
In quest’ottica si inserisce l’accordo per la fornitura di migliaia e poi di milioni di tonnellate di gasolio russo nel corso dei prossimi mesi. Esatto, gli Stati Uniti importeranno il diesel di Mosca, a dispetto dei tanto celebrati pacchetti sanzionatori della UE (e degli stessi USA). Qualcuno la legge come un cinico modo per abbassare i prezzi al consumatore americano in vista delle elezioni di midterm, ma questa spregiudicatezza ha lasciato sgomenti gli alleati europei.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

